Ottobre 2013

CONTESTO GENERALE

Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non si fossero vissuti. Le giornate di Ottobre nelle colline a sud di Hebron si sono fatte sentire dall'inizio sino alla loro fine e sono rimaste impresse nei ricordi di coloro che vi ci abitano e anche di noi volontari. In questo mese sono state numerose le occasioni in cui soldati, polizia e coloni hanno collaborato insieme.

Questo mostra come ci sia una forte connessione tra esercito e coloni a scapito dei palestinesi. Tre sono gli episodi più gravi riscontrati in questo mese. Il primo è avvenuto il 6 ottobre quando, durante la notte, l'esercito israeliano ha invaso il villaggio di At-Tuwani, accusando i palestinesi di aver rubato pecore dall'avamposto. Immediatamente prima del loro ingresso sono stati uditi vari spari provenienti da Havat Ma'on, avamposto illegale israeliano confinante con il villaggio. I soldati non sono arrivati soli ma assieme a loro erano presenti dei coloni. I militari hanno bloccato le strade di accesso al villaggio e hanno fatto irruzione nelle case spaventando e minacciando i palestinesi di arresto. La reazione degli abitanti di At-Tuwani ha dimostrato quanto essi siano impegnati nell'affermare i propri diritti e resistere all'occupazione israeliana in modo nonviolento: hanno invitato i soldati persino a bere un tè. Nella seconda metà del mese invece, durante i primi giorni dell'Aid, la festa islamica che ricorda il sacrificio di Abramo, i soldati israeliani hanno detenuto un pastore che pascolava il suo gregge nella collina di Khelly. I soldati non hanno dichiarato quale fosse l'accusa e sotto esplicita richiesta del capo della sicurezza della vicina colonia Ma'on, hanno detenuto e portato il pastore alla base militare di Suseya per poi rilasciarlo dopo un' ora e mezzo vicino all'insediamento di Shim'a, a circa 17 km da dove era stato fermato. Il pastore è tornato a casa a piedi dopo circa sette ore dal suo arresto. Nei giorni seguenti la sua famiglia non ha mai smesso di andare in quei campi a pascolare. Perché la resistenza è anche questa. Grazie al lavoro dei volontari di Operazione Colomba, congiunto a quello di attivisti israeliani, si è  riusciti a far emergere la forte connessione che c'è tra coloni e soldati israeliani, tanto che il fatto è stato riportato anche sul maggiore quotidiano nazionale, Haaretz.
Il terzo episodio è avvenuto il 25 Ottobre quando un gruppo di 70 persone, tra cui molti coloni di Ma'on, è entrato nel villaggio di At-Tuwani affermando di voler visitare un sito archeologico situato tra diverse abitazioni palestinesi. Durante il monitoraggio dell'evento i volontari di Operazione Colomba hanno potuto filmare il fatto che diversi di loro erano armati, tra cui anche un poliziotto (in quel momento non in servizio) che guidava il gruppo.
La vicenda che ruota intorno al sito archeologico è in realtà piuttosto controversa e sottesa da una volontà di appropriarsi di quel luogo. La tesi secondo la quale il sito contiene i resti di una sinagoga è stata esposta durante una conferenza tenutasi nella colonia di Suseya e non ha ottenuto nessun tipo di certificazione tanto che altri esperti hanno ricondotto i resti al periodo bizantino.
Gli abitanti del villaggio per tutto il tempo hanno chiesto spiegazioni alla polizia,  ma nessuno è stato ascoltato, anzi hanno addirittura rischiato di essere arrestati. Dopo circa un'ora, il gruppo si è spostato verso il vicino villaggio di Ar Rakeez, fermandosi di fronte al forno di un abitante che ha offerto loro del pane caldo. L'atteggiamento dei coloni israeliani è stato spesso provocatorio e minaccioso ma anche in questa occasione la resistenza nonviolenta dei palestinesi ha fatto la differenza .
Per tutto il mese di ottobre sono continuati i lavori di espansione dell'avamposto Havat Ma'on e della colonia vicina Ma'on: le ruspe e i camion lavorano costantemente per ampliare l'insediamento.
Per quanto riguarda la Firing Zone 918, per porre fine alla disputa, la Corte Suprema Israeliana ha ribadito l'obbligo di ricorrere a mediazione fra Stato d'Israele e residenti della Firing Zone 918. In merito a questo è stato nominato mediatore il giudice Ytzhak Zamir. I palestinesi hanno acconsentito da subito, e nonostante il Ministro della difesa israeliana abbia accettato la mediazione, la pressione dell'esercito sugli abitanti locali non diminuisce, anzi: gli ordini di demolizione continuano ad arrivare nelle case degli abitanti dell'area e le esercitazioni militari  non accennano ad arrestarsi. Questo dimostra come il governo Israeliano sia fortemente determinato a continuare la sua politica di minaccia al fine di evitare un reale processo di mediazione. Ma nonostante le continue pressioni giornaliere e il fantasma dell'evacuazione, i palestinesi dell'area sono pronti a qualsiasi scenario futuro, fermi e decisi nel loro cammino di lotta.
Queste le parole di alcuni di loro, apparse su un articolo di Nena-news.
"Abbiamo il dovere di chiedere giustizia, ma non ci siamo mai fidati totalmente della giustizia israeliana, perché è inserita nella strategia dell'occupazione. Noi crediamo nei nostri diritti, noi crediamo nel nostro destino: restare su questa terra. Ed è una lotta costante. Vivere qui, in queste condizioni, e resistere all'occupazione non è affatto facile. Il prezzo che questa lotta ci richiede è molto alto. Ma noi siamo pronti a sopportarlo (…). Dobbiamo perseverare nel nostro impegno nella resistenza nonviolenta. Ciò significa che affronteremo tutte queste politiche di occupazione attraverso azioni e manifestazioni nonviolente, grazie alla solidarietà e al supporto di israeliani e di internazionali. Finché non otterremo giustizia. Finché l'occupazione non finirà (…). Il nostro messaggio per tutto il mondo è che noi vogliamo rimanere sulla nostra terra. Non abbiamo un altro posto dove andare. Vogliamo vivere qui. E viverci con l'acqua corrente, l'elettricità e le strade carrabili. Non vogliamo che l'esercito ci impedisca di muoverci o pascolare le greggi. Non vogliamo più soffrire a causa dell'occupazione. Vogliamo rimanere sulla nostra terra, ma senza soldati".
Per ulteriori approfondimenti visitare il sito: www.nofiringzone918.org

