Risuonano dentro di me le parole di una conversazione avuta con M.
Lui è un punto di riferimento per la saggezza e la lucidità con cui affronta e scioglie nodi nelle questioni interne, è una guida per le piccole persone, porta l’esempio di come lavorare con dedizione, attenzione, come prendersi cura degli animali, come riflettere prima di agire, come mantenere la calma in ogni situazione, come tenere saldo il principio della vita davanti a tutto. Mostra che le qualità più apprezzate sono l’umiltà, la semplicità e la claridad, come trasparenza, chiarezza di ideali e coerenza nei comportamenti. Rappresenta un’immagine distinta di liderazgo il cui fulcro è essere al servizio.
Ancora, ancora e ancora una volta lui si indigna
di fronte alla debolezza dell’essere umano
cambiante, incapace di custodire saldo il principio della Vita.
Di fronte a chi fa parte del gruppo armato illegale che nutre gli interessi di pochi e uccide gli scomodi,
chi si porta al fianco di chi ieri lo ha minacciato, umiliato, ha assassinato suo fratello,
lo stesso che domani potrebbe ucciderlo.
Lui ancora si indigna di fronte all’essere umano che tradisce,
viola sé stesso,
viola il principio della Vita,
che si inginocchia al potere.
Che si lascia abbindolare e svende la propria coscienza.
Lui si riconosce in questo essere umano
E si scosta,
Perché ciò che vuole costruire è distinto.
E certo siamo umanità della stessa pasta.
Allora mi domando: dalla parte del mondo in cui la violenza e l’oppressione sono maldestramente mascherate e subdole, come noi tradiamo il principio della Vita?
Credo che spesso lo facciamo omettendo il bene.
Non permettiamo alla Vita di abitarci.
Abbiamo un grande talento nel trovare giustificazioni, scuse per non agire, non scegliere, non rinunciare.
Quando ci appare qualcosa di scomodo che non abbiamo il coraggio di affrontare, c’è sempre una buona ragione per voltare lo sguardo. Ci sembra troppo grande, le conseguenze ci spaventano e non lo ammettiamo, dimentichiamo l’Unità, l’essere parte del Tutto. L’individualismo e la paura hanno la meglio.
Ci raccontiamo di non poterci fare nulla allora facciamo proprio come se nulla fosse, passiamo oltre. Da qui l’indifferenza, indifferenza che non è senza conseguenze, indifferenza colpevole.
Lasciamo che ci blocchino il “Non posso. Se fosse possibile l’avrei già fatto” o “Le cose stanno così. Non c’è alternativa” o “Ho x e y da pagare, a cui provvedere, di cui occuparmi”.
Reprimiamo il desiderio intimo e scalpitante che ci spinge a superare il confine del certo.
Ci adeguiamo, ci accontentiamo di vivere dentro a un limite imposto, una forma di cecità, permettiamo che il nostro immaginario sia bloccato e così la Vita.
Le persone della Comunidad de Paz, con le loro vite, ci dimostrano che di fronte all’ingiustizia
sempre
un’alternativa
è possibile.
La questione è: quale costo siamo disposte e disposti a pagare, a che cosa siamo disposte e disposti a rinunciare per realizzare l’ideale di Bene, Pace, Giustizia, Amore e Libertà?
Ancora, ancora e ancora una volta lui si meraviglia
Di fronte alla bellezza
Dell’immensa selva dove gli uccelli possono vivere felici
E del sottile mistero nel processo in cui i bruchi si fanno farfalle.
Gli chiedo dove trovi la forza per affrontare tutto questo, come possa mantenere in ogni momento la calma.
Mi guarda. Sorride. Mi risponde semplicemente che è un esercizio di coscienza quotidiano, costante.
In questo ritorno, questo passaggio da uno stato di allerta perenne, di vita sul filo, a quello della nostra normalità in cui non è necessario essere sempre vigile su quello che accade alle mie spalle e sono libera di muovermi, realizzo quanto siamo inconsapevoli.
E’ forte lo straniamento che provoca questo passaggio.
Dove vive il senso di ingiustizia per coloro che sul filo vivono costantemente,
Vive un senso di gratitudine scomoda per questa libertà.
E realizzo che nell’oppressione che queste persone vivono c’è una sorgente a cui altrove è difficile attingere. C’è un filo diretto con il principio della Vita, con ciò che davvero importa.
Grazie alla morte vicina vedono con più chiarezza la Vita.
Nella società dell’agio quante volte siamo cieche e ci distraiamo? Quante cose diamo per scontate?
Forse, se facessimo esercizio quotidiano di coscienza, vivremmo diversamente, sceglieremmo diversamente, assaporeremmo, respireremmo, abiteremmo questo corpo diversamente, muovendo ogni passo calpestando questa terra con consapevolezza.
Nulla è scontato.
Niente ci è dato definitivamente.
Siamo piccole, di passaggio su questa terra,
eppure la nostra responsabilità è grande.
Riceviamo per grazia doni interiori, gioia pura, quei sottili momenti di illuminazione, di comunione, in cui il nostro cuore vibra di infinito.
Nostro compito è di custodirli, coltivarli, mantenerli vivi, tradurli nella pratica, nelle azioni quotidiane,
farci abitare.
Noi possiamo e dobbiamo scegliere che cosa farne, con quale sguardo osservare la vita, dove, come stare.
Sento con chiarezza che in questa libertà che ci è data sono intessute indistricabili le parole responsabilità e scelta.
Mentre danziamo su questa terra, in ogni momento possiamo e dobbiamo essere testimoni, strumenti.
Sul filo loro vivono costantemente e lo fanno per scelta. Potrebbero andarsene, potrebbero piegarsi, potrebbero abbandonare la terra, la lotta, potrebbero inginocchiarsi,
ma che vita sarebbe?
Scelgono invece di morire in piedi.
Come l’8 luglio del 2000, quando un gruppo di paramilitari fece irruzione in un terreno della Comunidad de Paz chiedendo chi fossero i leader comunitari. “Tutti siamo leader” fu la risposta collettiva. Fu ordinato a sei di loro di inginocchiarsi. Rigoberto Guzmàn si rifiutò e rispose che sarebbero morti in piedi e mai in ginocchio davanti a loro.
E così fu.
Le persone della Comunidad de Paz sono maestre
e insegnano con l’esempio. Incarnano, senza parole vuote.
Insegnano l’umiltà,
il sacrificio,
la perseveranza,
la pazienza,
la risolutezza,
il non attaccamento,
il coraggio,
la presenza,
la lucidità di analisi,
la lungimiranza,
il trasformare, tra le altre cose l’odio in amore e il dolore in speranza,
a lasciare la vendetta,
a custodire la meraviglia nonostante tutto,
a trovare la forza viva per affrontare ogni difficoltà,
a porre il principio della vita davanti a tutto, prima di tutto, sempre.
Erica




