CONTESTO GENERALE
Una mattina di Novembre su Kahrrouba.
Se Novembre è stato caldo, scarso di nuvole e pioggia, ma fatto di sole, come è accaduto qui a Tuwani e sulle Colline a Sud di Hebron, la mattina Kharrouba ti fa vedere la Giordania, te la mostra soffusa, dietro un velo fatto di cielo distante e di orizzonte.
Ma prima, e con limpidezza, vuole che tu scruti le sue sorelle, da Tuba a Meshaha e che il tuo sguardo le segua, insieme alle valli che portano lente ad altri villaggi, quelli dell'area chiamata Firing Zone 918. Attutisce le distanze Kharrouba, non dimentica, al contrario tiene insieme intrecciando silenziosa un filo di sguardi che lega Tuwani ad Al Fakheit e poi ancora più in là.
Dal silenzio che lì è offerto emerge l'unicità di ogni villaggio costruito su queste colline, dei lavori che vi si svolgono, delle persone che ci vivono e dei loro visi. Le colline sono fatte di loro.
A violare tutto questo insiste l'espansione dell'avamposto di Havat Ma'on, in particolare il corposo ampliamento di un capanno, che prosegue a ritmo giornaliero. Le autorità israeliane di competenza, come la DCO, pur essendo consapevoli dell'illegalità di tali lavori, continuano a fingere che non stia accadendo nulla e lasciano fare. Quando il gruppo di attivisti arabi e israeliani di Ta'ayush è entrato nell'avamposto con lo scopo di verificare con esattezza i lavori di espansione, chiedendone il fermo, i coloni insieme alla polizia israeliana e all'esercito, hanno impedito loro, anche con la forza, di poter avere una documentazione completa dei lavori.
Il fatto che esercito e polizia funzionino molto spesso come braccio a sostegno dell'occupazione, è testimoniato dalla pratica degli arresti e delle detenzioni. Tali episodi si sono verificati molto spesso nel corso di questo mese e sono stati marchiati da un'imbarazzante obbedienza delle forze di sicurezza nei confronti dei coloni, oltre che da un triste accanimento nei confronti dei pastori. In queste occasioni oltre alla menzogna reiterata nei confronti dei pastori di trovarsi a pascolare in una terra che non è loro, anche la verifica della loro Identity Card, portata avanti con ritmo martellante, diventa un mezzo di intimidazione e scoraggiamento a recarsi con il gregge in determinate zone.
Spostandoci un po' più a sud di Tuwani, verso l'area Firing Zone 918, una delle prime immagini che ci viene agli occhi è la jeep che ogni mattina calca quelle strade fatte di terra per portare i bambini alle scuole di Al Fakheit e Al Majaz. Ma l'autista, durante una delle mattine di questo Novembre, è stato fermato e detenuto da alcuni soldati che lo hanno obbligato a dirigersi alla stazione di polizia di Gush Ezion, senza offrire ulteriori spiegazioni. Qui l'autista è stato rilasciato dopo alcune ore, mentre la jeep, di proprietà del Ministero dell'Educazione, è stata confiscata e restituita dopo circa una settimana.
Anche a Novembre i coloni hanno fatto sentire la loro presenza danneggiando e tagliando in totale 131 ulivi nei pressi del villaggio di Tuwani. I coloni sono ben consapevoli dell'importanza degli ulivi per l'economia locale e ciò rende questi alberi degli obiettivi molto sensibili per la politica del “Price tag”, del “prezzo da pagare”, ovvero di “atti di violenza occasionale nei confronti della popolazione palestinese e delle forze di sicurezza israeliane" commessi dalle frange più radicali del movimento dei coloni israeliani nei Territori Palestinesi per mantenere il controllo sul territorio.
A fine mese, la sera di giovedì 28, nel villaggio di Kafr Yatta, le forze di sicurezza israeliane coordinate con l'Autorità Palestinese, hanno ucciso tre ragazzi, sospettati di stare pianificando un attentato terroristico contro Israele. Le ripercussioni del fatto si sono fatte sentire la notte stessa anche nell'area intorno a Tuwani, quando il villaggio di Al Birke e la Bypass road 317 hanno visto l'arrivo e il transito di numerose camionette dell'esercito israeliano per tenere strettamente sotto controllo la zona, che si è fatta teatro di scontri.
CONDIVISIONE E LAVORO
La frase ricorrente di Novembre a Tuwani, così come a Tuba e a Mufaqarah, è stata “Inshalla fi matar!”, che significa più o meno “Speriamo che arrivi la pioggia”. La pioggia non si è fatta vedere se non per una mezz'ora una sera di quando Novembre era ormai quasi alla fine, ma questo non ha fermato le attività stagionali dei palestinesi. Verso metà novembre è iniziata l'aratura, e piano piano i campi e le colline si son fatti tutti a righe, a custodire i semi, che porteranno il grano in primavera. Le famiglie di Tuba hanno arato molto vicino ad Havat Ma'on e a Ma'on, senza voler rinunciare nemmeno a un pezzetto della loro terra. Hanno arato con l'asino, lenti e in silenzio, quegli stessi pomeriggi in cui il rumore delle ruspe imponenti dentro la colonia di Ma'on non accennava a placarsi. La loro persistenza era più forte e piena di quel rumore martellante, riempivano le orecchie e il cuore.
