Situazione attuale
Nella regione del Cauca e della Valle del Cauca si è registrata a fine mese un'escalation armata in una zona già teatro di un conflitto di lunga data.
Il momento più critico è stato l'attacco con esplosivi sulla strada Panamericana, a Cajibío, che ha causato (finora) 20 morti e più di 48 feriti, attentato che ha come presunto responsabile il gruppo dissidente delle FARC-EP comandato da alias Ivan Mordisco. Attraverso un comunicato pubblico, il Consiglio Regionale Indigeno del Cauca (CRIC), ha condannato con fermezza gli atti di violenza verificatisi nel comune di Cajibío, sottolineando che “l'installazione di ordigni esplosivi su una strada pubblica percorsa dalla popolazione civile (…) costituisce una grave violazione dei Diritti Umani e del Diritto Internazionale Umanitario”.
Una notizia che a fine mese si è diffusa in tutto il Paese, destando forte indignazione, è stata la dichiarazione rilasciata durante un’udienza della JEP da ex militari (di diverso rango) che furono integranti della Brigada XVII. Gli ex ufficiali dell’esercito colombiano hanno confessato che il massacro del 21 febbraio 2005 avvenuto nei villaggi di Resbalosa e Mulatos, del Corregimiento di San José de Apartadó, dove furono brutalmente assassinati 7 membri della Comunità di Pace (4 minori) e un contadino della zona, fu un atto deliberato e pianificato da parte dell’esercito colombiano congiuntamente con il gruppo paramilitare Heroes de Tolovà.
In generale il panorama nel Paese rimane tristemente definito da continue situazioni di conflitto in varie regioni, con, spesso, l’impossibilità dello Stato di essere garante di sicurezza e governabilità. Le continue dispute armate tra gli attori illegali mantengono in un perenne stato di allerta migliaia di persone, costrette spesso a fuggire dai propri territori.
Nel 2026, secondo INDEPAZ, i massacri dovuti alla forte disputa tra i gruppi armati illegali sono aumentati del 32%. Gli attori armati illegali impongono norme e controlli in una forma di governo parallelo sulla popolazione civile con continue violazioni dei Diritti Umani. Secondo la Defensoria del Pueblo almeno 34 delle vittime avute da gennaio a marzo di quest’anno erano leader sociali, con una concentrazione maggiore di questi omicidi in Antioquia. Sempre La Defensoria del Pueblo aveva annunciato una acutizzazione della violenza soprattutto tra l’ELN e il Clan del Golfo o EGC per il controllo di corridoi strategici, soprattutto per le attività di estrazione mineraria illegale e narcotraffico. A tal proposito due eurodeputate, l’italiana Cristina Guarda e la francese Rima Hassan, hanno presentato una interrogazione alla Commissione Europea chiedendo in che modo la Commissione valuta il rischio che le catene commerciali e di approvvigionamento dell'UE collegate alla Colombia possano essere collegate a violazioni dei Diritti Umani e dell'ambiente nel Chocó.
Secondo l'ultimo rapporto dell'IDEAM sul monitoraggio delle foreste e della deforestazione, il Chocó è uno dei cinque dipartimenti in cui si è concentrato il 73% della deforestazione nazionale nel 2024. In quel periodo, la perdita di foresta è stata di 6.338 ettari, con un aumento di 364 ettari rispetto al 2023, quando se ne persero 5.974. “Tra le principali cause identificate figurano la conversione in pascoli, l'allevamento estensivo e l'estrazione illegale di legname”, afferma a Colombia+20 il Ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile.
Il dato riportato da una mappatura realizzata dalle comunità è ancora più allarmante. Secondo quanto esposto in un rapporto del 2024 del Centro di Ricerca e Educazione Popolare/Programma per la Pace (Cinep), alla fine del 2023 erano stati disboscati oltre 65.000 ettari.
Paure e minacce si ripercuotono anche sulle scelte di alcuni contadini che aspirano ad assumere incarichi amministrativi locali nelle giunte comunali nella regione di Antioquia, a causa della presenza dei gruppi armati illegali, come si legge nel comunicato della Fondazione Sumapaz: “La contesa per il controllo delle Giunte Comunali si sta intensificando a causa dell’importanza che queste organizzazioni rivestono nella gestione delle risorse e nella rappresentanza degli interessi della comunità. In questo contesto, i gruppi armati illegali potrebbero cercare di cooptare la giunta, influenzarne le decisioni o utilizzarla come strumenti per legittimare la propria presenza sul territorio”.
Continua altalenante il dialogo tra il Governo e il Clan del Golfo o EGC che, se pur ripreso dopo una fase di rottura, non dà garanzie di successo, come annunciato pochi giorni fa dall’avvocato del gruppo armato illegale, che ha confermato l’impossibilità di un accordo finale di pace durante il Governo Petro.
Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie
Nel mese di aprile Operazione Colomba ha garantito l’accompagnamento protettivo alla Comunità di Pace, soprattutto nelle aree rurali dei villaggi de La Esperanza e Resbalosa dove i membri della Comunità continuano a svolgere le loro attività agricole, in particolare con la semina del mais e del riso. Il cambiamento climatico ha portato piogge copiose anche nei mesi usualmente di stagione secca, danneggiando le coltivazioni di cacao, il cui prezzo di vendita tra l’altro ha avuto un ribasso di quasi cinque volte rispetto all’anno scorso. Sicuramente il momento più saliente del mese è stata la celebrazione della Via Crucis durante il triduo pasquale. Come ogni anno infatti, accompagnati da padre Javier Giraldo, la Comunità di Pace ha scelto uno dei tanti cammini segnati nei decenni da quei luoghi in cui furono uccisi membri della Comunità e non, per mano dei gruppi armati legali ed illegali. Questo 3 aprile la Via Crucis si è snodata da San Josecito alla Linda e ad ogni stazione sono state ricordate una o più vittime, tra cui Ramiro Correa uno dei fondatori della Comunità, ucciso dalle FARC-EP nel 1996. La Via Crucis non è solo fare memoria del dolore: è dare testimonianza del sacrificio di tante persone che hanno davvero segnato con le loro vite, il cammino di giustizia, di amore e di libertà.



