Dolci come miele, pungenti come api

Albania

Quando parlo con Ilir non mi sento scrutata come fa tutta la gente di Tropoja. Mi sento invitata a guardarlo più da vicino, in profondità. Mi sento accolta nel suo mondo anche se non ne faccio parte. Ilir è un mediatore con una fede indiscussa nel Kanun. Secondo i documenti che ci mostra, nella sua vita ha riconciliato un centinaio di famiglie, tra cui la sua.

È un uomo che ha vissuto sulla propria pelle il perdono e la riconciliazione nei confronti dell'assassino di suo padre.
Non mi rendo bene conto del privilegio che mi viene concesso: è un onore conoscerlo e averlo incontrato lungo il mio cammino. Davanti ai suoi occhi mi sento meno "donna" e più persona. Qua sulle montagne le donne non hanno molti diritti ma moltissimi doveri (tra cui quello di tacere ed evitare qualsiasi argomento non riguardi le faccende domestiche). Così quando Ilir mi ascolta in rispettoso silenzio misto a curiosità e provocazione mi sento una importante.

Ci consiglia, ci sgrida, ci guida, ci ammonisce, ci sfida. Noi della Colomba non siamo bajraktar per tanti motivi: siamo giovani e inesperti, non abbiamo vissuto sulla nostra pelle l'esperienza della riconciliazione, in quanto italiani siamo lontani dalla cultura albanese, non siamo portatori della legge del Kanun.

Nel caso le famiglie ce lo chiedano proviamo a fare da ponte tra le parti in conflitto, cerchiamo, come possiamo, di condividere il dolore delle persone e cercare di superarlo con loro.  cerchiamo di portare pace e di non lasciare solo chi sta subendo un'ingiustizia.

Chissà se il seme che spargiamo prima o poi darà frutto. Noi comunque seminiamo. Ilir sembra un po' intimorito da noi e dal rapporto che costruiamo con le famiglie, forse ha paura di perdere il suo lavoro. Ma noi non vogliamo essere la sua concorrenza.

Ci consiglia di ESSERE MIELE… cosa vorrà dire… forse è ciò che noi chiamiamo DARE SPERANZA, non permettere alle persone di sentirsi sole e isolate nel loro dolore, confortarle. Offrire loro un'opportunità per rendere più dolce il loro vivere, non tollerare che si sentano perse e disperate ma dare loro la consapevolezza che la sofferenza è superabile, si può trasformare in qualcosa di buono.

Credo sia l'augurio più costruttivo: essere miele.
Pero', senza aver la pretesa di cambiare la mentalità o la cultura di questo popolo, spero anche di essere pungente come un'ape: di riuscire a trasmettere che qua si sta perpetrando una grave ingiustizia e che non basta il miele per trasformare la realtà.

Laura