Settembre 2011

SITUAZIONE ATTUALE - CONDIVISIONE E LAVORO - VOLONTARI

Il mese di settembre è stato intenso sia per gli abitanti delle colline a Sud di Hebron che per i volontari di Operazione Colomba. Ci sono stati significativi episodi di violenza ed aggressività sia da parte dei coloni che dell'esercito. Anche la scorta dei bambini ha dimostrato in diverse occasioni particolare inefficienza. Questo clima può essere in parte scaturito o inasprito dalla polemica riguardante la Dichiarazione dello Stato Palestinese all'ONU. Il 23 Settembre il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha consegnato al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon la richiesta ufficiale di riconoscimento.
Nelle prossime settimane si attende un periodo importante. I palestinesi sono divisi sull'opportunità di questa azione, ma in molti il 23 hanno festeggiato nelle piazze delle città, riempite di bandiere palestinesi, e tutti sono rimasti entusiasti come mai prima del discorso del presidente.
Quasi certo in ogni caso è il veto che porranno gli USA in sede di Consiglio di Sicurezza. Abbas punta comunque a lanciare una provocazione ed un segnale al mondo intero. Probabilmente ci sarà anche una votazione presso l'Assemblea Generale e la vittoria quasi certa dei sì in questa sede comporterebbe il passaggio della Palestina da "entità osservatrice" a "Stato osservatore", nonché il raggiungimento di un obiettivo di grande importanza simbolica.
D'altra parte il riconoscimento dello Stato sarebbe limitato alla sola Cisgiordania e non affronterebbe nessuna delle questioni legate al conflitto e all'occupazione; potrebbe provocare invece tensioni tra palestinesi e coloni e determinare un'escalation di violenze. Il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che il governo, per "proteggere" i coloni, ha fornito alla popolazione civile mute di cani, gas lacrimogeni e bombe sonore, ed ha inoltre autorizzato i militari a sparare (alle gambe...) ai palestinesi che si fossero avvicinati troppo alle colonie.
Questo fatto ha creato una forte preoccupazione nella gente di Tuwani e dell'area. E' stato diffuso il timore (in parte giustificato) che i coloni sarebbero stati legittimati ad azioni violente. Anche i coloni hanno mostrato di essere in allerta: in diverse occasioni alcuni di loro hanno fatto pattugliamenti, a volte armati, nei dintorni di Havat Ma'on.

I volontari di Operazione Colomba hanno continuato in questo periodo ad accompagnare un pastore di Magayr Al Abeed, sempre in difficoltà nel fornire cibo e acqua al gregge a causa della siccità.
Il 12 settembre i coloni, mascherati e armati di bastone, sono usciti da Havat Ma'on per scacciarlo. Il pastore successivamente ha comunque portato ad abbeverare le pecore presso la sua cisterna vicina all'avamposto e i volontari sono rimasti con lui per tutta la durata dell'accompagnamento.
Il 24 Settembre, mentre tre volontari tornavano da un altro accompagnamento, dieci coloni sono usciti nuovamente con il volto coperto urlando e muovendosi verso di loro. I volontari, allontanandosi velocemente, hanno contattato tre volte la Polizia (che non ha risposto) e i pacifisti israeliani di Ta'ayush. I pacifisti hanno iniziato un'azione entrando dentro Havat Ma'on. Poco dopo sette coloni, mascherati e non, sono usciti dal bosco di fronte a Tuwani dirigendosi verso casa Rabai. Davanti all'ultima casa del villaggio si sono infine venuti a trovare una quindicina di coloni, una trentina di Palestinesi, dodici attivisti di Ta'ayush, undici jeep militari e sei internazionali. I soldati hanno finalmente trattenuto alcuni coloni e li hanno costretti a togliersi i cappucci, ma non hanno preso nessun provvedimento nei loro confronti. I tre volontari coinvolti all'inizio si sono recati alla stazione di polizia per presentare regolare denuncia, ma non sono stati seriamente ascoltati.
L'ultima settimana del mese un colono ha iniziato a uscire con il suo gregge e a pascolare vicino ad Havat Ma'on sulle colline di proprietà palestinese e frequentemente utilizzate come pascolo. In più occasioni il pastore di Magayr Al Abeed è stato cacciato, a volte con l'aiuto di altri coloni e dei cani, e a volte con il sostegno dell'esercito.

