1) Non partecipare alla guerra in modo diretto o indiretto;
2) Non detenere armi di nesssun tipo;
3) Astenersi dal dare appoggio alle parti in conflitto;
4) Non chiedere aiuto a persone armate per risolvere problemi personali o familiari;
5) Non manipolare ne dare informazioni a nessuna delle parti in lotta;
6) Impegnarsi a partecipare ai lavori comunitari ed a non accettare ingiustizia e impunità rispetto a quello che succede

Sono questi gli impegni che si trovano scritti su un cartello all'ingresso della “comunità di pace” di San Josesito de la Dignidad. Quando li leggiamo abbiamo subito l'impressione di trovarci di fronte ad una esperienza particolare.
Ci troviamo nella zona nord ovest della Colombia, nel dipartimento di Antioquia, regione di Urabà, municipio di Apartadò.

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 Colombia, COMUNIDAD DE PAZ, en San José de Apartadó, Region de Uraba, Departamento de Antioquia.

Objetivo de la Visita:

1.- Conocer la Situación actual de los campesinos del lugar que habitan en las Zonas Humanitarias, precisamente en la Comunidad de Paz en San Josesito, San Jose de Apartadó.

2.- Constatar en Terreno la dimensión y niveles de vulneración en víctimas (Pueblo indígena y campesino) como consecuencia del conflicto armado, responsabilidades de los actores armados (guerrilla, Militares y paramilitares) y formas de organización y relaciones al interior de la Comunidad de Paz, en contexto de resistencia noviolenta. Este viaje inicial de tipo exploratorio lo llevamos adelante, primero viviendo y compartiendo 4 o 5 dias en la comunidad de Paz. Recogiendo testimonios de personas víctimas directas de la guerra; niños, jóvenes, mujeres viudas, líderes, etc…Encuentros con líder y representante legal de la Comunidad. Encuentro con el Consejo de la Comunidad de Paz. Confronto constante y de retroalimentación con Ong For-Colombia presente en el lugar.

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 COMUNICATO STAMPA
4 gennaio 2008

Volontari dell’Operazione Colomba in visita alle comunità di pace in Colombia 

Tre volontari dell'Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Benzi, sono da oggi in visita alla Comunità di Pace di San Josè de Apartadò, in Colombia.
Antonio De Filippis e Livio Dengo, italiani, e Alejandro Duransegura, Cileno, sono andati per portare una testimonianza concreta di solidarietà, per riscontrare sul campo la realtà della situazione e conoscere le necessità e le attività che svolgono le comunità indigene di pace che si sono formate nella regione di Urabà, dipartimento di Antioquia in Colombia.
Questo territorio, teatro di scontri tra esercito, paramilitari e guerriglie ormai da diversi decenni, è balzato in questi giorni all’attenzione dell’opinione pubblica italiana per il tentativo del Presidente venezuelano Hugo Chavez di instaurare una mediazione tra le parti anche per la liberazione di alcuni ostaggi nelle mani della guerriglia, in primis l’ex candidata alle presidenziali Ingrid Betancourt.

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COMUNICATO STAMPA 20/3/24

Ieri mattina in Colombia sono stati uccisi una donna ed un ragazzo appartenenti alla Comunità di Pace di San José de Apartadó. Le vittime sono Nayeli Sepulveda, 30 anni ed Edison David, 15 anni, rispettivamente moglie e fratello di uno dei leader della Comunità di Pace. Il duplice omicidio è stato compiuto con colpi d'arma da fuoco la mattina del 19 marzo 2024 presso il villaggio La Esperanza, nel Dipartimento di Antioquia.

«Nelle ultime due settimane noi di Operazione Colomba eravamo presenti in qualità di osservatori internazionali nel villaggio La Esperanza proprio a causa degli ultimi attacchi ricevuti. Io ero ripartita da quel villaggio il giorno prima del massacro» spiega Monica Puto, operatrice di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace della Comunità di don Benzi.

«La Comunità di Pace aveva subito di recente diversi attacchi: – continua Puto – invasioni di terreno nella proprietà privata Las Delicias, all'interno del villaggio, danni materiali a beni di sua proprietà, minacce, calunnie per screditare la resistenza pacifica che portano avanti da 27 anni per proteggere la loro terra da grandi progetti estrattivi. Il Municipio di Apartadò, gli enti locali e il governo nazionale erano a conoscenza di quanto stesse accadendo prima del massacro».

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