SITUAZIONE ATTUALE
Purtroppo questo mese le notizie di tragedie relative non solo al fenomeno delle vendette, ma anche a determinate situazioni a noi particolarmente vicine, hanno riempito le nostre giornate, i nostri pensieri e le nostre emozioni. In TV e sui giornali le notizie relative all’eventuale revoca delle immunità per diverse cariche istituzionali (in discussione nelle aule parlamentari) non sono riuscite a imprimersi nella memoria.
Ha poco valore sentire ore e ore di discussioni parlamentari, quando la prima notizia è quella della morte di una ragazza di 14 anni uccisa dal padre, poi suicidatosi.
Così, il mese di Agosto è iniziato con la morte di una ragazza a noi vicinissima, una perla rara in una famiglia già vittima di molteplici problemi. Lei, prima vittima delle ingiustizie più feroci, la cui memoria del coraggio e della forza rimarrà per sempre incancellabile dai nostri ricordi. Per questo motivo, abbiamo creduto opportuno concentrarci sulla rielaborazione delle emozioni nella ricerca di una positività interiore che ci permetta di portare avanti questo progetto con sempre più forza e coraggio.
CONDIVISIONE E LAVORO
L’evento, per la dinamica, per la nostra vicinanza alla famiglia e per l’infamia con la quale parte della famiglia ha insabbiato la verità, ci ha molto colpiti. Conoscevamo bene la famiglia e Marjana che aveva partecipato a numerose attività promosse da noi. Il suo spirito libero e creativo si era espresso molto bene nel percorso teatrale che aveva visto la sua conclusione con lo spettacolo dello scorso marzo. (Foto)
Questa tragedia ci ha chiamato a fermarci per qualche giorno. Ci siamo incontrati diverse volte per condividere i punti di vista ed i vissuti personali, per far sì che questa tragedia possa essere rielaborata in maniera positiva, rafforzando nel gruppo l’impegno a sfidare ogni giorno la violenza di chi uccide.
Il 9 Agosto si è finalmente palesata, per una parte del gruppo, l’opportunità di partire per le montagne di Tropoja dove siamo riusciti a concretizzare il campo di animazione che da molti mesi stavamo preparando. Dopo aver ottenuto il fondamentale supporto logistico della parrocchia di Dushaj-Fierza (don Antonio, suor Cristiana e suor Lia), abbiamo creato due equipe di lavoro miste per lavorare su tre luoghi diversi.
L’equipe completa era composta da Carmen, Mattia e Matteo di “Progetto Colomba” (associazione nata più di 10 anni fa a Rovereto-TN, "specializzata" nell'animazione con esperienze in Croazia, Bosnia, Kossovo ed ora, per la prima volta, anche in Albania) e Visar, Buba, Arbe, Adea dell’associazione “Nisma per Paqe dhe Unitet” (Pagina facebook, Sito internet) associazione kossovara nata da alcuni volontari dei nostri gruppi studio (Vedi articolo su nascita) che si dedica all'animazione giovanile e al lavoro per la Pace).
L'interazione fra animatori kosovari e italiani era già stata rodata in Kossovo dove entrambe le associazioni avevano collaborato alla realizzazione di campi di animazione. L’incognita del posto nuovo e le difficoltà che ci erano state segnalate in precedenza non hanno impedito, tuttavia, di gettare delle ottime basi per la continuazione e l’ampliamento della presenza di Operazione Colomba nell’area di Tropoja (Foto).
Il gruppo di Operazione Colomba ha affiancato i volontari trentini e kosovari in tutte le attività che si sono svolte nelle tre zone distinte.
La Zona B, dove facciamo base solitamente, è una zona piuttosto povera; l’organizzazione di una partita di calcetto e di una gita al fiume con i bambini ed i ragazzi (circa venticinque) ha sciolto ulteriormente il ghiaccio con gli abitanti e ci ha permesso di entrare in contatto con molte più persone per farci conoscere e spiegare quello che facciamo.
Çernica è un piccolo villaggio cattolico sui monti, creato dal nulla dalla chimera che dagli anziani è ancora ricordata con il nome di “Enver Tito” (dal nome dell'allora Presidente albanese Hoxha e da quello dell’allora Jugoslavia Josip Broz).
Nella zona di frontiera dei due paesi, dopo aver fatto lo scalpo ad una vetta collinare, i due presidenti decisero di portare numerose famiglie delle montagne che crearono così una cooperativa agricola, anche piuttosto grande, che lavorava in favore dei tanti lavoratori albanesi e cinesi che hanno costruito lì la diga. Qui ci siamo impegnati nell’attività di animazione con i giovani ed i più piccoli e, nonostante il loro elevato numero (circa 40), speriamo di essere riusciti a lasciare qualche momento di felicità e spensieratezza.
