Di nuovo sulla strada che collega San José alla città di Apartadó viene alzata una corda che concede il passaggio solo a seguito del pagamento di un pedaggio con la promessa di usare i soldi raccolti per sistemare le condizioni della carreggiata ormai quasi impraticabile.
Metodo già applicato, promesse già fatte, parole già cadute nel vuoto in passato. Forse sintomo che il potere sul territorio è detenuto da qualcuno che lo ottiene con la forza senza rispettare alcuna legge che sia scritta o morale. Di fronte a questa imposizione ingiusta le persone acconsentono. Tutto continua come se fosse normale. C’è chi crede ancora alle false promesse, chi non vuole avere problemi, chi ha paura delle conseguenze, chi vuole sopravvivere.
Quanto è sottile e pervasivo questo meccanismo per cui acconsentiamo anche a ciò che non vogliamo, anche all’inaccettabile? Normalizziamo costantemente ciò che abbiamo paura ci possa arrecare troppo dolore se prendessimo le misure per affrontarlo per quello che realmente è.
Attraverso micro-azioni cediamo lentamente, ci pieghiamo, raccontandoci, dipingendo una storia fittizia all’interno della quale tutto incassi per giustificare ciò che sta accadendo e come ad esso ci relazioniamo.
Un processo lento, quasi invisibile, strisciante e inesorabile, lo stesso che nella Fortezza Europa porta all’indifferenza, che ci rende mute spettatrici del crollo.
Erica




