COLOMBIA / Marzo 2026

Situazione attuale

Il 4 marzo è stato presentato il rapporto annuale sulla situazione dei Diritti Umani in Colombia riferito all’anno 2025 da parte di Scott Campbell, rappresentante dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani in Colombia. Il rapporto riconosce importanti progressi tra i quali il mantenimento dell’apertura e della cooperazione da parte del Governo con i meccanismi internazionali per i Diritti Umani, l’acquisizione da parte dello Stato di oltre 93mila ettari a favore delle minoranze etniche del Paese, l’ampliamento a 94 riserve indigene e la concessione di titoli di proprietà a 65 territori destinati alle comunità afrocolombiane. Il rapporto riconosce i progressi nell'elaborazione di una politica pubblica globale in materia di sparizioni forzate, nell'aggiornamento del registro delle persone desaparecidas e nell'operato della Unidad de Busqueda. Tuttavia, nonostante alcuni dei progressi sopracitati, nel rapporto si leggono le preoccupazioni dell’Alto Commissariato in particolare per il perdurare del conflitto armato, il rafforzamento dei gruppi armati non statali e delle organizzazioni criminali che continuano a colpire la popolazione civile, indebolendo il tessuto sociale e instaurando un controllo territoriale attraverso omicidi, minacce, estorsioni, reclutamento, violenza sessuale e privazioni della libertà: “Da quando sono arrivato in Colombia nell'aprile del 2025 ho visitato 15 regioni. In quasi tutte ho sentito racconti terrificanti sulla coercizione esercitata sulla popolazione civile da parte di gruppi armati non statali” le parole di Scott Campbell.

Il 19 marzo è stato presentato un altro rapporto da parte dell’ONU riguardante la situazione delle persone difensore dei DU in Colombia (2022-2025), rapporto che intende contribuire ad affrontare una tragedia che affligge la Colombia da molto tempo: un tasso inaccettabile di omicidi e violenze contro chi difende i Diritti Umani. Durante questo periodo, l'ONU ha rilevato che gli attacchi non sono episodi isolati, ma “rientrano in una strategia di controllo sociale e territoriale messa in atto da gruppi armati non statali e organizzazioni criminali”, attori che sarebbero inoltre responsabili del 73% degli omicidi documentati. “Ricorrendo all'omicidio, alle minacce e alla reclusione, i gruppi armati hanno cercato di minare l'autonomia delle comunità e di mettere a tacere ogni forma di resistenza all'imposizione delle loro regole di condotta […]. Il persistere di elevati livelli di impunità e la mancanza di una risposta istituzionale coordinata hanno permesso agli autori delle violenze di continuare ad agire con relativa libertà in territori strategici per le loro attività criminali”, si legge nel rapporto.

E proprio a metà mese la Comunidad de Paz de San José de Apartadó ha denunciato attraverso un comunicato pubblico una serie di minacce, atti di intimidazione e pressioni che, secondo quanto affermato, continuano a colpire i propri membri e gli abitanti della regione, mentre è in corso il processo di negoziati tra il Governo e l’autodenominato Ejercito Gaitanista de Colombia o Clan del Golfo. La Comunidad de Paz ha ribadito il proprio appello alle autorità nazionali e internazionali affinché adottino misure volte a garantire la sicurezza dei propri membri e il rispetto del proprio progetto comunitario: “Il nostro grido rivolto all’umanità e alla storia continuerà finché non cesseranno la persecuzione e lo sterminio contro il nostro progetto di vita”, conclude il documento.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

Marzo è un mese che negli ultimi due anni ha reso ancora più eloquente la potenza della resistenza nonviolenta della Comunidad de Paz nell’affrontare la morte, il dolore, la sofferenza: celebrare comunitariamente la vita di coloro che, anche se non fisicamente, continuano ad essere presenti spiritualmente en este caminar, atti simbolici dal profondo significato etico e morale.

Il 19 marzo si è tenuta, nella proprietà collettiva Las Delicias, la commemorazione del massacro che ha strappato le vite di Nalleli ed Edison. Pochi giorni dopo, il 23 di marzo, si è tenuta la celebrazione del 29esimo anniversario dalla nascita della Comunidad de Paz de San José de Apartadó che ha visto la comunità intera marciare, accompagnata dai gruppi internazionali, verso il cimitero di San José dove riposa Edison, per poi raggiungere la tomba dove riposa Nalleli. Sono questi i nomi delle ultime due vittime di oltre 300 persone appartenenti alla Comunità uccise in questi 29 anni di cammino collettivo di pace, giustizia e verità. Sentire loro presenti, continuare ad alzare con immensa forza e coraggio i loro volti durante le camminate: un non morire di fronte alla morte, un grido silenzioso potentissimo che vuole ribadire, 29 anni dopo, che la scelta nonviolenta è e continuerà ad essere l’unica via possibile per continuare a lottare in difesa della vita e della loro terra, per la giustizia sociale e la verità: “La Comunidad no cede a la muerte, nuestra firmeza es por apostarle a otro mundo”.

Operazione Colomba ha accompagnato per tutto il mese di marzo la Comunità, non solamente in questi atti celebrativi ma anche per permettere loro il quotidiano svolgimento delle attività agricole.