Situazione attuale e Attività volontari/e
Con il prosieguo della guerra di USA e Israele contro Iran e Libano – che ha causato anche il passaggio di ogni attività educativa e scolastica (dall’istruzione primaria a quella universitaria) in attività online – le violenze dei coloni israeliani contro i palestinesi sono drasticamente aumentate in tutta la Cisgiordania, tra cui la zona del Masafer Yatta. Da diverse settimane si registra un numero impressionante di attacchi e intimidazioni da parte di coloni israeliani e forze di occupazione (coloni-soldato, soldati, polizia), fino a 6, 7 contemporanei in diversi villaggi dell’area. Anche il raggio di azione delle violenze è notevolmente aumentato: in particolare nelle ultime settimane, diverse comunità palestinesi hanno visto nascere avamposti illegali di coloni nelle vicinanze e di lì a poco le intimidazioni sono diventate quotidiane. Comunità che fino a poco tempo fa avevano subito la pressione dei coloni sporadicamente, si trovano a fronteggiare quotidiane aggressioni.
Nonostante un buon numero di volontari/e internazionali (tra cui Operazione Colomba) e israeliani nell’area, sono state diverse le occasioni in cui la contemporaneità degli attacchi non ha permesso di rispondere a tutte le emergenze. Sotto questa enorme pressione, purtroppo a marzo nel villaggio palestinese di Samoa una grossa parte della comunità ha scelto di abbandonare le proprie case, stremata dalla violenza di coloni e soldati israeliani.
Due esempi lampanti dimostrano per l'ennesima volta la connivenza tra coloni, esercito e polizia israeliani: sabato 18 marzo i soldati hanno effettuato un raid in una casa palestinese nel villaggio di Umm Dhorit con la scusa di cercare armi. Alla fine della perquisizione, tra gli altri danni, hanno tagliato i cavi delle telecamere di sicurezza della casa. Poche ore dopo, i coloni hanno attaccato la casa, ferendo con lo spray al peperoncino una donna palestinese e un attivista internazionale. Quando la polizia è giunta diverse ore dopo l'attacco, si è lamentata che le riprese dell'aggressione fatte con cellulari e videocamere non fossero abbastanza chiare, pertanto il colono colpevole dell'aggressione non ha subito conseguenze, mentre è stato necessario trasportare in ospedale le due persone aggredite.
Il villaggio palestinese di Rojom Ali subisce quotidianamente le incursioni dei coloni israeliani di un avamposto sorto lo scorso agosto. Quando alcune settimane fa gli abitanti del villaggio hanno impedito a un colono israeliano di portare per l'ennesima volta il suo gregge di pecore a pascolare nei campi palestinesi, l'esercito israeliano e la polizia sono giunti in forze per disperdere i palestinesi. Quella stessa notte, l'esercito ha compiuto un raid nel villaggio, costringendo tutti gli abitanti ad uscire di casa sotto la pioggia tra le 2 e le 4 di notte, intimando di non fronteggiare più i coloni israeliani anche quando portano il loro gregge a distruggere le coltivazioni palestinesi.
Raid simili dell’esercito si sono verificati spesso anche in altri villaggi, per intimare ai palestinesi di non “disturbare” i coloni che portano le greggi a pascolare dentro i campi palestinesi, distruggendone il raccolto.
Come ulteriore mezzo di pressione, dall’inizio della guerra con Iran e Libano, l’esercito israeliano ha chiuso l’entrata di diversi villaggi palestinesi, limitando drasticamente la libertà di movimento e costringendo a trovare percorsi alternativi per i campi. Queste ulteriori vie di accesso, però, vengono sistematicamente chiuse dall’esercito o addirittura dai coloni che, sebbene civili, si arrogano il diritto di aggirarsi con escavatori e bulldozer e decidere in autonomia quali strade chiudere, legittimati da esercito e polizia.
La sera del 25 marzo un gruppo di palestinesi stava percorrendo in auto la strada nei pressi del villaggio di Umm Al Kheer (Masafer Yatta), per poi tentare di entrare in Israele per lavorare illegalmente. Militari israeliani hanno fermato le auto, aprendo il fuoco quando i palestinesi hanno provato a fuggire. Nell’inseguimento, un’auto palestinese è precipitata dentro una valle ribaltandosi, causando la morte di uno dei passeggeri. Da ottobre 2023 la situazione lavorativa in West Bank è drammatica: non c’è lavoro e non esistono più i permessi per entrare in Israele per i lavoratori palestinesi.
Nonostante tutto questo, le comunità palestinesi continuano a resistere. È luminoso l’esempio della comunità di Khallet Athaba’, dove l’esercito alcuni mesi fa ha demolito tutte le case palestinesi; diverse famiglie si sono spostate in alcune grotte sistemate proprio per questa evenienza, in modo da non dover essere costrette ad abbandonare le proprie terre. Khallet Athaba’ si trova sull’unica strada che collega diversi villaggi palestinesi dentro la Firing Zone 918: la scelta coraggiosa degli abitanti di Khallet Athaba’ di restare, quindi, non solo difende la propria terra, ma permette anche a molte altre comunità di non essere completamente isolate.






