Progetto 

I volontari e le volontarie di Operazione Colomba sono presenti nell’area dal 2013.
Con lo scoppio della guerra in Siria, Operazione Colomba ha aperto una presenza stabile nei campi profughi del nord del Libano, nella regione di Akkar, dove ha vissuto al fianco dei siriani che, negli anni, hanno anche elaborato una Proposta di Pace per la Siria.
Dal 2024, dopo la caduta del regime di Assad, l’equipe sul campo ha iniziato ad effettuare viaggi periodici in Siria per monitorare la situazione e supportare la popolazione siriana nel rientro.
I numerosi profughi siriani, ancora presenti in Libano (che non riescono a rientrare), subiscono una crescente pressione economica e restrizioni della libertà di movimento che rendono la loro permanenza nel Paese dei cedri sempre più precaria.

A partire dal 2025 Operazione Colomba ha una presenza in Siria, nella zona di Qusayr, presso Homs, da dove viene monitorato il rientro sicuro delle famiglie e facilitato il dialogo tra le diverse comunità religiose (cristiana, sunnita, alawita), in un contesto di distruzione e sfide per la ricostruzione.
In questo contesto, l’azione di Operazione Colomba si concentra sulla condivisione, il dialogo interreligioso e l'empowerment locale, agendo come "ponte" tra i bisogni e le risorse del territorio.
La presenza di attori neutrali come i volontari/e internazionali può essere fondamentale per evitare che la nuova “compresenza” sfoci in violenze.



Obiettivi generali

  • Offrire vicinanza fisica alle vittime del conflitto attraverso la condivisione diretta della vita quotidiana, 24 ore su 24, creando spazi di supporto alle vittime del conflitto, attraverso una presenza stabile e continuativa;
  • Contribuire nella creazione di spazi di incontro e dialogo tra chi rientra e le comunità locali, per ricucire le ferite del passato;
    • Facilitare la riconciliazione comunitaria attraverso l’incontro tra comunità, al fine di porre le basi per una pace duratura.

Attività specifiche

In collaborazione con la comunità locale, Operazione Colomba porta avanti le seguenti attività:

  • Promozione di incontri interreligiosi: iniziative che coinvolgono cristiani e musulmani;
  • Visite alle famiglie: mantenere costante il rapporto con 70-80 nuclei familiari, per monitorare i bisogni e consolidare i legami nati durante la permanenza in Libano;
  • Corso di Yoga per donne: uno spazio neutro e laico (presso la casa dei volontari/e) per favorire l'incontro tra donne di diverse confessioni, attraverso il benessere fisico e il dialogo;
  • Creazione di spazi laici: dialogo con Autorità e attivisti per stimolare la nascita di centri di aggregazione;
  • Sostegno a piccole Associazioni locali: collaborazione attiva con gruppi locali che si occupano di doposcuola, teatro, riabilitazione per persone con disabilità ed educazione civica;
  • Empowerment della comunità locale: progetto di formazione per giovani affinché possano diventare capaci di operare in contesti di conflitto sociale;
  • Promozione di attività di socializzazione dei gruppi giovanili locali: occasioni di incontro spontanee e informali;
  • Raccolta di testimonianze utili per monitorare e denunciare le violazioni dei Diritti Umani;
  • Viaggi esplorativi in diverse province della Siria (Homs, Hama, Aleppo, Damasco) per approfondire la conoscenza del contesto, ampliare la rete di supporto e mappare nuove realtà che operano con simili obiettivi.

 

Contesto Generale

La guerra civile siriana, iniziata del 2011 e durata quasi 15 anni, ha lasciato un Paese devastato.
La gran parte delle infrastrutture sono state danneggiate e più di metà della popolazione è stata forzatamente sfollata dai propri luoghi d’origine, costretta a trovare rifugio prevalentemente in Turchia, Libano e Giordania, o in altre zone interne alla stessa Siria.
Dopo l'8 dicembre 2024, con la caduta del regime di Bashar al-Assad, la Siria è entrata in una fase di transizione nuova ed estremamente fragile. Il Paese emerge con fatica da oltre cinquant'anni di potere dittatoriale, ora dovrà ricostruire integralmente le istituzioni in una società profondamente lacerata da tensioni etnico-confessionali, esasperate dalla guerra.
La popolazione vive in condizioni drammatiche: le attività commerciali sono in grave crisi, la distruzione delle infrastrutture civili e la frammentazione del territorio, ancora soggetto a ingerenze esterne, rendono il ritorno dei profughi una sfida complessa: chi rientra spesso non trova più la propria casa o si scontra con un clima di diffidenza e possibili vendette private.
La popolazione siriana osserva il futuro con un misto di speranza e preoccupazione, temendo un nuovo coinvolgimento diretto nei conflitti che stanno interessando l’intero medio oriente.
Il Paese attraversa una fase di transizione complessa e fragile, segnata da una lenta ricerca di normalizzazione.
Si assiste anche ad un rapido consolidamento del potere da parte del governo di Damasco.
La povertà estrema, l'assenza di infrastrutture e la mancanza di lavoro sono le sfide principali.
Molte famiglie, rientrate dal Libano, faticano a ricostruire casa e ad avviare attività, valutando spesso una nuova emigrazione per ripagare i debiti (molte stanno addirittura pensando di tornare in Libano per cercare lavoro).
Esiste una forte tensione percepita dalle minoranze, ma anche esempi virtuosi di integrazione interreligiosa.

Qusayr

La città di Qusayr è situata nel Governatorato di Homs, nella Siria occidentale.
Si trova a soli 15 km circa dal confine con il Libano (zona della Valle della Bekaa) ed è posizionata lungo la direttrice che collega la capitale Damasco alle città costiere di Tartus e Latakia, questi ultimi territori storicamente legati alla minoranza alawita e al precedente regime.
Prima del conflitto, Qusayr era un esempio del mosaico confessionale siriano, abitata da circa 30-40 mila persone. La maggioranza della popolazione era composta da musulmani sunniti, ma con una significativa e storica presenza di cristiani (circa il 10-15%, tra cattolici e ortodossi).
Nei villaggi rurali circostanti era presente anche una componente di fede alawita e sciita.
La città è stata teatro di una battaglia ferocissima nel 2013, che portò alla sua quasi totale distruzione e allo sfollamento di massa della popolazione sunnita verso il Libano (Arsal e Akkar).
Per anni, la città è rimasta sotto il controllo ferreo delle milizie di Hezbollah e delle forze governative, diventando una "città fantasma" per gran parte dei suoi abitanti originari.
Oggi l'area di Qusayr vive una fase di estrema incertezza e trasformazione.
Con la caduta del regime di Assad, le milizie straniere che controllavano l'area si sono in gran parte ritirate o rimescolate. Questo ha aperto uno spiraglio per il ritorno dei profughi dal Libano, ma la situazione resta tesa per il rischio di faide locali tra chi è rimasto (spesso minoranze protette dal vecchio regime) e chi rientra (spesso la maggioranza sunnita che fu espulsa).
L'area soffre di una paralisi economica totale. Le infrastrutture agricole e i sistemi di irrigazione sono distrutti o obsoleti. Manca l'elettricità costante e l'accesso ai servizi sanitari è minimo.
Essendo la "porta d'ingresso" per chi torna dal Libano, l'area è soggetta a un flusso costante di persone che cercano di verificare lo stato delle proprie abitazioni, spesso trovando solo macerie.
Qusayr è dunque oggi un "laboratorio" per la convivenza, la sfida principale è la ricostruzione del tessuto sociale.