Palestina/Israele
Sono da poco passate le tre, sul fuoco il brontolio della moka, noi si tira il fiato sul divano e le palpebre si chiudono piano a piano. Ma il villaggio non si riposa, dal cortile della scuola gli schiamazzi degli shebab minacciano un pomeriggio movimentato. Un urlo ci scuote. Non è tempo per dormire, è arrivata la convocazione per l'evento sportivo più atteso, la partita di pallone.
Un caffè al volo e sale l'adrenalina, le scarpe peggiori ai piedi e indosso magliette lise. Siamo pronti, l'ansia da prestazione è quella delle grandi occasioni. Alle spalle anni e anni di calcio da cortile.
La salita che porta alla scuola fatta di corsa vale come riscaldamento, in un attimo siamo in campo, acclamati e anche un po' sbeffeggiati.
Terreno da gioco. Manto in asfalto con ghiaietta ai lati per cambi di passo in derapata. Solo per fuoriclasse pena frenate con palmo delle mani.
Porte. Tubi d'acciaio saldati e ormai sbilenchi ma inspiegabilmente in piedi.
Linee laterali. Muro della scuola su un lato e sull'altro quel che resta di una rete arrugginita. In entrambi i casi diventano preziose sponde per saltare l'uomo in dribbling. Il fallo laterale non esiste, mica si può fermare il gioco.
Linee di fondo campo. Apparentemente inesistenti coincidono con una linea immaginifica a lato delle porte. Seppur invisibili dettano una regola fondamentale: ogni volta che la sfera da gioco la oltrepassa, palla alla difesa.
Pallone. Gonfio o meno gonfio, nuovo o sgualcito, è rotondo fino a quando la foga sportiva non lo scoppia.
Tifo. Quello delle grandi occasioni. La curva gremita di supporters è composta da tutti i fratelli minori dei giocatori in campo. Si lotta anche a bordo campo, ogni tifoso è anche raccattapalle non appena la sfera impazzita esce dal rettangolo di gioco. Cosa non si fa per tirare un calcio al pallone.
Le formazioni schierate per il saluto di rito contano 4 giocatori per squadra di cui uno è il portiere, ovviamente volante. I voli a terra sono invece da evitare, la ghiaietta facilmente farà male.
Divisa da gioco. Il segreto è sfoggiare calzettoni sopra i pantaloni ed è fatta, voilà i parastinchi naturali. Scarpe qualsiasi, anche spaiate. I più esperti preferiscono i piedi nudi di cui tuttavia rimane un mistero il materiale di fabbricazione.
Modulo. Rigorosamente sbilanciato in avanti, all'arrembaggio.
Si inizia. Da qui in avanti pochi schemi per capire cosa fare, tocca scattare. Correre per segnare, correre per esultare, sudare e non pensare. Al massimo provare un numero di alta scuola, colpo di tacco e a terra scivolare, ma senza farsi male. Di cerotti non si può certo campare.
Quando ad un tratto ecco il gesto calcistico che ha dell'incredibile, noi ci si guarda e giù a ridere di commozione. Un dribbling? Un fallo? Un gol da cineteca? Macché! Spettatori di una prima assoluta, con facce basite non ci par vero di vedere... controllo palla e retropassaggio al portiere!
È andata, non c'è nulla da fare, gioco lezioso o piedi a banana vince sempre il catenaccio all'italiana.







