SITUAZIONE ATTUALE - CONDIVISIONE E LAVORO - VOLONTARI
Il mese di settembre si è aperto con lo smantellamento dell'avamposto israeliano di Migron, sorto una decina di anni fa tra Gerusalemme e Ramallah. Il fatto non riguarda direttamente le South Hebron Hills ma ci aiuta a capire come talvolta possa essere fatta rispettare la legalità all'interno di un cornice di illegalità internazionale in cui si configura l'occupazione militare della West Bank e la presenza stessa delle colonie israeliane oltre la Linea Verde. In attuazione di una sentenza della Corte Suprema l'esercito e la polizia israeliani hanno così sgomberato l'insediamento illegale di Migron e sono stati costretti a trascinare via con la forza dei giovani coloni, asserragliati in una roulotte, che hanno deciso di opporsi con la forza all'evacuazione.
Inoltre il primo settembre un colono di Mitzpe Yair è stato arrestato per aver aggredito un attivista israeliano di Ta'ayush. Processato in tempi rapidi gli è stato vietato per 15 giorni di accedere alle South Hebron Hills.
Il giorno seguente una trentina, tra soldati e poliziotti israeliani, hanno fronteggiato un folto gruppo di coloni che volevano impedire alle famiglie palestinesi del villaggio di Jawwaya di lavorare le proprie terre, site di fronte all'ingresso della colonia di Ma'on. Gli agenti israeliani sono stati costretti a venire alle mani con i coloni più esagitati che non si capacitavano del fatto che le loro forze dell'ordine potessero difendere i diritti della popolazione palestinese.
Il 21 settembre la polizia israeliana, su segnalazione degli attivisti di Ta'ayush, ha fermato i lavori di espansione dell'avamposto illegale di Mitzpe Yair.
La quotidiana connivenza tra soldati dell'Israeli Defence Force e i coloni che vivono negli avamposti illegali è venuta meno anche il 22 settembre, in occasione della seconda marcia per la Pace delle South Hebron Hills. Quando il corteo di palestinesi e attivisti israeliani ed internazionali ha percorso le valli adiacenti all'avamposto di Havat Ma'on, un gran numero di coloni ha cercato in interrompere la marcia, scontrandosi con il cordone di polizia e militari israeliani, che ha permesso così al corteo pacifista di completare il percorso fino al villaggio palestinese di Tuba. Poche ore dopo gli stessi coloni, questa volta a volto coperto, hanno attaccato con le slingshot (una specie di fionde) un gruppo di partecipanti alla marcia che stava facendo ritorno al villaggio di At-Tuwani. Anche questa volta l'intervento tempestivo dei militari ha impedito che i due gruppi venissero in contatto, arrestando poi due coloni che sono tutt'ora in attesa di processo.
Abbiamo accolto con felice stupore tali condotte israeliane rispettose dei diritti della popolazione palestinese ma la nostra richiesta di giustizia non può fermarsi solo a questo. Gli abusi e le violazioni dei più basilari diritti della popolazione occupata da parte della potenza occupante continuano e sono continuati comunque per tutto il mese di settembre.
I volontari di Operazione Colomba hanno documentato direttamente almeno 8 interventi dell'IDF atti ad impedire l'utilizzo delle terre palestinesi vicino all'avamposto di Avigayil da parte dei pastori del villaggio di Al Mufaqarah. In due casi i militari erano accompagnati dai coloni che hanno scacciato personalmente le greggi e intimidito i palestinesi e gli internazionali presenti.
Il 3 settembre sono stati poi consegnati nuovi ordini di demolizione e di fermo dei lavori nei villaggi di Tuba (riguardanti una turbina per l'elettricità, una tenda e una casa) e Umm Dirit (una recinzione e un pozzo). Al giorno d'oggi non è stata ancora definita la data in cui verranno eseguiti gli ordini.
Con l'inizio del mese di settembre sono ripresi gli attacchi da parte dei coloni verso gli internazionali, specialmente nell'area compresa tra le valli di Humra e Kharrouba. Dopo un mese di luglio molto caldo sul fronte delle aggressioni e un agosto invece in cui non si era riscontrata nessuna violenza, anche per le maggiori misure di sicurezza prese dai volontari, in settembre ci sono stati 3 attacchi con lancio di pietre, con o senza slingshot, che però fortunatamente non hanno comportato conseguenze. Il luogo degli attacchi si trova nei pressi di un pozzo palestinese che viene quasi quotidianamente utilizzato impropriamente dai coloni.