A Raja, nel villaggio dove i volontari italiani e kossovari hanno alloggiato, presso la canonica, è spontaneamente nato un lavoro con le donne che hanno visto nella nostra presenza la possibilità di incontrarsi e confrontarsi. E’ così che insieme a donne, madri di famiglia e ragazze poco più che sedicenni, abbiamo organizzato un piccolo corso di cucina albanese e italiana e un corso di inglese molto semplice finalizzato a imparare “Imagine” di John Lennon da cantare insieme durante la messa domenicale. Durante le ore trascorse insieme, le donne tra loro hanno avuto la possibilità di conoscersi e così su loro proposta hanno deciso di continuare ad incontrarsi. Ci siamo salutati dandoci appuntamento al prossimo mese quando torneremo ad aprire la presenza in Zona B.
Il risultato complessivo del campo a Tropoja è stato veramente incoraggiante e già fra di noi si parla di progetti per l'estate prossima.
Mentre un gruppo di volontari era impegnato nelle attività del campo estivo a Tropoja, un’altra equipe di volontari si occupava di mantenere aperto il progetto a Scutari in modo da garantire la doppia presenza.
Particolarmente positivo è stato il contributo offerto da un gruppo di clown che hanno portato il loro spettacolo all’interno delle strutture della Comunità Papa Giovanni XXIII. In questo modo abbiamo potuto permettere la partecipazione allo spettacolo di circa una ventina di bambini appartenenti a famiglie in vendetta.
Purtroppo, quando il gruppo si è nuovamente riunito a Scutari, abbiamo dovuto registrare l'ennesimo omicidio per vendette di quest'estate insanguinata (23 agosto). Gijn G. è stato ucciso, nel piccolo villaggio di Bardhaj, per “vendetta di sangue”. Quattro anni fa Pllumbë, cugino di Gijn, uccise un altro ragazzo del quartiere in seguito ad una rissa. Da quel momento, il ventenne Gijn viveva insieme alla sua famiglia in stato di auto-reclusione. In un momento in cui i due fratelli rientravano a casa per cena dai vicini campi coltivati, sono stati colpiti in un agguato. Gijn ha avuto la peggio e Xhevalier è rimasto gravemente ferito.
Anche in questo caso ci siamo sentiti di stare accanto alla famiglia, condividendo con loro il lutto e la preoccupazione per le condizioni del fratello Xhevalier (Comunicato Stampa).
Anche questa morte ci ha molto colpito, sia perché è l’ennesima negli ultimi mesi (più di dieci), sia perché, nonostante l’attenzione dei media sia più alta rispetto al passato, questo fenomeno non è ancora in cima all’agenda del Governo che continua ad ignorare le famiglie impaurite ed in difficoltà, nonché il lavoro della società civile contro le vendette.
Anche ad Agosto siamo scesi in piazza contro le vendette, questa volta utilizzando lo strumento del teatro ed inscenando una piccola pièce in cui veniva rappresentata la gjakmarrja in grado di colpire indifferentemente uomini, donne e bambini. Solo l’interposizione delle persone ‘armate’ di parole quali giustizia, perdono, nonviolenza e diritti umani riuscivano a sconfiggere e a seppellire definitivamente questo fenomeno.
Sono continuati intanto anche i contatti con le altre associazioni per poter scendere in piazza, nei mesi prossimi, in maniera più massiccia.
VOLONTARI
Agosto è stato un mese ricco di volontari, Anna B. di Bologna ci ha raggiunto a fine luglio ed è stata con noi tutto il mese; Giulia A. di Imola, anche lei arrivata a luglio è partita a metà agosto; mentre Valentina B. è venuta a darci una mano per venti giorni, ormai al terzo viaggio è un habitué di Casa Colomba, è stata un supporto preziosissimo a Scutari mentre un gruppo di volontari svolgeva le attività di Tropoja.
Il grande e gradito ritorno ad Agosto è quello di Laura C. che, dopo essersi laureata, è tornata in Albania per affiancare Giulia e Marcello come volontaria di lungo periodo.
Un grazie a tutti i volontari venuti dal Kosovo e in particolare a Sokol che è stato fondamentale per la realizzazione del campo a Tropoja. Ringraziamo inoltre Matteo, Mattia e Carmen di Progetto Colomba per averci sostenuti ed aver messo la loro esperienza al servizio del nostro progetto.
A metà agosto ci ha raggiunti anche Agnese che starà con noi fino a fine settembre e anche Fabrizio è venuto a darci una mano per dieci giorni.
Alla fine di questo mese duro e pieno di lacrime, ma anche di sorrisi e continue conferme, sentiamo ancora più forte il desiderio di ricordare il fondamentale apporto dei volontari di lungo periodo Marcello e Giulia che di nuovo con l’aiuto di Laura sono i veri tessitori del cammino di dialogo e pace in Albania insieme agli indispensabili Caschi Bianchi Angelo V., Valentina R., e Patrizia B.



