Albania
“Ma nessuno potrà mai fermare la convinzione che la giustizia no… non è solo illusione”
Mi tornano in mente questi versi di Fabrizio Moro mentre facciamo le condoglianze a una mamma di Tropoja a cui è stato appena ucciso un figlio per una questione di proprietà di terre. Gli occhi della signora sono come terra arida, secca; una bandiera bianca che sventola dopo una sanguinosa battaglia.
Gli altri figli di questa donna hanno sguardi duri ma aperti, sembrano un po’ disorientati e pare che davanti alla rabbia che inevitabilmente segue l’omicidio di un loro familiare non sappiano più distinguere il bene dal male.
Sul divano scorgo il libro del Kanun di Lek Dukagjini tradotto in italiano. Forse credono di ritrovare l’orientamento ripristinando le vecchie tradizioni ancora troppo vive. Non sto neanche tanto a chiedermelo che risposte vogliono trovare nel Kanun. Lo so benissimo: come si regola la vendetta, l’unica garanzia di giustizia.
Ma giustizia per chi? Per l’assassino? Per la famiglia dell’ucciso? Per la società?
“La giustizia non è solo un’illusione” ma non può essere nemmeno relativa o soggettiva.
Lo Stato deve garantire l’applicazione delle leggi da parte degli organi giudiziari e la certezza della pena per chi ha commesso un crimine. Solo così la gente accetterà, osserverà e avrà fiducia nell’autorità giudiziaria statale ed eviterà di basarsi sulla giustizia “fai da te”. Ciò implica rompere alcuni codici morali tradizionali, significa oltrepassare quei valori che tengono ingabbiati, come l’onore e la ritorsione. Non mi piace usare l’espressione “cambiare la mentalità” perché è riduttivo e scorretto. Preferisco il termine “apertura” in quanto basterebbe una maggior fiducia nelle istituzioni politiche e nel proprio futuro perché si eliminino quegli aspetti culturali di vendetta e violenza.
La più alta forma di giustizia che è dovuta a noi stessi e a chi ci ha ferito è il perdono. Solo il perdono può ridare dignità e speranza per il futuro sia di chi perdona che di chi deve essere perdonato.
L’unica forma di giustizia che io posso offrire a chi vuole vendicarsi o aspetta il regolamento di conti è la condivisione: mi metto al loro fianco con tutti i miei limiti che in un qualche modo rendono prigioniera anche me, con le mie resistenze, pregiudizi, aggressività e rancori. Cammino con loro in questo percorso di perdono e recupero della speranza.
Non sia dato per carità ciò che è dovuto per giustizia è un richiamo al sentirci responsabili e attivi in prima persona a essere giustizia, lo dobbiamo prima di tutto a noi stessi.
Laura




