Agosto 2013

CONTESTO GENERALE

Il mese di Ramadan è terminato, seguito dai tre giorni di festa della Aid. Giorni di scorpacciate di dolci e di regali ai bambini per festeggiare la fine del digiuno. Pian piano si è tornati alla normalità, i ritmi sono tornati ad essere quelli di sempre e le giornate si sono mano a mano accorciate. Le cene sono di nuovo momenti di normale quotidianità e non più occasioni di festa e le serate nel villaggio di Tuwani si sono fatte tranquille e silenziose. Il 25 agosto la campanella della scuola ha suonato di nuovo, segnando l'inizio di un nuovo anno scolastico. I bimbi e i ragazzi palestinesi sono tornati sui banchi di scuola, chi con più entusiasmo e chi meno. La campanella è suonata anche per i bambini dei villaggi della cosiddetta "Firing Zone 918", villaggi in cui si attende con ansia la sentenza che verrà pronunciata dall'Alta Corte Israeliana il 2 settembre. La sentenza dovrà decidere sull'evacuazione di otto villaggi che si trovano nell'area destinata, secondo il governo israeliano, a essere zona di esercitazione militare. Probabilmente la questione sarà nuovamente rinviata dal momento che avrebbe dovuto essere definita già a Novembre 2012. (Per ulteriori informazioni sull'argomento visitare il sito www.nofiringzone918.org)
Con agosto è arrivata anche la notizia delle espansioni di due colonie: Ma'on e Karmel. Infatti, da metà del mese le ruspe e i camion lavorano assiduamente per dare vita a nuove estensioni degli insediamenti. Queste nuove costruzioni fanno parte di un piano di allargamento delle colonie in questione che prevede sia la costruzione di unità abitative, sia l'ampliamento del terreno agricolo di queste. Alcune costruzioni sono già state approvate, mentre altre sono in ultima fase di approvazione. Questo piano di espansione aumenta notevolmente il rischio di espropriazione e confisca di terre palestinesi adiacenti ai territori dove si costruirà a breve. La colonia di Karmel si espanderà circondando quasi completamente il villaggio beduino di Umm Al Kheer (per il momento già circondato su tre dei quattro lati dall'insediamento), per Ma'on invece è prevista la costruzione di più di 200 unità abitative, raddoppiando così circa l'attuale dimensione della colonia.
Verso la metà di agosto, inoltre, sono state rese note, da alcuni attivisti israeliani, delle mappe della zona in cui si dichiarano “aree militari chiuse all'accesso” delle terre appartenenti ai palestinesi.
Sono dieci zone, chiuse dal primo luglio 2013. In quattro di queste è stato vietato l'accesso ai cittadini israeliani. Una è Humra Valley, valle che è da sempre stata obbiettivo di attacchi a palestinesi e internazionali da parte dei coloni residenti nel vicino avamposto. Solo in questa valle nel  2012 sono stati danneggiati 97 ulivi. Sei aree invece sono state bloccate ai palestinesi i quali, per entrare a lavorare la terra, dovranno richiedere un permesso all'autorità Israeliana competente ovvero al Disctrict Coordination Office. Tutto questo ovviamente non fa che complicare l'accesso alle terre per i pastori e per i contadini che le possiedono. É una lotta continua per la terra, ritorni ad averne un pezzo e ne perdi un altro.
Questi nuovi sviluppi dell'occupazione israeliana hanno fatto discutere molto le comunità e le famiglie che vivono nell'area di Masafer Yatta e che qui possiedono le loro terre. La resistenza nonviolenta comunque non si ferma. Il Comitato Popolare delle colline a Sud di Hebron si è subito riunito insieme ai capi famiglia della città di Yatta per prendere provvedimenti al riguardo, organizzando una serie di azioni che verranno portate avanti nei prossimi tempi. Come si dice da queste parti: la resistenza nonviolenta ha bisogno di tempo per dare i suoi frutti. I fatti parlano e noi sappiamo che è così.

CONDIVISIONE E LAVORO
Noi volontari di Operazione Colomba ci siamo destreggiati tra emergenze e compiti quotidiani, passando da un corposo gruppetto all'inizio del mese, a un numero esiguo alla fine. Abbiamo gioito per i nuovi insperati arrivi e ci siamo detti arrivederci quando è stato il momento delle partenze. Agosto è comunque stato un mese intenso. Un evento che ci ha richiesto particolare impegno è stato l'attacco da parte dei coloni a Bir Al Idd, villaggio nei pressi dell'avamposto di Avigaiyl. Qui, il 18 di Agosto, i coloni hanno per due volte bloccato l'unica strada di accesso al villaggio e avvelenato un pozzo da cui gli abitanti si rifornivano abitualmente. Quel giorno due volontari erano presenti e hanno perciò potuto documentare tutto l'accaduto e pubblicare il giorno seguente un comunicato stampa. Inoltre sono stati documentati i danni subiti da sei ulivi nella valle di Humra, estremamente vicina al villaggio di Tuwani, provocati dai coloni del vicino avamposto di Havat Ma'on. Siamo riusciti ad essere presenti alle “visite” dei soldati e nell'assistere gli abitanti del posto nel contattare l'autorità competente per esporre i fatti accaduti.
Con l'inizio della scuola è ricominciata l'abituale attività dello School Patrol. I volontari infatti monitorano il lavoro, la presenza e la puntualità della scorta militare che deve affiancare i bambini che dal villaggio di Tuba vanno a scuola a Tuwani. Questa attività crea non pochi problemi, tra ritardi e rispostacce dei soldati, ma finché i bambini conservano il loro entusiasmo nell'andare a scuola, e soprattutto poi nel tornare a casa, ci si fanno bastare le soddisfazioni derivanti dalle giornate in cui tutto fila liscio e non ci si può lamentare di nulla.
Nel mese di Agosto non sono mancati gli appuntamenti con i check-point sulla strada che porta dal villaggio verso la città di Yatta. Qui spesso sono state avvistate e filmate camionette dell'esercito che, per fortuna, nella maggior parte dei casi, non hanno trattenuto i passanti o arrecato loro particolari danni.

R-ESISTERE
In una riunione serale tra noi volontari e H., Coordinatore del Comitato Popolare delle colline a sud di Hebron, esprimevamo il nostro dissenso e la nostra preoccupazione sia per l'aumento delle espansioni sia per il rischio di evacuazione e per l'accelerata che l'occupazione ha dato da queste parti negli ultimi tempi. H, in tutta calma, è stato paradossalmente lui a spronarci, parlando di speranza. Se non abbiamo più speranza, dice, l'ingiustizia ha già vinto. Per questo ora è il momento di pensare a come agire per vincere su entrambe le minacce che incombono sulle vite delle persone che qui vivono, una vittoria che sarà di tutti. E quindi noi ce la teniamo stretta la nostra dose di speranza, perché se lo fa un uomo, gli uomini, le donne, i bambini, gli adolescenti qui in queste colline bruciate dal sole, allora possiamo e dobbiamo farlo anche noi. Se non si perdono d'animo loro, che trovano i loro alberi tagliati al mattino, che vedono abbattere le case che hanno costruito, che rischiano di perdere la loro terra ogni giorno, nessuno deve smettere di credere che ci sia un'alternativa a tutto questo. La resistenza nonviolenta continua, senza perdere la speranza in un futuro di cambiamento, un futuro di giustizia.