Così come lo riempiono le voci allegre dei bimbi di Tuba per cui facciamo quotidianamente lo School Patrol, anche se questo mese la scorta è stata davvero pessima: ha collezionato con indifferenza molti ritardi e non si è presentata per ben 5 volte in un solo mese. Nessuno dei soldati della scorta ha camminato con i bimbi e spessissimo la jeep ha mantenuto una distanza molto ampia dai bambini, tanto da non essere in grado di proteggerli nel caso di un attacco da parte dei coloni.
La seconda metà di Novembre ha portato, invece, delle belle novità a Mufaquarah, dove gli uomini del villaggio hanno ripreso con tenacia i lavori alla strada, sospesi da fine ottobre, ed è arrivata una nuova famiglia, che le colombe sono andate a visitare verso la fine del mese tra il calore dei tè e dei sorrisi scambiati.
La fine di Novembre doveva portarci A. che, sia i palestinesi che il gruppo delle colombe, aspettavano con gioia e speranza, ma Israele non gli ha permesso di entrare. La forza di A. alla frontiera e nelle sue parole, ci è arrivata tutta e ci fa proseguire con ancora più tenacia e amore. Subito dopo A. ha scritto una lettera, indirizzata “a qualcuno a cui hai voluto bene”.
R-ESISTERE
Da più di un anno la famiglia di S. e altri palestinesi si recano ogni sabato ad Umm Al Arayes, esattamente di fronte all'avamposto di Mitzpe Yair. Ci vanno per riprendersi la propria terra, quella dove i coloni dell'avamposto hanno costruito delle serre. I Palestinesi sono accompagnati dagli attivisti israeliani Ta'ayush, e spesso anche dalle colombe.
Nel mese di Novembre la dinamica dell'azione si è ripetuta come un triste copione fatto di strette di mano: non appena i palestinesi avevano accesso alla zona ad aspettarli c'erano dei coloni e qualche minuto più tardi arrivavano i soldati e la polizia che dichiaravano zona militare chiusa, costringendo i palestinesi ad andarsene dall'area. In un occasione in particolare, i palestinesi insieme ai Ta'ayush, hanno deciso con molto coraggio e tenacia di entrare ugualmente dirigendosi verso la loro terra, ma giunti sul posto, sono stati bloccati da un gruppo di coloni, che ha cominciato a picchiarli con violenza e a rubare e rompere le telecamere degli attivisti. 5 palestinesi sono stati arrestati e portati alla stazione di polizia di Kiryat Arba, subendo umiliazioni e violenze anche durante il tragitto, due ragazze arrestate avevano 13 e 17 anni, hanno subito gravi lesioni alla testa. Dopo qualche giorno è stato chiesto loro “Che cosa farai sabato prossimo?” la loro risposta ha cancellato lo sguardo perso di tutti, i loro stessi occhi lucidi “ci tornerò di nuovo”, hanno detto, una dopo l'altra, con il sorriso di chi non si rassegna, né arrende.
Così come fanno gli abitanti di At Tuwani, decisi, anche quest'anno, a costruire la tenda per riparare i bambini di Tuba dalla pioggia e dal freddo dell'inverno. E' il 15 Novembre, venerdì e non c'è scuola, si può iniziare a montare. Tutto il villaggio, uomini, donne e bambini, partecipano; c'è chi prende le misure, chi porta le ruote per fare da contrappeso, chi si arrampica sui pali per fissare i teloni: sembra una grande festa per tutto il villaggio, fatta di sorrisi e braccia forti. Dopo circa una mezz'ora arrivano sul posto una dopo l'altra tre camionette dell'esercito. Vogliono che quella tenda venga levata, senza sapere a che cosa serve, né per chi è stata costruita. Le donne del villaggio scendono in prima linea, cercano di spiegare, le voci si accalcano “Questa tenda è per i bambini di Tuba, per quando piove!” ma i soldati sembrano essere sordi e ciechi. Le donne e i bambini non ci stanno a farsi portar via quella tenda appena montata con così tanto impegno e allegria: si infilano tutte sotto la tenda, e cominciano a cantare. I soldati sono imbarazzati, non sanno cosa fare, come rispondere. Arriva il colpo di forza: l'area è dichiarata zona militare chiusa, i palestinesi hanno 5 minuti per andarsene di lì... a una trentina di metri dalla tenda, quello è il confine e sono i militari con i loro corpi a segnarlo, ma i bambini non si arrendono: continuando a cantargli davanti. Dopo qualche ora i militari se ne vanno, chiedendo non più di smontare la tenda, ma di spostarla di dieci metri. I palestinesi lo fanno, di nuovo e insieme e a sera, prima del tramonto la tenda è di nuovo su dieci metri più indietro, pronta per essere spostata di altri cento più avanti, la prossima volta.






