COLOMBIA / Agosto 2026

Situazione attuale

Il 25 agosto 2026 ci ha lasciato Padre Javier Giraldo, un uomo, un sacerdote gesuita, ma soprattutto un instancabile difensore dei Diritti Umani. Un camminatore che ha percorso migliaia di chilometri per mettersi in ascolto delle vittime: nel Carmen y San Vincente de Chucurì, in Dabeiba, Cacarica, Curvaradò, Jiguamiandò, Trujillo, El Castillo, Puerto Esperanza, Medellin del Ariari, Villavincencio, San José de Apartadó, la Primera Linea in Cali e in tanti altri luoghi in Colombia. Ha sempre cercato il dialogo con i giovani, studenti e studentesse di varie Università che lo ascoltavano parlare del loro Paese, quello reale, che non appariva nelle notizie. Parlava a loro, e a tutti, dell’importanza della memoria, del non lasciare che venisse cancellata. Ha accompagnato comunità indigene, afrocolombiane e contadine, popolazioni urbane che, a seguito della violenza, si sono convertite in persone e comunità difensore dei Diritti Umani. Uno dei fondatori della Comisiòn Interreclesial de Justicia y Paz, coordinatore del Banco de Datos del Centro de Investigación y Educación Popular CINEP, membro della presidenza del Tribunale Permanente dei Popoli che nel 2021 emise a Bogotà la sentenza sul Genocidio politico, impunità e crimini contro la pace in Colombia.

Rispettando la sua volontà, ci fermiamo qui: “Igualmente solicito que se me permita morir en silencio, sin biografìas, ni articulos necrològicos y sin homilìa en la austera Eucaristìa funeral” ha comunicato la congregazione gesuita leggendo l’atto notarile da lui firmato nel 2002 nel quale lasciò per iscritto le sue ultime volontà. Morire in silenzio.

Un profondo e inestimabile senso di gratitudine avvolge ora più che mai Operazione Colomba. Fu proprio grazie ad un incontro in Italia con Padre Javier Giraldo che iniziammo il nostro cammino in terra colombiana a fianco della Comunità di Pace di San José de Apartadó. Ci invitò a visitare questa realtà e da quella visita nacque la presenza che dal 2009 ha portato centinaia di volontari e volontarie a conoscere una delle realtà più emblematiche nella lotta nonviolenta per la difesa dei Diritti Umani e del territorio.

Come rimanere in silenzio di fronte a questa pienezza di grazia che ha trasformato le vite di tanti e tante giovani, che ha dato la possibilità di far conoscere e vivere sul campo cosa significa lottare per la difesa della vita, per la libertà, per la verità e la giustizia?

Padre, consentici di pronunciare il NOSTRO GRAZIE !

Eri un uomo umile e silenzioso nonostante il tuo infinito Sapere: laureato in Filosofia, Teologia e Sociologia, con una cultura giuridica incredibile. Ma forse questo dice poco rispetto alla tua traiettoria vissuta e studiata sul campo.

Come ha scritto Henry Ramirez Soler, forse la migliore e, aggiungiamo noi, unica maniera per onorare la Tua vita, Padre Javier, è continuare il tuo lavoro: nella difesa dei Diritti Umani, dei Diritti dei Popoli, ascoltare le vittime e ACCOMPAGNARE chi continua a lottare per rimanere dignitosamente nel proprio territorio.

Compiti impegnativi quelli che ci lasci, ma ce la metteremo tutta per continuare a seguire il cammino da Te tracciato assieme alle vittime che grazie al Tuo impegno hanno ritrovato i corpi di familiari desaparecidos, hanno saputo vincere la morte, hanno trovato il coraggio per denunciare l’oppressione, per superare la paura.

Come si legge nell’articolo della rivista Raya, padre Javier aveva 19 anni e stava seguendo la formazione per diventare gesuita quando, nell’ambito del noviziato, trascorse un periodo in un ospedale di Medellín. Lì un giorno arrivò Camilo Torres, sacerdote e sociologo colombiano che all’epoca girava il Paese parlando di disuguaglianza, riforma sociale e partecipazione popolare. Nel maggio del 2024, in un’intervista con Alejandro Burgos, del CINEP, padre Javier ricordò quel momento come “il primo impatto che quella grande domanda sulla giustizia mi ha causato nella vita”. Gli lasciò anche, disse, “grandi interrogativi su ciò che valesse la pena fare nella vita”.

Come non rimanere ammirate, quindi, di fronte alla tua instancabile lotta nella ricerca dei resti proprio del corpo di Camilo Torres, lotta che hai vinto, come tu dissi, come Paese e non come singolo cittadino.

E poi il tuo accompagnamento, sin dalla sua fondazione, alla Comunità di Pace di San José de Apartadó: “Non posso nascondere che in tutto questo accompagnamento si è andata rimescolando e rimodellando la mia esperienza della fede cristiana. E questa fede non è l’assimilazione di una dottrina o di dogmi, ma una posizione esistenziale profonda, costruita in uno splendido cammino di vita di solidarietà e trasparenza, che rende normale la convinzione che l’impossibile non solo è possibile ma anche reale”.

Manchi e continuerai a mancare alla tua gente della Comunità di Pace di San José de Apartadó, alle migliaia di persone e comunità che in tutto il Paese e nel mondo ti hanno conosciuto e a noi, volontari e volontarie di Operazione Colomba, che abbiamo avuto l’enorme privilegio e onore di condividere lunghi cammini e preziosi momenti assieme, in questi 17 anni di vita in Colombia.

Per continuare a “leggere” Padre Javier, consigliamo le letture dei suoi libri e articoli: “Non mi considero il proprietario dei testi che questa pagina propone. I segni non verbali che moltissimi compatrioti mi hanno trasmesso dai loro silenzi e dalle loro sofferenze rivendicano una proprietà più legittima di quella delle parole scritte, che non sono altro che uno sforzo, il più delle volte infruttuoso, di avvicinarsi a un rovo che arde senza consumarsi”.