Radici profonde

Scrivo queste righe a poca distanza da una stanza che ospita circa 30 persone che hanno dovuto abbandonare le loro case perché costantemente a rischio di attacchi da parte dell'esercito russo. Scrivo poco dopo che due uomini, in una base militare a migliaia di chilometri da questo Paese, hanno discusso della vita di migliaia di persone come delle clausole di un contratto immobiliare.


Mi scorrono davanti le immagini di queste giornate ricche di incontri, del lavoro con le persone di questa comunità religiosa accogliente e organizzata, con i giovani che in una piccola città dell'interno, Kazanka, organizzano ogni anno un campo estivo per i bambini e momenti di incontro per i giovani, e anche chi studia lontano ogni estate torna perché il gruppo resti attivo e il campo possa avere luogo, con ragazzi e ragazze di Mykolaïv che hanno molti impegni tra lo studio, il volontariato e gli amici.
Penso all'estate piena di gente indaffarata o vacanziera a Mykolaïv e Odessa, con i caffè affollati e musica dal vivo nei locali e lungo il fiume.
Ma, mi avvertono, non è finito nulla, ci si può illudere forse per un attimo ma la realtà è cupa.
Nessuno si illude che la logica della diplomazia possa corrispondere davvero all'interesse delle persone, che l'odio che è stato seminato verrà estirpato molto presto.
L'Ucraina ha sofferto moltissimo in questi anni, ma se è rimasta in piedi non è solo grazie alle armi, molto di più ha fatto la solidarietà della sua gente che ha permesso di non abbandonare gli ultimi e tenere insieme le comunità in mezzo a mille pericoli e sofferenze.
Lo si vede ancora molto bene nella martoriata città di Kherson in cui sono vive e attive le reti solidali delle comunità religiose nonostante gli incessanti attacchi dei droni e dell'artiglieria russa.
La resistenza di quelle persone è paragonabile a quella delle piante che crescono anche spezzando il cemento, nonostante tutto intorno sia ostile.
Quelle loro radici sono abbastanza profonde da poter scalzare quelle dell'odio, e con questa convinzione vogliamo continuare a sostenerli, ora e anche quando (si spera presto) le armi taceranno.

E.