Sleepless in Tuba

Palestina/Israele

...Well the road's out before me and the moon is shining bright...
Un asino solitario e il suo cavaliere imboccano la valle, il formoso didietro traccia grigie curve ancheggianti seguendo un immaginario flamenco che li accompagna nell'aria secca, fermentata di corpi di mosche e mulinelli di polvere...What I want you to remember as I dissapear tonight.…

Una stanca spiga giallognola pende dalle labbra spaccate del nostro condottiero, la pelle è ocra e scavata da mappe di rughe. Forse è la sua terra che gli scivola nelle vene e pulsa fino in superficie lasciando crepe indelebili. Forse è il corpo che chiama la terra in un tentativo di imitazione… today is grey skies tomorrow is tears you'll have to wait till yesterday is here… ha occhi infossati da maschera greca, sono le due fiammelle solitarie che guizzano con inaspettata profondità a suggerire tutta la vita che quel corpo ha da offrire, quel corpo altrimenti votato all'economia dei gesti che nel caldo non possono essere sprecati. L'unica macchia di colore in un mondo che si è fatto a strisce marroni e gialle è la khefia bianca che ondeggia al ritmo immaginario seguito dal placido destriero. Asino e uomo uniti in un incedere che in sé  non ha niente di glorioso, rivendicano il loro diritto all'esistenza, ogni zoccolo piantato nel terreno è una pietra per i fantasmi delle case distrutte, ogni passo sfida i confini. I suoi mulini a vento.

Now in darkness world stops turniiiiiing, ashes where the bodies burniiiing.… Israel World Diamond Center. Tel Aviv. Due blocchi verticali, uno orizzontale. Tonnellate di cemento, calcinacci, ferro, linoleum, neon, vetro, diamanti, oro, freddo. Vicino macchine che sfrecciano, la città si propaga in tentacoli di superstrade, circonvallazioni, autostrade, strade, stradine, viottoli. La gente corre, uomini e donne in divisa, cappelli neri, tondi, riccioli, turbanti, bandiere bianche e azzurre, ovunque. Una figura piccolina è immobile davanti al centro dei diamanti, i Black Sabbath le urlano nelle orecchie ...no more war pigs have the power, Hand of God has struck the hour. Day of judgment God is calling on their knees the war pig's crawling… "vorrei che potessero sentirlo tutti, vorrei che il mio corpo si trasformasse in uno stereo gigante e tutti ascoltassero. Sei in presenza del male, questa è la tua morte nera, forse adesso vedrò Darth Vader affacciarsi a uno di quei parapetti di ferro. Ma possibile che nessuno capisca? Nessuno che si domandi, nessuno che faccia una smorfia, un gesto. Vivono ignari, si alzano tutte le mattine, fanno le loro colazioni, vanno al lavoro, vanno in spiaggia, fanno surf, tentano di rimuovere dalla mente gli anni di servizio militare. Per loro va tutto bene. Tanto Tel Aviv è una città moderna, occidentale, hai il mare, i bar, i soldi facili, che ti frega sapere che a pochi chilometri da te... begging mercy for their sins, Satan laughing spreads his wings… fermati".
L'ultima battuta ha un tono diverso, assume tonalità materne e con delicatezza la riporta alla ragione.

Le notti a Tuba sono calde e piene di stelle, sussultanti di sogni a metà che cambiano con il ticchettio della pala eolica. Ti vengono in mente gli aeroplani, il sogno maledetto che innalza l'uomo verso il cielo e porta il peso delle bombe nella pancia. Dovremmo forse smettere di sognare per evitare di avere incubi? Sei caduta nella trappola delle semplificazioni, hai preferito l'immagine romantica di un cavaliere solitario a quella della società capitalista e menefreghista. Dannata infanzia marxista che torna a morderti le chiappe. Hai reso tutto bianco e nero, senza nessun diritto e nessuna particolare conoscenza hai incoronato l'uno e messo ai ceppi l'altro. Pensiamo che la parte più difficile di vivere un'occupazione sia la paura della morte, le pistole, le botte, il carcere. Quelli sono fatti tangibili, quasi passano in secondo piano. Il vero nemico è il demone che viene da dentro e che trasforma la realtà nel far west e dato che hai sempre tifato per gli indiani anche stavolta ti schieri dalla loro parte. Il cerchio si chiude. La violenza vince di nuovo, nel modo più subdolo, facendoti credere di avere ragione. "Non sarà il tuo odio a porre fine all'occupazione" ti dicono le pecore fissandoti con sguardi marziani.  

Cari israeliani condanno quello che fate, ma vi voglio bene comunque. O almeno ci provo ogni giorno.   

M.