Situazione attuale e Attività volontari/e
L’anno nuovo è iniziato con l’intensificarsi rapido e violento delle azioni dei coloni verso gli abitanti nella zona della Masafer Yatta già riscontrate nei mesi precedenti. Le zone maggiormente prese di mira sono state quelle di Haribat A-Nabi, Susyia, e Kharaba. Le aggressioni nei confronti della comunità locale sono state molteplici e hanno condizionato molti aspetti della vita quotidiana e lavorativa dei palestinesi, precludendo loro la garanzia di una serie di Diritti fondamentali.
In diversi villaggi si sono registrati episodi di aggressioni ed intimidazioni, sia verbali che fisiche, oltre all’utilizzo di dispositivi quali granate stordenti e spray urticanti, che non hanno risparmiato neppure donne e bambini. Oltre alle aggressioni, una delle tecniche più utilizzate dai coloni-pastore per promuovere l’occupazione è quella di portare al pascolo il proprio gregge su terra palestinese, avvicinarsi al gregge di pastori palestinesi, mischiare le pecore e rubarle dichiarandole proprie. Inoltre, non sono mancati episodi di danneggiamento da parte di coloni israeliani alle infrastrutture palestinesi come il taglio di cavi elettrici e idrici, privando loro l’accesso alle risorse primarie.
Nelle ultime settimane vi sono state incursioni di coloni israeliani volte a tagliare decine e decine di alberi di ulivo palestinesi: l’ulivo non è solo mezzo di sostentamento per le famiglie ma anche simbolo di resistenza e radicamento con la propria terra. Resistenza che è spesso messa a dura prova quando avvengono arresti arbitrari, ordini di demolizione e minacce scritte lasciate nelle case ai danni delle famiglie palestinesi.
Il piano di pulizia etnica di Israele progredisce anche attraverso il rapido ampliamento degli avamposti illegali delle colonie, come ad esempio quello documentato nei territori della famiglia Hureini nel villaggio di At-Tuwani: il tutto è stato reso possibile con il trasporto di caravan abitativi ed elettrodomestici di coloni israeliani.
Infine, un altro strumento utilizzato per portare avanti l’occupazione nella Masafer Yatta è quello di azioni intimidatorie verso gli attivisti internazionali presenti per documentare gli abusi nei confronti dei palestinesi.
Nel mese di gennaio, è stato notato un aumento di incursioni da parte dell’esercito nel villaggio di At-Tuwani.
“Siate pacifici ed evitate conflitti”, questo è l’avvertimento distopico dato dall’esercito israeliano agli attivisti internazionali sul luogo, mentre compie raid intimidatori. Non ultimo, in una di queste intimidazioni, è stato aggredito fisicamente anche un membro della famiglia Hureini.
L’episodio più impattante per la comunità palestinese è stato sicuramente il pogrom avvenuto il 27 gennaio nei villaggi di Al-Fakheit, Taban, e Halaweh. Decine di coloni hanno attaccato i villaggi, appiccando incendi alle proprietà palestinesi, rubando pecore e, soprattutto, picchiando violentemente diverse persone, tra cui una delle persone palestinesi di riferimento per la comunità di Al-Fakheit. La persona in questione, sottoposta ad interventi chirurgici, ed ora uscito dalla terapia intensiva, presenta al giorno d’oggi gravi ripercussioni fisiche, oltre a quelle psicologiche.
La situazione è stata peggiorata da soldati israeliani che, complici dei coloni, hanno bloccato la strada e non hanno permesso l’accesso ad ambulanze e attivisti internazionali. L’accaduto è stato documentato dagli attivisti palestinesi che, numerosi, si sono velocemente recati sul posto a tutela delle famiglie.
Nonostante l’intensificarsi di violenze e l’espansione del piano di pulizia etnica portato avanti da Israele, la popolazione palestinese della Masafer Yatta continua a resistere secondo i principi della nonviolenza, affidandosi al forte senso di comunità.






