Raggiungere il villaggio di Al-Fakheit, nelle colline a Sud di Hebron, non rientra decisamente fra le imprese quotidiane più agevoli da compiere. La strada è sterrata, molto polverosa, piena di buche e interrotta da numerosi sbarramenti di sabbia creati dai militari israeliani per ostacolare i lavoratori palestinesi che tentano di raggiungere la Green Line, a pochi chilometri di distanza da qui, per andare a lavorare illegalmente oltre confine. Da At-Tuwani, dove i volontari di Operazione Colomba e di Christian Peacemaker Teams sono presenti dal 2005 per supportare la resistenza nonviolenta del villaggio, Al Fakheit dista circa 45-50 minuti a bordo di una jeep. Colline polverose cosparse di rocce si accavallano senza sosta e solo qualche macchia di ulivi interrompe il mare di sabbia rossastra che si estende fino alla Giordania.
Eppure proprio qui, in mezzo a questo deserto di sabbia e di roccia, quest'anno, il primo di settembre, ha aperto la scuola di Al Fakheit grazie all'intuito e all'iniziativa coraggiosa di un maestro di inglese, lo stesso che nel 1998 sostenne e supportò l'importanza dell'apertura della scuola di At-Tuwani (che oggi conta più di 150 studenti). Alla base del progetto il desiderio di rispondere alle esigenze delle famiglie della zona e di trovare una soluzione per garantire ai loro bambini il diritto all'istruzione. L'area infatti, che a colpo d'occhio potrebbe apparire disabitata, è in realtà animata da numerosi villaggi composti da 4-5 nuclei famigliari residenti in tende o in grotte scavate nella roccia e dediti per lo più alla pastorizia. Negli ultimi anni molte di queste famiglie, a causa della mancanza di una scuola, sono state costrette a sostenere ingenti spese (soprattutto se rapportate all'economia per lo più di sussistenza dell'area) per potere mandare i figli a scuola a Yatta (la città più vicina) e mantenerli là da soli (o con le madri) per tutta la settimana oppure, semplicemente, hanno dovuto rinunciare a mandarli a scuola. In altri casi ancora, alcune famiglie hanno deciso di vendere tutte le pecore, abbandonare il proprio villaggio e trasferirsi in città senza alcuna prospettiva.
L'apertura della scuola di Al Fakheit ha segnato un'inversione di rotta rispetto a questa tendenza, restituendo alle famiglie la possibilità di rimanere unite continuando a vivere nella propria casa e vicino alla propria terra d'origine senza dovere rinunciare all'educazione dei figli. Non solo. Da quando ha aperto la scuola, diverse famiglie che se ne erano andate hanno deciso di riacquistare le pecore e di tornare a vivere nell'area. Dal canto suo il Ministero dell'Istruzione Palestinese ha risposto da subito all'appello del maestro d'inglese rendendosi disponibile a pagare gli stipendi degli insegnanti e a fornire i banchi, le sedie, le lavagne ed i libri per tutti i bambini. Un evento importante, dunque, non solo dal punto di vista scolastico per garantire il diritto all'istruzione, ma anche dal punto di vista della valorizzazione del territorio perché sta portando con sé un vero e proprio ripopolamento dell'area che era stata abbandonata da molti a causa della mancanza di tutto e ha riacceso nelle famiglie palestinesi rimaste la speranza di un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Molte persone, infatti, auspicano che con il fiorire della scuola verrà sistemata anche la principale strada di collegamento (che attualmente versa in condizioni disastrose); che grazie a questo anche i costi delle cisterne d'acqua (che devono essere fatte arrivare da Hebron fino ai villaggi su trattori) diminuiranno; che si riuscirà a costruire una piccola clinica a fianco della scuola e che, ovviamente, diminuirà la pressione esercitata dai militari sulla zona.
Proprio quest'ultimo aspetto, infatti, ha costituito nel corso degli anni uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell'area, molto ambita dai soldati israeliani in vista di un possibile allargamento della vicina base militare di Jinba. Ogni giorno a bordo di jeep e hummer i militari israeliani pattugliano l'area, fermano le auto che transitano (trattenendole anche per ore) e creano disagi ai palestinesi della zona (non solo a quelli che tentano di attraversare il confine senza permesso per andare a lavorare). Molte famiglie hanno paura a mandare i bambini a scuola da soli attraverso le colline per timore che incontrino i militari sulla loro strada e diversi professori hanno preferito rinunciare all'incarico piuttosto che correre il rischio di imbattersi tutti i giorni nei controlli delle pattuglie israeliane. Una serie di problemi a cui si è tentato di porre rimedio, da un lato, attraverso il noleggio di un pick-up che tutti i giorni accompagni i professori e i bambini alla scuola di Al Fakheit e poi li riporti a casa dopo le lezioni; dall'altro, chiedendo ai volontari di Operazione Colomba e di Christian Peacemakers Teams, almeno per i primi tempi, di scortare il veicolo nei suoi tragitti documentando, in caso sia necessario, i soprusi e le violazioni dei militari. La speranza è anche quella che una maggiore presenza di internazionali nella zona incoraggi sempre più famiglie a fare ritorno dalle città e a mandare i propri bambini alla scuola di Al Fakheit. La strada da percorrere è certamente ancora lunga, ma ogni giorno si registrano segnali positivi: partiti con 8 bambini il primo giorno di scuola si è arrivati oggi a contarne circa 25 provenienti da 5 diversi villaggi (Majaz, Tabàn, Al-Awi, Jinba e Al-Fakheit); grazie alla presenza dei volontari internazionali e all'attività frenetica del maestro di inglese, che si muove di villaggio in villaggio per incoraggiare di persona le famiglie, quasi ogni giorno si aggiungono dei nuovi alunni alle classi (per ora 3 che raggruppano bambini di diverse età, anche se raggiunto il numero l'obiettivo sarà quello di formare classi specifiche per ogni età); infine, si sta iniziando a progettare la costruzione, almeno, della pavimentazione e dei bagni della scuola per poter passare dalle attuali 4 tende, picchettate sulla sabbia, a una struttura un po' più solida e funzionale che non debba far temere l'arrivo dell'inverno.
Foto:
http://www.operazionecolomba.com/galleries/palestina-israele/2009/20091116_alfakhit-school/
A. Z.







