Albania
Digiuno e silenzio in Albania, in un progetto della Colomba. Perché ha senso fermarsi e digiunare in questo contesto?
Non dovremmo forse preoccuparci di essere più efficienti, di lottare per i risultati, di fare “goal”, di portare a casa dei numeri?
Ha senso fermarsi perché questi risultati non arriveranno se manca in noi la “forza morale”.
Abbiamo scelto di fermarci per un giorno per purificarci e trovare dentro di noi questa forza che ci fa vivere la nonviolenza.
In questo progetto, come negli altri luoghi in cui opera Operazione Colomba, siamo continuamente a contatto con la violenza, con il male e con l'ingiustizia.
Abbiamo bisogno di una fonte fresca e sempre nuova che ci permetta di non assorbire come delle spugne quello che viene da fuori e ci permetta di portare la novità della speranza e del perdono.
Come possiamo mantenere alti i nostri obiettivi e le nostre speranze e non lasciare che il contesto ci porti ad accontentarci o ad abbassare il tiro?
Come possiamo continuare a sognare con fiducia la giustizia e la pace, quando i nostri piedi e le nostre mani sono a contatto con il sangue dei giovani albanesi uccisi e con il pallore dei loro fratelli rinchiusi?
Se per vincere una partita abbiamo bisogno di allenamento fisico, per vincere il male abbiamo bisogno di allenamento spirituale. Noi abbiamo provato ad allenarci così.
Un giorno di digiuno per noi ha significato provare a togliere tutto quello che non è “forza morale” e non è nonviolenza.
Togliere il nostro EGO, togliere la nostra cultura occidentale, i nostri bisogni di conferma e di successo.
Per un giorno abbiamo messo al centro della giornata il nostro desiderio di nonviolenza e non i nostri bisogni.
Oltre al giorno di digiuno quotidianamente qui ognuno cerca personalmente il proprio spazio per nutrire e ascoltare quella parte della coscienza dove parla Dio o dove parla il nostro desiderio di Nonviolenza, perché ci sembra proprio che l'unico modo per portare la Nonviolenza sia averla dentro e viverla in prima persona.
A.




