SITUAZIONE ATTUALE - CONDIVISIONE E LAVORO - VOLONTARI
Il mese di febbraio con le sue abbondanti piogge ha visto le colline a sud di Hebron popolarsi di pastori e delle loro greggi.
Il bisogno di nutrire i propri animali unito alla necessità di mantenere una presenza costante sulle proprie terre li ha portati a recarsi quotidianamente, accompagnati dai volontari di Operazione Colomba, in prossimità dell'avamposto di Havat Ma'on e della colonia di Ma'on. Questo non senza conseguenze, infatti pressoché quotidianamente sia l'esercito israeliano, in collaborazione con il capo della sicurezza di Ma'on, che i coloni dell'avamposto hanno tentato di ostacolarne l'attività. Nell'arco del mese i pastori sono stati allontanati ben quindici volte dal pascolo. In sette occasioni i coloni di Havat Ma'on li hanno messi in fuga usando violenze verbali ed intimidazioni, ma senza ricorrere alla violenza fisica, in altre cinque occasioni si sono registrate azioni di concerto tra coloni ed esercito e per tre volte i soldati hanno costretto i pastori a lasciare il pascolo.
Nella seconda metà del mese sono stati cinque i palestinesi arrestati. Il giorno 25 due quindicenni del villaggio di Tuba sono stati arrestati dopo aver condotto le loro greggi in terra palestinese in risposta alle minacce dell'esercito e del responsabile della sicurezza di Ma'on, i quali avevano intimato ai loro familiari di non usufruire più di quelle terre.
Gli ultimi giorni di febbraio sono stati particolarmente difficili per gli abitanti della zona: il 26 un pastore del villaggio di Jawwaya è stato detenuto temporaneamente dall'esercito, su ordine del responsabile della sicurezza della colonia di Ma'on. Il ragazzo è stato poi rilasciato in seguito alle pressioni dei volontari di Operazione Colomba e di due associazioni israeliane, ma è particolarmente grave il fatto che il suddetto responsabile della sicurezza, vigilante privato, dia ordini ai soldati, forza pubblica dello Stato.
Il 27 febbraio una camionetta dell'esercito ha inseguito alcuni pastori del villaggio di Maghayir Al Abeed nella valle di Meshaha. Un volontario, nel tentativo di rallentarne l'avanzata ha cercato di parlare con i militari, i quali lo hanno minacciato di arresto e detenuto temporaneamente facendolo salire a bordo del loro veicolo. L'episodio viola palesemente la legge israeliana in quanto gli internazionali non sono soggetti alla giurisdizione militare che è applicata ai soli palestinesi. Al momento del rilascio il ragazzo è stato vittima di gravi minacce e intimidazioni.
Infine il 28 febbraio, dopo un'incursione di cinque coloni di Havat Ma'on mirata ad allontanare e disperdere le greggi di alcuni abitanti della zona, l'intervento dell'esercito israeliano ha portato all'arresto di tre palestinesi. L'accaduto rappresenta un esempio lampante della condotta abituale dei soldati nei confronti delle popolazioni dell'area. Pur nell'evidenza del danno subito dai pastori, i militari si sono posti a difesa degli interessi dei coloni, i quali non hanno subito nessuna conseguenza legale. Ma la collaborazione di coloni e militari non finisce qui.
Un fatto particolarmente grave si è verificato il 3 febbraio quando un gruppo composto da un centinaio di israeliani, alcuni armati, è entrato ad At-Tuwani, scortato da un gran numero di soldati, per recarsi presso alcune rovine presenti all'interno del villaggio. Alcuni archeologi israeliani asseriscono che i resti appartengano ad un'antica sinagoga, affermazione intorno alla quale sussistono pareri discordanti. I coloni dell'avamposto di Havat Ma'on hanno approfittato della situazione per fare ingresso nel villaggio e pregare sul sito. Nonostante la pesante provocazione lanciata dai coloni, nessuno degli abitanti di At-Tuwani ha risposto usando la violenza. Questo episodio è particolarmente preoccupante, in quanto la politica di occupazione israeliana spesso utilizza i ritrovamenti archeologici in West Bank come pretesto per confiscare terre ai palestinesi.
La presenza di militari nella zona si è mantenuta costante per tutto l'arco del mese. Nonostante vi sia stato un solo checkpoint all'entrata di At-Tuwani, gli abitanti dei vari villaggi hanno subito il continuo controllo dell'esercito.
