Situazione attuale e Attività sul campo
La situazione nei Territori Occupati è estremamente tesa, con un aumento significativo degli episodi di violenza da parte dei coloni e delle operazioni di demolizione condotte dall’esercito israeliano, a seguito della tregua a Gaza. In Cisgiordania, il contesto si è aggravato ulteriormente per le recenti offensive militari a Jenin e Nablus, che hanno lasciato dietro di sé un clima di paura. Nel nord della Cisgiordania, i raid dell’esercito israeliano si sono intensificati, con incursioni notturne nei campi profughi e arresti mirati, che hanno destabilizzato ulteriormente la popolazione locale. Nelle aree a sud, vicino a Betlemme e Hebron, si sono verificate evacuazioni forzate di famiglie palestinesi, costrette ad abbandonare le proprie case a seguito di ordini di demolizione o per l’espansione degli insediamenti dei coloni.
Nel Masafer Yatta, si è registrata una nuova ondata di demolizioni mirate a colpire la resistenza della popolazione locale. Le forze israeliane hanno demolito numerose abitazioni e strutture essenziali, lasciando intere famiglie senza un riparo, aumentando così il livello di precarietà. Inoltre, è aumentata la frequenza degli attacchi dei coloni, che agiscono con crescente impunità, sostenuti dalla presenza dell’esercito. Le misure di restrizione alla libertà di movimento si sono inasprite, con un incremento dei check-point e della sorveglianza militare, che rende ancora più difficili gli spostamenti dei palestinesi e degli accompagnanti internazionali, tra cui Operazione Colomba.
Il 10 febbraio, a Khallet Athaba, l’esercito israeliano ha demolito otto abitazioni, tra cui cinque case, una tenda e due grotte abitate, lasciando diverse famiglie senza casa. L’operazione è stata condotta con la protezione della polizia e di unità speciali, impedendo qualsiasi intervento da parte della comunità palestinese e degli attivisti internazionali. Il 18 marzo altre demolizioni hanno interessato i villaggi di Umm Al Khair, At-Tuwani e Shab el Boutum (sette abitazioni e una struttura per animali), con un massiccio dispiegamento di forze militari, che hanno isolato l’area e imposto un divieto di accesso temporaneo. Durante l’operazione, un abitante palestinese è stato aggredito fisicamente dalla polizia, mentre tentava di opporsi pacificamente. Infine, perfino le 7 tende per famiglie allestite per ospitare le famiglie sfollate di Khallet Athaba sono state nuovamente target di demolizioni il 26 febbraio.
Anche gli attacchi dei coloni sono aumentati, in particolare nei confronti delle comunità rurali. La notte del 9 febbraio, mentre presidiavano una casa nel villaggio di Tuba, i volontari hanno assistito a un’aggressione contro un minore palestinese. Il 22 febbraio, a Umm Dorit, un colono pastore ha pascolato il suo gregge nel terreno di una famiglia palestinese, a pochi metri dall’abitazione, sostenendo di avere il diritto di stare nella loro terra. La polizia non è intervenuta, implicitamente autorizzando così il colono pastore, che infatti si è ripresentato un’altra volta armato.
In questa situazione di crescente tensione, Operazione Colomba ha continuato a monitorare, accompagnare e supportare le comunità locali, restando accanto alle famiglie colpite dalle demolizioni e documentando le violazioni dei Diritti Umani. Ogni mattina, volontarie e volontari hanno monitorato la presenza di coloni pastori nelle aree a rischio. Durante alcuni attacchi, i volontari hanno anche svolto un ruolo di interposizione nonviolenta durante le incursioni dei coloni e della polizia.






