L'uomo e il ragazzo

Albania

Guardati, sei un uomo sulla quarantina, marito e padre di famiglia. Io invece sono appena più che ventenne, il figlio più piccolo di una piccola famiglia.
Come va il lavoro? Fai lavori saltuari, cerchi a stento di mantenere la tua famiglia e non hai i soldi per comprarti le sigarette. Certo, neanche io ho un lavoro fisso, ma il pane non mi manca. E nemmeno le sigarette. Aspetta, te ne lascio un po', vuoi?

Ho l'impressione che tu abbia bevuto un po' oggi. Per te quel bicchiere ogni tanto è un modo per tenere a bada i pensieri che rendono la tua vita un macigno.
No, ti prego, non offrirmi della grappa, che con lo stomaco debole che mi ritrovo sono costretto a buttare giù sorsetti di grappa con lo spirito di un condannato alla sbarra. Ok, bevo e basta. Gezuar!
Quanto abbiamo in comune noi due? Niente, zero.
Anche perché se ci scattassero una foto, ora che siamo seduti nel salotto di casa tua, sarebbe chiaro.
Tu sei quello che ha un problema di vendetta. Tu l'uomo che ancora piange la morte ingiusta di sua figlia.
Mentre io sono il giovane volontario che sta lì per parlare di perdono, di riconciliazione, di tutte quelle "sante parole" che tu fingi di ascoltare per dovere di ospitalità, ma che in fondo faresti volentieri a meno di ascoltare.

E' un gioco di ruolo che ci fa apparire così diversi. Un'istantanea che si limita a catturare l'evidente differenza tra le tue pesanti rughe attorno agli occhi e la mia giovane faccetta da ventitreenne.
Ma scavami dentro e ti dimostrerò che siamo fatti allo stesso modo.
Abbiamo in comune più di quanto una macchina fotografica non sappia catturare.

Sei capace di covare rabbia? Credi che io ne sia immune? Affatto, sapessi quanta rabbia sono capace di covare anche io.
E poi lo senti il peso di quell'onore ferito? Il peso dell'ingiustizia, di questo concetto così astratto quanto crudele. Che se almeno rimanesse astratto non strazierebbe i corpi indifesi. E invece strazia e brucia dentro. Lo so, fa male. Quando sguazzi fino ad affogare nella tristezza di una vita ingrata e poi non riesci a godere di quanto ancora la vita può offrirti. Solo tu conosci il tuo dolore, ma anche a me capita di rimanere schiavo della tristezza. E per molto, molto meno di ciò che vivi tu.

Adesso quanto abbiamo in comune noi due? Un sacco di cose. E quella macchinetta fotografica difficilmente potrebbe catturarle. Siamo un sacco simili perché siamo un sacco umani.
Sai qual è  il sogno di Operazione Colomba qui in Albania? Si che lo sai. E' fermare il fenomeno delle vendette di sangue. Folle, no? Presuntuoso, forse. Se fossi dall'altra parte lo penserei pure io. Chi crede di essere questa Operazione Colomba... E chi mi credo di essere io che in questo momento mi permetto di sognare al posto tuo? Sai cosa sogno? Di vederti un giorno sereno, libero dalla schiavitù del dolore che ti porti dentro. Già ti vedo. Un uomo sulla quarantina, marito e padre di famiglia con una storia di sofferenza pesante come un macigno che decide di essere più forte del dolore che a lungo si è portato dentro.
Io ci scommetto sulla tua vittoria sulla schiavitù della tristezza.
Perché? Cosa ci guadagno? Te l'ho già detto. Abbiamo una cosa enorme in comune. L'umanità. Se smetto di credere in te, posso smettere di credere anche in me. E in qualsiasi altro uomo.