Situazione attuale
Ha suscitato forte indignazione l’uccisione del giovane giornalista Mateo Perez Rueda, assassinato la prima settimana di maggio a Briceño (Antioquia) dal “Fronte 36” della dissidenza delle FARC-EP. Il giovane, che lavorava per il periodico El Confidente de Jarumal, era giunto sul luogo per alcune interviste vista la situazione difficile a causa degli scontri armati tra l’esercito ed il gruppo armato illegale come riferito dall’ONG Reporteros Sin Fronteras.
In molte parti del Paese gli scontri armati continuano a creare infatti terrore tra la popolazione come recentemente accaduto a San Josè del Guaviare dove, attraverso una missione umanitaria, si sono potuti recuperare 48 corpi appartenenti, si suppone, a combattenti di due fazioni armate illegali: quelle dell’autodenominato Estado Mayor Central (EMC) comandato da alias Ivan Mordisco e quella dell’Estado Mayor de Bloques y Frente (EMBF) sotto il comando di alias Calarcà Cordoba. Sono soprattutto le popolazioni indigene e afrodiscenti, secondo quanto riportato dalla Defensoria del Pueblo, le vittime di sfollamento forzato e/o confinamento a causa del conflitto armato interno per il controllo territoriale e l’economia illegale: si tratta di almeno 54 mila persone che hanno visto violati i propri Diritti Umani tra gennaio e aprile di quest’anno.
Non meno sconcerto hanno suscitato le minacce del Clan del Golfo (o EGC) contro il CINEP (Centro di Investigazione e Educazione Popolare). Come affermato dalla Defensoria del Pueblo e da varie organizzazioni sociali, le minacce del gruppo armato illegale contro il CINEP ed il suo co-direttore Juan Pablo Guerrero sono giunte per il lavoro di investigazione e denuncia delle reali condizioni di vita della popolazione civile sotto controllo territoriale della struttura armata delle EGC, in particolare nella regione del Chocò.
Dall’altro lato il governo del Presidente Petro continua nella ricerca di un dialogo proprio con la struttura armata delle EGC che ad oggi prevede l’ingresso nelle ZUT (Zona di Ubicazione Temporanea), il prossimo 25 giugno, di 29 uomini appartenenti all’Ejercito Gaitanista de Colombia (EGC) e la sospensione dei loro ordini di cattura, come dichiarato da Alvaro Jimenz capo negoziatore del governo.
Sicuramente la realizzazione di questo progetto di smobilitazione delle EGC apre scenari complessi considerando le dinamiche e le trasformazioni di questo gruppo armato illegale e le forme di controllo territoriale esercitate. Come infatti analizza profondamente Indepaz, attraverso uno studio sistematico eseguito dal 2022 al 2025, le EGC rappresentano la struttura armata con maggior capacità di alterazione dell’ordine pubblico, alleanze strategiche che articolano economie legali ed illegali, narcotraffico e legami con le mafie internazionali tra cui quella italiana.
Infine il 31 maggio si sono svolte le elezioni presidenziali che porteranno al ballottaggio, il prossimo 21 giugno, il candidato del Pacto Historico Ivan Cepeda e quello del Movimiento de Salvacion Nacional di Abelardo de la Espriella che ha ottenuto un maggior numero di voti in questo primo turno di votazioni.
Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie
Oltre al consueto monitoraggio nei vari villaggi dove la Comunità di Pace è presente e mantiene viva l’attività agricola per la propria autonomia alimentare, lo scorso 16 maggio Operazione Colomba ha accompagnato la Comunità di Pace nel villaggio La Resbalosa per l’inaugurazione dei Monumenti della Memoria. Lo Stato colombiano infatti, durante un atto pubblico avvenuto il 5 giugno 2025, ha riconosciuto la propria responsabilità nei fatti accaduti il 21 febbraio del 2005 con l’uccisione di Alfonso Bolivar, la sposa Sandra e i piccoli Natalia di 5 anni e Santiago di 18 mesi nel villaggio de La Resbalosa. Dopo oltre due decenni di contenzioso dinanzi al Sistema Interamericano dei Diritti Umani (CIDH), lo Stato colombiano e la Comunità di Pace di San José de Apartadó hanno raggiunto un accordo storico che pone fine al procedimento e costituisce un precedente in materia di riconoscimento e risarcimento delle vittime di gravi violazioni dei Diritti Umani.
L'accordo, che sottolinea la dignità delle vittime e il ruolo della Comunità di Pace come simbolo di resistenza e neutralità nel contesto del conflitto armato, prevede, tra i vari punti, la costruzione e il mantenimento da parte dello Stato colombiano di monumenti che rendano omaggio alle vittime della violenza in memoria delle vite perse dalla Comunità di Pace.
Attraverso il Ministero della Cultura è stata realizzata la Casa Museo e la Cupola della Memoria nel villaggio La Resbalosa come un processo di riparazione simbolica e memoria collettiva: “Questi spazi sono stati creati come luoghi di memoria e riflessione” ha commentato la Comunità di Pace, “con il proposito di onorare le vittime, preservare la memoria storica e mantenere viva la memoria di coloro che furono assassinati per mano criminale dello Stato e dei paramilitari. Rimane la preoccupazione perché molti dei responsabili di questo crimine si trovano in libertà sotto il meccanismo della JEP (Jurisdicción Especial para la Paz) mentre le vittime reclamano verità piena, giustizia e garanzia di non ripetizione”.
L’inaugurazione si è svolta alla presenza di alcuni funzionari del Ministero della Cultura in un clima di emozione e orgoglio per i numerosissimi membri della Comunità di Pace presenti che hanno offerto parole forti ed accorate in rispetto delle loro vittime e della loro instancabile lotta e resistenza nella costruzione giornaliera della pace e della libertà.
Ringraziamo Eliana per la disponibilità e la presenza e diamo il benvenuto a Benedetta in questa terra colombiana.



