Marzo 2025

A marzo in tutti i Territori Occupati si sono consumati molteplici attacchi di coloni israeliani e forze di occupazione verso la popolazione palestinese. Le volontarie e i volontari di Operazione Colomba, affiancati da Mediterranea Saving Humans, hanno continuato ad accompagnare i palestinesi nella loro resistenza nonviolenta quotidiana nelle colline a sud di Hebron.

Nonostante marzo sia stato mese di Ramadan e di digiuno, in diverse aree della Masafer Yatta i pastori palestinesi sono tornati a uscire al pascolo con le loro greggi, subendo impedimenti all’accesso alle loro terre, arresti arbitrari (con fascette alle mani e ai piedi e volti bendati) su indicazione di soldati coloni, e minacce.

Sono stati emblematici due eventi: il caso di un attivista arrestato dalla polizia israeliana per “procurato allarme”, dopo che aveva chiamato la polizia per denunciare il danneggiamento di alcune coltivazioni palestinesi da parte di un pastore colono. Un altro caso di arresto di 4 palestinesi e 3 attivisti internazionali a seguito di un attacco di coloni nel villaggio di Khallet At Dabaa, concluso con l’allontanamento dall’area C per 15 giorni di due degli attivisti e l’espulsione per il terzo.

Il 1° marzo a Jawwaya l’esercito israeliano è intervenuto con lacrimogeni, bombe sonore e colpi di arma da fuoco, a seguito di un attacco dei coloni israeliani che nottetempo avevano tentato di introdursi nel villaggio; il 3 marzo coloni israeliani hanno assaltato di notte i villaggi di Isfay e Maghayir Al Abeed, danneggiando pannelli solari, infrastrutture per l’acqua e aggredendo una donna palestinese; il 15 marzo un colono ha assalito e ferito un pastore palestinese del villaggio di Tuba, cacciandolo dalle sue terre; lo stesso colono alcune settimane prima, insieme ad altri, aveva dato fuoco all’unica auto degli abitanti del villaggio, danneggiato diverso materiale per la pastorizia e ferito una bambina palestinese.

Il 10 marzo gli abitanti palestinesi del villaggio di Zanuta, abbandonato a fine 2023 per le violenze dei coloni israeliani, hanno iniziato a tornare per sistemare ciò che resta delle loro case, dopo che la giustizia israeliana ha ribadito il loro diritto al rientro nel villaggio. È il secondo tentativo di ritorno – il primo si era concluso con ulteriori attacchi e furti da parte di coloni, alla presenza di esercito e polizia israeliana inerti. Attivisti palestinesi, internazionali e israeliani stanno supportando le attività di ricostruzione, nonostante il divieto di accesso al villaggio per internazionali e israeliani.

Nei primi giorni di marzo i coloni israeliani hanno iniziato la costruzione di un nuovo avamposto a poche centinaia di metri dal villaggio di Zanuta, in prossimità di Anizan (abbandonato insieme a Zanuta), interrompendo così l’unica via percorribile a piedi da Zanuta a Tiran – che Operazione Colomba ha monitorato continuativamente per alcuni giorni.

A Susya il 24 marzo due dozzine di coloni israeliani, alcuni mascherati, altri armati e altri in uniforme militare, hanno attaccato il villaggio verso sera, attaccando con pietre e distruggendo tutto ciò che si trovavano a tiro, mentre i soldati puntavano le armi contro i palestinesi. Al termine della devastazione, Hamdan Ballal Al-Huraini – regista palestinese del film premio Oscar “No Other Land” - è stato arrestato e portato via. Il 26 marzo è stato rilasciato molto provato per le percosse (come spesso accade durante gli arresti) e la privazione di acqua per 24 ore.

Il 28 e 29 marzo nel villaggio di Jinba una quindicina di coloni israeliani, mascherati e armati di pietre, bastoni e un fucile d’assalto, hanno fatto irruzione nel villaggio. L’esplosione di violenza è stata ripresa da una telecamera di sorveglianza, in cui si vedono un padre e suo figlio venire colpiti alla testa con pietre. Dopo l’attacco, l’esercito israeliano ha arrestato 22 uomini del villaggio. Con le mani legate e gli occhi bendati, sono stati portati alla base militare più vicina e poi alla stazione di polizia di Kiryat Arba (dentro un insediamento) per essere interrogati. Il giorno dopo sono stati rilasciati dietro cauzione di 5.000 shekel ciascuno (circa 1.200 euro). Il 31 marzo l’esercito israeliano ha avviato un’indagine interna sull’operazione a Jinba, che ha portato a sanzioni disciplinari per il battaglione coinvolto.