Luglio 2012

SITUAZIONE ATTUALE - CONDIVISIONE E LAVORO - VOLONTARI

Il 23 luglio il Ministero della Difesa Israeliano ha ordinato l'evacuazione di otto villaggi palestinesi nell'area: Al Majaz, At Taban, Sfai, Al Fakheit, Halaweh, Mirkez, Jinba e Kharube. L'area interessata, nella quale attualmente vivono circa 1500 persone, diventerebbe area di esercitazioni militari dell'IDF. Per quanto riguarda i coloni, i loro attacchi e le loro minacce si sono perlopiù attuate in Humra Valley, su Meshaha, Kharrouba e sull'Old Havat Ma'on, luoghi centrali nella vita del villaggio di At-Tuwani e molto importanti per le persone di Tuba e di Maghayir Al Abeed, dato che sono punti di passaggio negli spostamenti verso At-Tuwani o verso la vicina città di Yatta.
Centrale e simbolica è stata la quasi quotidiana presenza di coloni provenienti dall'avamposto di Havat Ma'on presso un pozzo di proprietà palestinese nella valle di Humra. Su questo pozzo i coloni, all'inizio del mese, come i volontari di Operazione Colomba hanno potuto documentare, hanno prima appiccicato un adesivo in cui era scritto “Vogliamo uno Stato Ebraico”, successivamente hanno scritto “Morte agli arabi. Kahane aveva ragione”. Lo stesso pozzo, durante tutto il mese, è stato usato dai coloni per farci il bagno.
Nel mese di Luglio il pascolo o il semplice passaggio per i luoghi sopra indicati per ritornare a casa, si sono rivelate attività pericolose per l'incolumità dei pastori palestinesi a causa dei continui, quanto imprevedibili, attacchi provenienti dall'avamposto, che in più di un'occasione si sono spinti molto oltre l'avamposto di Havat Ma'on. Il 7 luglio sei coloni hanno inseguito due volontari che tornavano da Tuba ad At-Tuwani, dopo aver accompagnato due donne e un bambino nel passaggio di Meshaha Hill e Old Havat Ma'on Hill.
Il 9 luglio in quattro, mascherati e armati di bastoni, hanno inseguito due volontari e quattro palestinesi scagliando sassi contro di loro. In entrambi gli episodi è stato fondamentale l'intervento degli abitanti del villaggio di Al-Mufaqarah, i quali hanno risposto alla minaccia dei coloni accorrendo sul posto in massa e quindi mettendoli in fuga.
Il pomeriggio del 9, poi, mentre due volontari di Operazione Colomba tentavano di raggiungere la collina di Kharrouba, un colono li aggrediva verbalmente, filmandoli con una telecamera, minacciando di picchiarli se non se ne fossero andati di lì e impedendo loro di raggiungere la collina.
Una delle risposte che finora il Comitato Popolare di Resistenza Nonviolenta delle South Hebron Hills, Operazione Colomba e le organizzazioni israeliane che frequentano l'area (quali Ta'ayush) hanno dato alla situazione di continua violenza, è stata l'intensificazione della collaborazione.
Il 10 luglio gli attivisti di Ta'ayush hanno sventato un attacco dei coloni che, recepita la presenza di israeliani che stavano chiamando la polizia, al posto dei soliti internazionali, sono rientrati immediatamente nell'avamposto.
Non sempre, però, la presenza degli attivisti israeliani è bastata a fermare la violenza. La mattina del giorno 21 due coloni dell'avamposto di Havat Ma'on hanno attaccato i propri connazionali attivisti mentre accompagnavano un pastore palestinese. E' da segnalare l’inadempienza dell’esercito che durante l’episodio pattugliava l’area (senza intervenire).
Lo stesso pastore era stato attaccato alla presenza dei volontari di Operazione Colomba per ben due volte, la mattina e il pomeriggio del giorno prima, mentre attraversava Humra Valley per raggiungere  prima e per tornare a casa poi da At-Tuwani.
Ancora, il 28 luglio un minorenne proveniente da Maghayir Al Abeed è stato attaccato con lancio di pietre da 6 coloni in Humra Valley, rimanendone traumatizzato.
Infine, il 31 luglio, tre coloni, di cui uno con una pistola, hanno attaccato, sempre in Humra Valley, sette minorenni palestinesi, tirando loro delle pietre mentre raccoglievano fichi nella terra di proprietà del loro padre.
