SITUAZIONE ATTUALE - CONDIVISIONE E LAVORO - VOLONTARI
In questi mesi l'intera Cisgiordania (South Hebron Hills comprese) è stata vittime di una serie di demolizioni mirate. Il trend di novembre e dicembre si è confermato anche a Gennaio.
Secondo Ocha Opt (http://www.ochaopt.org) nel 2011 sono state più di 1100 le persone sfollate a causa delle demolizioni, di cui più della metà bambini. Le strutture demolite sono state 622 (il 42% in più rispetto al 2010), di cui 222 case, 170 ripari per animali, e 2 moschee, di cui una a Umm Fagarah, vicino At-Tuwani.
Il numero delle cisterne d'acqua distrutte è più che raddoppiato passando da 21 (2010) a 46 (2011). Il 90% delle demolizioni e il 92% degli sfollamenti è avvenuto in Area C, controllata militarmente da Israele, il 60% in aree vicino ad insediamenti israeliani. Decine di migliaia di strutture rimangono a rischio a causa dei numerosi ordini di demolizione consegnati negli ultimi anni.
Per quanto riguarda i permessi di costruzione, il 70% della West Bank rimane off-limits per i palestinesi.
Oltre ai numeri bisogna considerare gli effetti che questi provvedimenti hanno sulla vita quotidiana.
Le demolizioni sono uno strumento mirato della politica dell'occupazione israeliana e rientrano in un piano più ampio. Oltre a privare le persone della propria casa, distruggono le risorse di sostentamento (pascoli, terreni agricoli, fonti d'acqua) e portano un generale e progressivo peggioramento della qualità della vita. Nelle South Hebron Hills l'energia elettrica e l'acqua corrente sono i servizi più colpiti.
A gennaio sono stati consegnati altri 8 ordini di demolizione ad Um Al Kheer che si aggiungono ai 12 già presenti. Nello stesso villaggio, il giorno 25, sono state abbattute 2 case. Su di esse non pendeva nessun ordine, ma erano già state demolite lo scorso anno. Anche nei villaggi di Wadi Jehesh, Qawawis e Sh'ib al Butum l'esercito ha consegnato alcuni ordini per le turbine eoliche che alimentano le abitazioni.
Parallelamente a questo Operazione Colomba ha monitorato l'espansione di tutti gli insediamenti e avamposti della zona. Durante le demolizioni ad Um Al Kheer, nel vicino insediamento di Karmel, erano al lavoro numerosi bulldozer. A Ma'on proseguono i lavori di 6 nuove abitazioni sulla collina di Khelly, terra che apparteneva ai palestinesi, sotto cui molto spesso pascolano i pastori di Tuwani e Jawayya. Osservando gli operai, i volontari hanno notato che quasi tutti sono arabi. Anche nel vicino avamposto di Avigayil e nell'insediamento di Suseya stanno sorgendo nuove costruzioni.
Nell'avamposto di Havat Ma'on si sono registrati numerosi movimenti di coloni e lavoratori. Sono state montate le serre a fianco della strada percorsa dai bambini di Tuba per andare a scuola. Inoltre una nuova casa è stata costruita nella valle di Meshaha dove era già presente un capanno per gli attrezzi. Non è ancora abitata, ma crea numerosi problemi per i pastori e i contadini che vogliono lavorare nella zona, costringendoli ad allungare la strada per raggiungere il vicino villaggio di Tuba. Per questo sono state contattate alcune Ong che si occupano di monitorare questo tipo di espansioni.
Nel corso di questo mese si sono registrati numerosi contatti tra il responsabile della sicurezza dell'insediamento di Ma'on e i soldati israeliani. Questo mostra come ci sia una forte connessione e collaborazione tra esercito e coloni a scapito dei palestinesi.
In particolare un episodio del 16 gennaio ha evidenziato gli stretti rapporti esistenti. Mentre due pastori erano fuori con le greggi su una collina vicino al villaggio di Tuba è sopraggiunto il capo della sicurezza della colonia di Ma'on, seguito da una camionetta dell'esercito. Il mezzo militare si è fermato all'entrata del villaggio e due soldati si sono diretti verso i pastori, colpevoli di pascolare troppo vicino all'insediamento israeliano, terra che dovrebbe appartenere ai palestinesi. I soldati hanno preso la carta d'identità di uno dei due pastori (l'altro è un minore) e l'hanno consegnata al colono, nonostante per legge essi non possano ricevere ordini dall'organo di sicurezza degli insediamenti. I due palestinesi sono stati trattenuti dai soldati, i quali hanno spiegato che i coloni di Ma'on hanno richiesto una copia del documento per presentare denuncia nei confronti del ragazzo. Il capo della sicurezza della colonia è tornato sul posto per consegnare il documento originale ai militari, i quali hanno poi lasciato il villaggio salendo in macchina con lui.
In area C, sotto occupazione militare, bisogna fare i conti con una legalità non sempre basata sulla giustizia. Coloro che “legalmente” dovrebbero assicurare i diritti e i servizi della popolazione occupata li violano di fatto e per giunta in collusione con i coloni estremisti.
Durante tutto l'arco del mese i numerosi accompagnamenti dei pastori sono stati spesso disturbati dalla presenza di coloni ed esercito. Il giorno 15 due abitanti di Havat Ma'on armati di fucile si sono recati su una collina da cui hanno sparato dei colpi, un pastore palestinese che pascolava le sue pecore sulla collina di fronte è stato visto allontanarsi di fretta.
Per quanto riguarda l'accompagnamento a scuola dei bambini si sono registrati molti progressi. Spesso la scorta ha camminato con i bambini fino alla fine del tragitto, cosa davvero rara in passato. Altre volte però si sono verificati ritardi. In un caso alcuni bambini hanno deciso di percorrere la strada da soli, ma dopo essere stati intimiditi dai coloni sono tornati indietro. Il 16 gennaio, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, i militari si sono presentati 2 ore dopo l'orario stabilito.
Il 18 gennaio sono stati posti dall'esercito dei blocchi stradali lungo la Bypass road, la strada che collega gli insediamenti a Israele, per ostruire l'accesso ai villaggi palestinesi di Qawawis e Shi'b al Butum. Il Comitato Popolare ha deciso, in collaborazione con i volontari di Operazione Colomba, attivisti israeliani e altri internazionali, di organizzare un'azione per rimuoverli. Evidentemente l'unione di tutte queste forze ha intimorito le autorità israeliane visto che il giorno dell'azione i blocchi erano già stati rimossi. É stato comunque necessario sistemare il manto stradale, lasciato in pessime condizioni dai militari. Durante l'azione la polizia ha arrestato 2 attivisti israeliani colpevoli di aver continuato a lavorare nonostante fosse stato espresso un divieto.
Gennaio è stato un mese di forte collaborazione tra i volontari della Colomba, i palestinesi e gli attivisti israeliani. Molti sono stati i momenti di confronto. Questo fa ben sperare per il futuro. É molto importante che ci sia un coordinamento costante tra i diversi protagonisti di questa resistenza, inoltre c'è da considerare che gli israeliani godono di importanti diritti che internazionali e palestinesi non hanno.






