Siamo donne

Albania

La vita scorre lenta e monotona tra le quattro mura domestiche. Osservo le madri e le mogli mentre siamo in visita e provo a immaginare la loro quotidianità fatta di servizio, fatica, sottomissione. In apparenza sembra che sia l’uomo il capofamiglia, la figura più forte e protettiva. Ma non è così: l’uomo è l’autorità del nucleo familiare; la donna è “signora della casa”, sulle sue spalle si appoggia tutta la famiglia; è un peso che porta con responsabilità, dignità, pazienza, docilità. Difende i suoi figli con le unghie; è lei, spesso, che non concede grazia all’assassino dei suoi famigliari.
Quante donne ho incontrato qua…

MARINELA nel fiore degli anni, troppo “rivoluzionaria” per rimanere a Skutari. Ha trovato il suo giusto equilibrio tra essere moderna e aperta al mondo e rimanere legata alla propria origine, alla propria cultura: difende la sua identità di donna albanese ma lascia spazio al cambiamento, accoglie gli aspetti positivi della trasformazione sociale.

A SHPRESA hanno ucciso il marito e ora è morto anche suo suocero. Si chiede come potranno crescere i suoi figli senza la figura di un uomo. Non basta il fatto che lei è così forte e determinata per fare anche le veci degli uomini persi. Leggo l’avvilimento più totale nei suoi occhi mentre insegna alla figlia maggiore a fare i lavori domestici. Shpresa vuol dire speranza, nome che calza alla perfezione sulle donne albanesi.

PRANVERA è innamorata cotta di suo marito con cui è sposata da quasi vent’anni. È sempre allegra, lei! Non si può permettere vacillamenti e lacrime: la sua famiglia si regge sul suo ottimismo e umorismo. La sua famiglia è sotto vendetta, gli uomini sono chiusi! Casa sua è stata alluvionata due volte in un anno. Si è messa stivali di gomma e, con carriola alla mano, l’ha rimessa a nuovo. Ha gli occhi che luccicano, Vera… quando incrociano quelli del marito trasmettono quella luce che è in grado di vedere oltre lo scoraggiamento e la delusione. Ha basi solide la famiglia di Vera, si poggia su sé stessa.

JETA ha capito che l’unico modo per vivere “libera” è evitare il matrimonio. In una società dove l’unico futuro per una donna è diventare madre e moglie, la sua è una scelta coraggiosa che si scontra con chi non la concepisce. È alla ricerca Jeta, non sa ancora bene di cosa, vuole essere autonoma e libera nella sua vita ma davanti a lei ha il solo esempio della sua mamma e delle donne della sua famiglia: mogli e madri obbedienti e custodi di un modello familiare patriarcale. È una persona concreta, Jeta: non va dietro ai sogni effimeri, sa bene dov’è nata e quali sono le sue possibilità. L’unica chance che si concede è essere una Vera Donna.

MIMOZA è una sfida vivente. Anche in Italia sarebbe discriminata. Vive a Tirana, per strada. È un travestito che appena capisce che ha a che fare con degli italiani inizia a elogiare Vladimir Luxuria. È triste vederla in un parco accanto a un fuoco che brucia cartoni, affamata, su tacchi scomodi e trucco sbiadito. Trovo bizzarro che un uomo, con tutti i suoi privilegi, qua, voglia diventare donna. Non so se considerare Mimoza matta o all’avanguardia.

MARCELA porta dentro di sé la storia e i segreti del suo fis. Il volto rugoso è impenetrabile, le mani callose raccontano una vita di lavori pensati. Guarda sua nipote che studia all’università con sguardo fiero e ricco d speranza: lasca il futuro della famiglia in buone mani.

Laura