CONDIVISIONE E LAVORO

Nelle colline a sud di Hebron piano piano arriva l'autunno e gli alberi di ulivi sono pronti per regalare i loro frutti: è tempo di raccogliere. La raccolta delle olive è molto importante per l'economia locale e nonostante i possibili attacchi dei vicini di casa degli avamposti israeliani, le famiglie palestinesi lavorano ogni giorno dall'alba fino al tramonto sulle proprie terre. Noi volontari  li accompagniamo monitorando ogni eventuale aggressione e ne approfittiamo per  condividere con le famiglie la raccolta e rafforzare i rapporti. Nonostante le visite costanti dei coloni dall'avamposto di Havat Ma'on, la raccolta è stata condotta con successo e senza incidenti.
Durante questo mese abbiamo assistito a diversi episodi di negligenza da parte dei soldati che effettuano lo School Patrol, che dovrebbero ogni mattina e ogni pomeriggio scortare i bambini del villaggio di Tuba e Maghayir Al-Beed nel tragitto da casa a scuola e viceversa. In più casi la camionetta dei militari non si è presentata e i volontari di Operazione Colomba hanno dovuto accompagnare i bambini per una strada più lunga ma altrettanto pericolosa, sulla quale in passato si sono verificati spiacevoli episodi. La raccomandazione della Knesset (con la quale è stata istituita la scorta) prevede che due soldati camminino con gli scolari durante il tragitto, per garantire una maggiore sicurezza. In questo periodo non è mai successo.
Come accade ormai da quattro anni, il 12 Ottobre si è svolto a Al Mufaqarah, piccolo villaggio a sud di Hebron, un workshop organizzato da Operazione Colomba e il Comitato Popolare delle Colline a sud di Hebron sul dialogo e la nonviolenza. Si tratta di un incontro pubblico, a partire dalla testimonianza diretta di persone esterne al conflitto, in cui si favoriscono spazi di riflessione che possano rafforzare la scelta nonviolenta dei palestinesi. Per l'occasione abbiamo chiesto a Franco e Giovanni di venire a raccontare le loro storie personali. Da una parte la scelta nonviolenta di Franco, dopo un passato nelle Brigate Rosse con ruolo direttivo. Dall'altra parte Giovanni, figlio dell'appuntato Domenico, ucciso dalle BR durante il sequestro di Aldo Moro, che ha scelto di combattere l'odio e protendersi verso l'incontro con chi aveva ucciso suo padre.
La mattina dell'incontro siamo andati tutti a Mufaqarah dove, sotto una bella tenda, si è tenuto l'incontro. Tante sedie e profumo di tè. Sulla collina tre camionette dei soldati che sono restate li per tutto il tempo. Ma il workshop è andato avanti ugualmente e dopo gli interventi delle autorità locali la parola è passata ai nostri due ospiti che hanno raccontato le loro storie, le loro scelte.
Per noi volontari sono stati giorni  intensi e molto costruttivi e, per i palestinesi, come ha affermato un abitante del villaggio è stata “acqua che alimenta l'albero della nonviolenza”. Le riflessioni più profonde sono nate dentro le case degli abitanti dei villaggi, sorseggiando del tè. Nonostante la stanchezza generale del gruppo abbiamo ascoltato con tanto interesse i racconti dei palestinesi e ne abbiamo fatto tesoro perché ci hanno dato la possibilità di riflettere sulla nostra presenza qui, e sulla nonviolenza. Loro sono la nostra “acqua”.  
Maggiori info: clicca qui.