In seguito ad ogni minaccia e attacco non ci sono state conseguenze per i coloni.
L'aumento di attività da parte dei coloni riguarda tutta l'area delle South Hebron Hills. Infatti, i volontari di Operazione Colomba erano presenti a Susiya (villaggio palestinese confinante con la colonia di Suseya) il 24 luglio, quando circa 50 coloni stavano lavorando terre palestinesi allo scopo di piantarci delle vigne. Attivisti israeliani hanno tentato di impedirlo, scatenando le ire dei coloni, che hanno risposto con pietre e insulti. L'intervento dell'esercito ha bloccato la situazione di tensione; i soldati, infatti, hanno scortato i coloni all'interno della Suseya, mentre l'area veniva dichiarata zona militare chiusa per 24 ore.
Ancora il 24 luglio, quattro coloni provenienti da Havat Ma'on hanno attaccato tre minorenni palestinesi nei pressi di Tuba, urlando, lanciando pietre e correndo loro contro nel tentativo di spaventarli.
Allo stesso tempo prosegue la politica di occupazione civile e militare del governo israeliano: il 16 luglio la DCO (District Coordination Office) ha consegnato ordini di demolizione per tre abitazioni nel villaggio di Al-Mufaqarah (queste strutture avevano ricevuto un ordine di stop ai lavori, il provvedimento che precede l'ordine di demolizione, il 10 di giugno). I proprietari delle strutture avevano tre giorni per procedere autonomamente alla demolizione, dopo di che l'autorità israeliana avrebbe avuto il diritto di farlo. I palestinesi hanno fatto ricorso, quindi la situazione è congelata.
Inoltre il giorno 20 un pastore del villaggio di Am Dirit è stato arrestato con l’accusa di aver violato la sicurezza dell'avamposto di Avigayil (avamposto vicino ai villaggi di Al Mufaqarah e Amm Dirit) pascolando all'interno dei confini dell'avamposto (ma come può un avamposto illegale avere dei confini?) e fotografando con il telefonino installazioni militari al suo interno. In realtà il pastore stava pascolando in terre di sua proprietà in prossimità dell'avamposto.
L’intervento dei legali di “Yeshdin” e “Rabbini per i diritti umani” ha permesso il suo rilascio dopo cinque giorni di detenzione, con il pagamento di una cauzione di 1000 NIS.
Il 30 luglio, poi, quattro soldati dell'esercito israeliano hanno realizzato un censimento delle persone  che vivono a Tuba e Maghayir Al Abeed, chiedendo a tutti i documenti. Purtroppo la cosa ci preoccupa abbastanza, dato che i due villaggi in questione hanno rischiato di entrare nella lista dei villaggi palestinesi da evacuare per costituire un'area di esercitazioni militari (vedi primo paragrafo). Le forze occupanti, in seguito alla decisione del 23 luglio del Ministero della Difesa di evacuare otto villaggi dell'area, hanno chiuso diverse strade nella zona delle south Hebron hills.
L'esercito israeliano ha chiuso le strade che raggiungono i villaggi e, secondo alcune organizzazioni operanti nell'area, arresterebbe chiunque tenti di entrare nella zona dichiarata “militare chiusa”.
Inoltre, l'esercito ha posto ai margini delle strade che raggiungono Tuba da Umm Al Kheer e Jinba da Bir Al Idd dei blocchi di cemento in cui si può leggere in ebraico, arabo e inglese: “Danger. Firing Area. Entrance Forbidden”.
A tutto questo si aggiunge l'utilizzo massiccio, quasi quotidiano, di check point da parte dell'autorità militare israeliana all'entrata del villaggio di At-Tuwani.

Ma gli abitanti delle South Hebron Hills come sempre ci stupiscono e, sempre pronti al peggio (come dice il coordinatore del Comitato di Resistenza Nonviolenta), con qualche fatica e difficoltà interna, ma con la forza della dignità ritrovata, ogni giorno cercano di intralciare i meccanismi dell'occupazione per riavere la propria terra e il proprio stile di vita.   
Il mese di luglio ha visto il Comitato Popolare delle Colline a sud di Hebron impegnato in varie azioni e iniziative.
L’inizio del mese è stato animato dal Summer Camp ad Al-Mufaqarah. Il Comitato ha scelto Al Mufaqarah per rilanciare la campagna “Al Mufaqarah R-Exist”, iniziata a metà maggio con l'obiettivo di una casa riconosciuta per ogni abitante.  