La scuola è ricominciata il quattro. Contemporaneamente all'apertura delle lezioni è iniziata anche la scorta militare per gli scolari in arrivo dai villaggi di Tuba e Magayr Al Abeed.
La scorta, in particolare nelle prime due settimane, non ha dato alcuna garanzia di affidabilità: i ritardi sono stati frequenti, poche volte i soldati hanno camminato con i bambini (come prevede la scorta), in più di una occasione i bambini sono stati lasciati soli lungo il percorso e in due casi i volontari sono intervenuti lungo il tragitto adiacente alle serre di Ma'on per compensare le inefficienze della scorta. Il primo intervento c'è stato il primo giorno di scuola: finite le lezioni, dopo aver aspettato più di un'ora l'arrivo dei militari, i bambini si sono incamminati in autonomia su per la strada, intuendo la presenza della scorta più in alto. Due di noi li hanno accompagnati, ma una bambina è scoppiata a piangere per la paura e si è rifiutata di proseguire. Solo dopo che il gruppo era quasi arrivato in cima alla salita, la scorta si è sporta per farsi vedere.
Il secondo intervento è avvenuto il 18 Settembre, quando due coloni su una moto e un quad hanno provato a infilarsi tra i bambini che tornavano a casa. La scorta si trovava distante e nessun soldato camminava. Un volontario è allora corso velocemente a fianco dei bambini.
L'11 Settembre, alla mattina, un'auto si è infilata tra i bambini e ha guidato in direzione di una bambina un po' più avanti degli altri. Lei ha iniziato a correre ed è arrivata alla fine della discesa piangendo. La macchina ha poi fatto retromarcia per andare verso il resto dei bambini che, spaventati, si sono buttati sul lato della strada.
Il 18 Settembre la scorta ha permesso ad un tir diretto verso Havat Ma'on di posizionarsi tra di essa e i bambini. Molti di loro si sono spaventati e si sono messi a correre verso di noi che aspettavano in fondo alla strada.
I volontari hanno notato un miglioramento nella professionalità dei soldati negli ultimi dieci giorni del mese, in cui i militari hanno quasi sempre camminato con i bimbi e in due occasioni si sono interposti tra di loro e delle auto di coloni che provavano ad intimidirli. Si sono inoltre resi disponibili a rispondere ad alcune nostre domande e si sono informati sulle prepotenze passate dei coloni.

I volontari della colomba hanno inoltre continuato ad andare a dormire nei villaggi di Tuba e Wadi Jehesh il venerdì sera, per poter poi anche accompagnare i pastori di questi villaggi fuori con il gregge il sabato mattina. Le famiglie di Waadi Jeesh hanno patito in questo periodo in particolare a causa dei blocchi stradali a loro imposti, cumuli di terra che chiudono la strada sterrata che collega la bypass 317 con le tende. Nonostante il blocco sia stato riaperto due volte l'IDF ha nuovamente bloccato tramite bulldozer  l'ingresso a queste abitazioni, creando non pochi disagi.

Nel villaggio palestinese di Umm al Kheer la mattina dell’8 settembre l’esercito israeliano ha demolito tre abitazioni e un servizio igienico. Secondo gli operatori ONU presenti sul posto, le strutture demolite erano abitate da otto adulti e 16 bambini, ora senza casa. Su tutte le quattro strutture demolite pendeva un ordine di demolizione. Gli abitanti del villaggio affermano che i militari hanno presentato al loro arrivo un ordine di demolizione esecutivo non per le quattro  strutture, ma per un forno. Tuttavia l’esercito israeliano non ha demolito il forno.

A Susiya durante la notte tra l’8 e il 9 settembre i coloni del vicino insediamento di Susiya hanno dato fuoco a un’abitazione mentre due palestinesi dormivano al suo interno. L’incendio è stato spento con l’acqua di una cisterna che fortunatamente si trovava vicino alla casa. Il proprietario è stato trasportato in ospedale per problemi respiratori causati dal fumo.

Settembre ha portato anche momenti di felicità e condivisione. At-Tuwani ha ricevuto tre delegazioni: una del Palestinian Solidarity Project, un'altra di un gruppo di internazionali legati ai CPT e l'ultima della Carovana per l'acqua (accompagnato da Luisa Morgantini). Tutti questi incontri sono stati ricchi di spunti e di riflessioni sia per il villaggio che per le comitive.

Il 25 Settembre è stato un giorno importante per tutti coloro che hanno conosciuto At- Tuwani e hanno creduto nella scelta nonviolenta del Comitato Popolare. Una manifestazione felice e colorata ha percorso la strada che collega At-Tuwani ad Al Fakheit in concomitanza con la Marcia Perugia-Assisi in Italia. Lo scopo della giornata era lanciare un messaggio di pace e solidarietà agli abitanti dei villaggi colpiti dalla violenza dei coloni e dalle sofferenze dell'occupazione militare israeliana. Molte associazioni israeliane erano state invitate, ma principalmente a causa del difficile periodo non sono riuscite a partecipare. Al termine della manifestazione Hafez si è collegato in diretta con la manifestazione in Italia per un saluto. E' stato particolarmente significativo lanciare un messaggio di pace e vivere una giornata serena in un periodo così denso di tensioni.

Il 30 Settembre i CPT hanno salutato definitivamente At-Tuwani. Il responsabile per la Palestina, Tarek, ha incontrato il villaggio al fine di spiegare i motivi della loro scelta. La serata è stata allietata dalla presenza di Hafez, Nasser, Khaled, Juma, Aisha, Kifah e Jamila. A rappresentare i CPT c'erano anche Laura e Bob. Ognuno ha ringraziato per la presenza e il lavoro svolto dai CPT in questi sette anni. Molto interessante è stato il dibattito fra uomini e donne sul ruolo degli internazionali qui ad At-Tuwani. Il clima della serata è stato sereno e scherzoso.

Lo stato di salute del gruppo di Operazione Colomba è vacillante sul piano fisico ma vivo nello spirito. Abbiamo salutato e ringraziato Agnese la prima settimana del mese. Forze fresche e desiderio di condivisione sono arrivati con Manuela il 17 Settembre, seguite da quelle di Elena il 29 Settembre.

La vita continua nella sua quotidianità e le Colombe mantengono la presenza sapendo di avere una responsabilità in più: quella di essere diventati definitivamente l'unico gruppo internazionale ad operare con sede fissa ad At-Tuwani. Le giornate si fanno mano a mano più corte alla fine di questo mese pieno di stimoli. Ognuno continua con i propri ruoli. Aspettando la pioggia, andiamo avanti.