Gennaio 2025

Situazione attuale

Il 19 gennaio si è finalmente raggiunta una dichiarazione di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, che ha dato il via anche all’ingresso degli aiuti umanitari nell’area. Purtroppo, però, la tregua ha avuto come imminente conseguenza il drastico aumento delle violenze in Cisgiordania, espressione del desiderio di rivalsa dei coloni israeliani che, dopo l’uscita dal governo di Itamar Ben-Gvir (dimissionario perché contrario alla tregua) – loro rappresentante politico alla Knesset – si sono sentiti privati di una legittimazione istituzionale. Primi effetti sono state ulteriori restrizione alla libertà di movimento dei palestinesi: tutte le vie di accesso alle zone in area A sono state chiuse da nuove transenne o militarizzate da check point, aperti a discrezione dell’esercito israeliano.

Nell’area del Masafer Yatta, nelle colline a sud di Hebron/Al Khalil, i coloni a gennaio hanno continuato ad attaccare giorno e notte i villaggi palestinesi, sempre più assediati da insediamenti e avamposti illegali, che avanzano senza sosta.

A Jenin, dal 21 gennaio è iniziata l’offensiva militare dell’esercito israeliano, che ha mantenuto un costante stato di assedio, causando numerosi morti e feriti, anche impedendo l’accesso alle ambulanze e ai soccorsi. L’azione, secondo molti esperti di diritto internazionale, sarebbe catalogabile come “punizione collettiva”, e dunque crimine contro l’umanità.

Dal 16 al 21 gennaio la Commissione per i Diritti Umani della Camera dei Deputati, presieduta dall’On. Laura Boldrini, ha svolto una missione in Palestina, denunciando la violazione dei Diritti Umani in aumento della popolazione palestinese, compresa quella della zona del Masafer Yatta.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

Volontari e volontarie di Operazione Colomba a gennaio hanno proseguito il loro impegno quotidiano di vedetta nelle prime ore del mattino, da una collina sopra il villaggio di At-Tuwani, per monitorare la presenza di coloni-pastori soprattutto nella valle di Khelly.

Il 12 gennaio ad Ar Rakeez dei coloni hanno attaccato un pastore palestinese davanti a casa sua, ferendolo gravemente alla testa. La polizia non ha lasciato passare l’ambulanza per portarlo all’ospedale, ma ha arrestato il ferito, ignorando gli aggressori. In serata per fortuna è stato rilasciato. Il 22 gennaio un grande gruppo di coloni estremisti, mascherati e armati di bastoni, ha attaccato alcuni palestinesi del villaggio di Qawawis, ferendone due gravemente.

Questo mese si sono abbattuti contro gli abitanti di Tuba, (villaggio nella c.d. Firing Zone 918 – zona di addestramento militare, secondo l’esercito israeliano) una serie di attacchi di coloni particolarmente violenti. È evidente l’intento di targetizzazione, con l’obiettivo di farlo evacuare, prendendo di mira i suoi residenti affinché si sentano costretti ad andarsene volontariamente.

Sabato 25 gennaio, sei coloni mascherati hanno attaccato il villaggio in un raid diretto contro il giovane attivista e giornalista Ali Awad, con l’obiettivo di dare fuoco alla sua auto, l’unica del villaggio, che serve a tutta la comunità e consente anche agli accompagnanti internazionali, tra cui Operazione Colomba, di raggiungere il villaggio. Nell’attacco, che ha distrutto completamente la macchina, i coloni hanno anche ferito due bambini tirando loro dei sassi. Dopo aver denunciato l’episodio alla polizia, due dei sei coloni sono stati temporaneamente arrestati.

Qualche giorno dopo, il 29 gennaio, un colono con un gregge si è spinto vicino alle case palestinesi, sostenendo che qualcuno del villaggio gli avesse rubato un telefono. Poco dopo ha chiamato l’esercito e la polizia israeliani, i quali hanno arrestato cinque ragazzi, tra cui due minorenni, compreso lo stesso Ali Awad, con l’accusa di assalto al colono e furto del telefono. I cinque giovani, ammanettati con le braccia dietro la schiena con le fascette strette e bendati tutto il tempo, sono stati portati prima nella base militare di Susya e poi trasferiti alla stazione di polizia di Kiryat Arba, costretti ad aspettare fino a sera per il loro interrogatorio senza cibo né acqua. Verso mezzanotte, sono stati rilasciati in tre su cauzione, Ali Awad e i due minorenni, con le mani gonfie e ferite dalle fascette, mentre gli altri due sono rimasti detenuti nel carcere di Ofer. Tutti e cinque dovranno sostenere un processo.

Il giorno dopo, il 30 gennaio, una piccola delegazione, composta da Luisa Morgantini (ex Vicepresidente del Parlamento Europeo), l’autista, un’attivista olandese, un giornalista italiano del Sole24ore, e il noto attivista palestinese Sami Huraini, in visita allo stesso villaggio di Tuba, sono stati fermati dall’esercito e portati alla stazione di polizia di Kiryat Arba.

Dopo molte ore di attesa, i due italiani sono stati rilasciati, mentre i tre palestinesi sono stati trattenuti per accertamenti.

A tarda sera, grazie anche all’insistenza di Luisa Morgantini, tutta la delegazione è stata rilasciata, apparentemente senza conseguenze.