Con il summer camp è stata necessaria la scorta militare per i bambini provenienti dai villaggi di Maghayir-Al-Abeed e Tuba. Purtroppo in più di un’occasione la condotta dell’esercito ha messo a rischio l’incolumità dei bambini. Il giorno 7, a causa dell’imprevista assenza della scorta militare, i volontari di Operazione Colomba hanno dovuto accompagnare personalmente i bambini a Al Mufaqarah.
La mattina del 6 gli abitanti di Al-Mufaqarah, con l’aiuto di attivisti israeliani e internazionali, nonché dei volontari di Operazione Colomba, hanno lavorato instancabilmente per sistemare la strada sterrata che dalla bypass road porta al villaggio di Al-Mufaqarah. I palestinesi hanno mostrato la loro determinazione anche nel momento in cui un colono dell'avamposto di Avigayil ha rubato loro uno dei pneumatici dipinti con i colori palestinesi usati per segnalare l’accesso al villaggio. Un corteo di uomini donne e bimbi si è diretto nei pressi dell’avamposto, dove già erano arrivate diverse unità della polizia e dell’esercito, chiedendo a squarciagola che gli fosse restituito. Il colono dopo mezz’ora ha restituito un pneumatico ai palestinesi.
Il giorno 7, invece, a Susiya si è svolta un’azione per cancellare delle scritte che minacciavano di morte gli arabi, lasciate dai coloni su di una tanica che raccoglie l'acqua. Durante questa azione sono stati arrestati 4 attivisti israeliani.
Infine, il festival della nonviolenza organizzato dal Comitato Popolare si è tenuto il giorno 14 a Al Mufaqarah con la presenza di internazionali e attivisti israeliani. Danze, musica, uno spettacolo di clownerie e nel pomeriggio il lancio di palloncini colorati vicino all’avamposto di Avigayil a dimostrazione che le più forti armi contro l’occupazione sono la resistenza nonviolenta e la perseveranza.
Il Comitato, in collaborazione con attivisti israeliani e internazionali, si sta organizzando per reagire adeguatamente all'ordine di evacuazione degli otto villaggi.
Piccoli segni di speranza arrivano da poco lontano. Il 30 Luglio la Israel’s High Court ha decretato che Israele ha 30 giorni per trovare una soluzione per i residenti del villaggio di Zanuta, che sta per essere demolito perché situato in zona archeologica. Nel villaggio nelle colline a sud di Hebron risiedono 27 famiglie da prima del 1967. Il giudice Hanan Meltzer ha obbligato lo Stato a trovare una soluzione alternativa per tutti gli abitanti del villaggio che verrà demolito.
Come spesso in area C, i segni di speranza hanno un valore contraddittorio. Se è vero che lo Stato è obbligato a trovare una soluzione alternativa per gli abitanti di questo villaggio, è vero anche che non è messo in discussione il fatto che debbano lasciare il villaggio e subire un trasferimento forzato.
La vita nel villaggio di At-Tuwani è proseguita tranquilla.
Un altro Summer Camp e un altro Festival si sono svolti ad At-Tuwani contemporaneamente a quelli di Al-Mufaqarah.
La vita di At-Tuwani e dei villaggi vicini è stata animata dall'associazione di clonw V.I.P., che ha visitato l'area dal 14 al 20 luglio.
Il 20 luglio, inoltre, è cominciato il Ramadam, momento importante e molto sentito dal villaggio, che ne sconvolge i ritmi quotidiani e permette alle famiglie di riunirsi in piccoli e semplici momenti di festa e riposo.

In questo mese il villaggio di At-Tuwani ha ospitato sette delegazioni. Come sempre, la gente delle colline a sud di Hebron riesce a lasciare ai visitatori un messaggio forte di speranza nel futuro. Il senso di ospitalità di questa gente non conosce nazionalità. Per loro il villaggio appartiene a chiunque gli voglia bene e gli riconosca la giusta dignità. Ne è la dimostrazione l’incontro tra il leader del comitato popolare e un ragazzo israeliano in visita al villaggio, dopo aver concluso il servizio militare proprio in questa area. Al giovane israeliano è stato detto: “Io so che tu sei stato qui, che hai svolto il servizio militare in questa zona, come puoi vedere senza divisa la gente ti guarda con occhi diversi. Ora non sei un soldato, ma un nostro ospite, e sarai sempre benvenuto, sarete sempre benvenuti, questo è anche il vostro villaggio”.
Questo è anche il nostro villaggio.