Rilevanti due casi in cui i soldati hanno fatto irruzione in abitazioni di Palestinesi, in una delle quali hanno trascorso un'intera notte relegando l'intera famiglia in una stanza. Per due volte sono state inoltre effettuate esercitazioni militari in aree prossime al villaggio, una di queste svoltasi in piena notte.
La politica di demolizioni dell'esercito israeliano è proseguita anche nel mese di febbraio. Il giorno 15 due bulldozer hanno demolito una casa, due cisterne per l'approvvigionamento idrico e due alloggi per animali sotto le cui macerie sono morti cinque agnelli, nel villaggio di Saadet Tha'lah. Queste demolizioni, oltre ad essere una violenza ingiustificabile, sono state eseguite illegalmente, come affermano i legali dell'associazione israeliana Rabbini per i Diritti Umani. Gli stessi bulldozer pochi minuti dopo si sono diretti al villaggio di Ar Rakeez dove hanno distrutto un pozzo e un campo con 50 alberi piantati poco più di un anno prima.
Altri quindici alberi, quattro fichi e undici ulivi, di proprietà palestinese sono stati abbattuti nelle vicinanze di Havat Ma'on a inizio febbraio. A questi si aggiungono altri 18 ulivi distrutti nei 3 mesi precedenti. Nonostante i sospetti ricadano sugli abitanti dell'avamposto le indagini della polizia israeliana non hanno portato all'identificazione di un colpevole.
Mentre gli ulivi di At-Tuwani venivano abbattuti i coloni del vicino insediamento di Carmel piantavano una trentina di alberi in terra palestinese per ostacolare l'attività dei pastori del villaggio di Umm al Kheer, facendo loro allungare l'abituale tragitto per il pascolo. L'esercito israeliano ha assistito alla scena senza intervenire.
Neppure i campi coltivati sono stati esclusi dai danneggiamenti degli abitanti di Havat Ma'on. Numerosi sono stati i casi in cui interi appezzamenti di terreno sono stati utilizzati come pascolo per le greggi dei coloni.
Da segnalare inoltre la nuova tendenza da parte degli stessi alla ricerca del dialogo con i volontari di Operazione Colomba a scopo persuasivo ed intimidatorio: in una prima occasione un abitante dell'avamposto si è intrattenuto con due volontari in un dialogo a senso unico durante il quale ha più volte ripetuto che tutta la West Bank appartiene agli ebrei, poiché parte del territorio promesso loro da Dio. Ha aggiunto inoltre che gli abitanti di Havat Ma'on hanno il potere di allontanare palestinesi ed internazionali dalle loro terre quando vogliono, il giorno, la settimana o l'anno seguente.
Una seconda volta un altro colono ha avuto un dialogo con due volontari durante il quale ha tentato di convincerli del fatto che gli abitanti dell'avamposto sono persone pacifiche che vivono di agricoltura e pastorizia e che le loro azioni di disturbo nei confronti delle attività dei palestinesi sono finalizzate solamente all'avere accesso alla poca terra necessaria al pascolo delle loro greggi.
Nel frattempo il primo febbraio alla scuola di At-Tuwani è iniziato il secondo semestre . Il primo giorno la scorta non si è presentata ed i bambini di Tuba hanno aspettato quasi un'ora sotto la pioggia prima di decidere di tornare a casa. Più in generale durante i primi dieci giorni del mese i volontari hanno registrato parecchi ritardi da parte dei militari. Nell'ultimo periodo è aumentato inoltre l'interesse di alcune associazioni israeliane per la situazione dei bambini e la puntualità dei soldati.
Il grande lavoro del Comitato Popolare degli ultimi mesi ha portato una grande partecipazione alle azioni nonviolente, una forte attenzione mediatica e un interesse sempre più diffuso riguardo la situazione della zona. Il 4 febbraio è partita da At-Tuwani la “Run Across Palestine” una corsa di più di duecento chilometri lungo tutta la West Bank che è terminata l'8 a Jenin a cui hanno partecipato numerosi corridori americani ed europei.
In generale la situazione delle colline a sud di Hebron si fa sempre più difficile. La pressione dell'esercito, la costante espansione di tutti gli insediamenti, la collaborazione tra soldati e coloni e la crescente politica di demolizioni complicano ogni giorno il lavoro dei pastori e dei volontari di Operazione Colomba. Nonostante ciò gli abitanti sembrano sempre più determinati ad affermare i propri diritti e a reclamare ciò per cui lottano quotidianamente: una vita normale.






