Quanti motivi per tornare

“Non andare! Potresti perdere la vita o le tue braccia o le tue gambe… ascoltami, mi sembri una persona intelligente, il nostro Paese è ormai già stato venduto, è tutta finta questa guerra, non andare!”.
Io sto tornando in Ucraina, la guerra dura ormai da tre anni e io ci ho passato circa la metà di questo tempo lungo e doloroso.
Mi fa un po' impressione questa profezia di Tamara, signora ucraina che mi ha chiesto di aiutarla a fare il biglietto del treno, mi ha detto di essere di Vinnitzje e che nella guerra non bisogna andarci, che è solo un massacro inutile.
Ma perché decido di tornare? mi chiedo.
Scrivo a Max di Mykolaiv per dirgli che domani dovremmo arrivare, mi risponde che ci aspettano, che hanno passato la notte svegli per i bombardamenti dei droni russi (diversi morti) e lui, così pudico nelle emozioni, mi manda abbracci... ci verrà a prendere alla stazione degli autobus.
Ecco uno dei motivi per cui torno.
Poi avviso S. a Kherson, mi avverte che l'inverno è arrivato, gli rispondo che è temporaneo, come ogni stagione, ribatte che no, non passerà, e so che non parla solo del freddo… il Paese con cui hai diviso il freddo non lo dimenticherai mai, scrive un poeta. Un secondo motivo per tornare.
Ripenso ai mesi passati nei sotterranei a Mykolaiv, insieme alla piccola comunità che ci ha accolto, aspettando che smettesse la pioggia dura di bombe, con poca acqua e poca elettricità; penso all'anno passato a Kherson, sotto costante bombardamento, ogni minuto, alle giornate vissute spostando macerie e condividendo il tempo con le persone che hanno scelto di rimanere nelle proprie case anche in queste condizioni… un terzo motivo per tornare: in questo Paese quel che dici deve essere dimostrato dai fatti, se dici che la nostra vita vale come la loro...


Mi scrive A., mi manda la foto di un’auto d'epoca in vendita su un mercatino online di Kherson a poche centinaia di euro, mi scrive che vorrebbe prenderla per sistemarla e rivenderla, è appassionato di meccanica, è pure un bravo calciatore e musicista polistrumentista, insieme abbiamo scritto una canzone, e poche settimane fa si è sposato e ha scelto di vivere con sua moglie a Kherson, ha insistito perché partecipassimo alla festa del suo matrimonio.
Una festa semplice e bellissima, tutta al chiuso (bombardano anche durante le cerimonie), siamo rimasti tutti segnati da questi due ragazzini, non si sa se incoscienti o coraggiosi, se naives o più svegli di tutti noi.
Forse come diceva qualcuno, le cose vere e belle prima si fanno e poi si pensano.
Quanti motivi per tornare, forse ci pare che la risposta alla violenza da parte di questi ragazzi che scelgono di vivere qui, così fragile rispetto al metallo che esplode delle bombe, così leggera a confronto con il dolore pesante di chi viene ucciso, di chi perde il senso di vivere o la famiglia, i figli, la possibilità di lavorare, studiare, di avere un futuro insomma... questa scelta, dicevo, nasconde un segreto di cui abbiamo molto bisogno e che vorremmo capire.

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