R-ESISTERE

Ottobre ha portato anche momenti di felicità e condivisione. At-Tuwani ha ricevuto una visita molto apprezzata dagli abitanti e soprattutto dai bambini. Sono arrivati gli attori del Freedom Bus che hanno animato per circa cinque giorni le giornate nelle colline a Sud di Hebron partecipando anche ad un evento molto speciale per i palestinesi. Il 23 Ottobre è stato un giorno importante per tutti coloro che credono nella scelta nonviolenta. Il Comitato Popolare delle colline a sud di Hebron ha organizzato un'azione nonviolenta a difesa del diritto all'educazione dei bambini palestinesi dell'area, coinvolgendo gli attori e i clown del Freedom bus e noi volontari di Operazione Colomba.
“Abbiamo il diritto di studiare senza ostacoli” recitava un cartellone tenuto dai bambini.
Ai bambini di Tuba e di Maghayir Al-Beed sono continuamente negati i diritti fondamentali. Le circostanze del loro viaggio da e verso la scuola, e le continue negligenze da parte della scorta che li dovrebbe proteggere, sono una chiara violazione del diritto all'istruzione, che oltre ad essere un diritto umano è anche un indispensabile strumento per la realizzazione di altri diritti. La loro omissione di protezione nel prevenire eventuali attacchi dai coloni crea una barriera all'accesso all'educazione.
Tutti gli studenti della scuola di At-Tuwani hanno marciato con le loro famiglie, i partecipanti al “Freedom Bus” ed altri attivisti palestinesi e israeliani. Si sono incamminati verso la zona in cui i bambini di Tuba e Maghayir Al-Beed aspettano la scorta militare che li deve accompagnare a casa. Gli artisti hanno incominciato ad esibirsi coinvolgendo tutti i bambini. Poco dopo sono arrivati esercito e polizia israeliana che hanno minacciato di arrestare i partecipanti e di dichiarare quella una “zona militare chiusa” (con il conseguente obbligo di evacuazione per tutti).  
Mentre i soldati hanno scortato i bambini di Tuba, come previsto che facciano quotidianamente, gli altri bambini si sono spostati di alcuni metri e i Clown si sono esibiti in un altro spettacolo che si è svolto pacificamente con tanta gioia e un briciolo di sconforto per l'imponente schieramento di soldati.
Ma la nonviolenza cancella questi sconforti, i bambini ridono e tornano a casa, domani è un altro giorno di scuola.