Attorno a questo pozzo, posto di fronte a decine di ulivi palestinesi danneggiati dai coloni nei mesi scorsi, si sono sviluppate le azioni nonviolente della “Youth Society of Yatta Countryside”. Per tre sabati i palestinesi, con la presenza di attivisti israeliani e internazionali, hanno potato gli ulivi danneggiati, ripulito l'area e innaffiato gli alberi sotto gli occhi vigili delle autorità israeliane, che solo in una occasione hanno sgomberato l'area impedendo ai legittimi proprietari di completare i lavori.
L'impegno del “Populare Resistence Committee of South Hebron Hills” si è invece concentrato sulla seconda marcia per la Pace che ha abbracciato i villaggi di At-Tuwani, Al Mufaqarah, Maghayir Al Abeed, Isfey e Tuba. Per un giorno la Firing Zone 918 è diventata una Palestinian Peace Area, una zona libera dalla paura della violenza dei coloni e dai soprusi dei militari, in cui i palestinesi hanno solcato le proprie valli, quotidianamente a loro interdette. La festa finale al villaggio di Tuba, tra canti, balli e la proiezione di Tomorrow's Land, ha voluto rinsaldare la solidarietà tra le comunità che vivono nell'area e rafforzare la consapevolezza che solo uniti nella nonviolenza si può resistere in maniera concreta.
Una scelta forte quella della resistenza nonviolenta, che si inserisce in una realtà fatta di continue violenze: un uomo palestinese picchiato dai soldati israeliani vicino al villaggio di Al Majaz, un attivista di Ta'ayush malmenato dai coloni alle porte dell'avamposto di Avigayil, pastori detenuti e minacciati dai militari al villaggio di Halaweh, sono solo qualche esempio di qual'è la quotidianità nell'area di Massafer Yatta.
Nel mese di settembre i volontari di Operazione Colomba hanno visitato e intervistato gli abitanti dei villaggi di Al Majaz, Tabban, Al Fakheit, Mirkez, Halaweh, tutti sotto ordine di demolizione. La visita, che aveva lo scopo di esprimere la solidarietà della nostra organizzazione, è stata l'occasione per approfondire le problematiche dei villaggi, spesso isolati, ed iniziare a definire insieme una prima risposta alla minaccia della futura evacuazione dell'area.
Il 2 settembre è ricominciato l'anno scolastico per i bambini palestinesi e di conseguenza anche il nostro lavoro di monitoraggio della scorta militare israeliana che accompagna i bambini di Tuba e Maghayir Al Abeed alla scuola di At-Tuwani, passando sulla dangerous road tra la colonia di Ma'on e l'avamposto di Havat Ma'on. In questo mese non si segnalano gravi inadempienze, ma solo limitate negligenze rispetto al mandato che hanno soldati, i quali talvolta si rifiutano di completare il percorso che dovrebbero garantire o di scendere dalla jeep e camminare con i bambini. Senza contare i piccoli o grandi ritardi che oramai sono diventati una brutta consuetudine. I volontari di Operazione Colomba hanno inoltre visitato la scuola di Suseya, sotto ordine di demolizione, e quella di Al Fakheit, anch'essa dal futuro precario alla luce della sua ubicazione all'interno della Firing Zone israeliana.
Il mese si è concluso con uno spettacolo del Freedom Theatre in cui dei giovani di Jenin hanno messo in scena i racconti e le emozioni degli abitanti di At-Tuwani e dei villaggi vicini. Donne e uomini, anziani e bambini, palestinesi e internazionali, tutti insieme a condividere il passato e il presente in uno spazio libero di espressione che deve essere abitato per uscire dall'oppressione e non restare vittime dell'odio. Una piccola goccia come quelle della pioggia che è scesa leggera sulle nostre terre durante lo spettacolo. Fragili e timide particelle d'acqua che però rendono pian piano feconda questa terra, spesso così arida e riarsa, ma pronta a fiorire se curata nel modo giusto.






