Occhi connessi
“È la brama della ricchezza che putrefà i cuori.
Non ci sono ideologie dietro alla guerra,
è il desiderio di ricchezza che muove verso la distruzione.”
Nominiamo le vite spezzate ogni giorno in Palestina
dalla Serranía de Abibe,
ai piedi di queste montagne,
circondate dalla selva,
di fronte a questa signora dalle lunghe trecce bianche,
i nostri occhi umidi si incontrano.
Occhi connessi con i cuori che lasciamo siano attraversati dal dolore di qui e di altrove, dolore altrui che facciamo nostro. Il dolore ci unisce, ci fa parte della medesima umanità. Le gocce delle lacrime scorrono sopra e dentro i nostri cuori. Li percorrono, li levigano, li elevano. Allontanano la putrefazione.
Erica

Come si può?
Mi interrogo su quali siano le conseguenze di nascere, crescere, vivere, respirare “nell'atmosfera di terrore".
Come si può sostenerla nel corpo, nella mente, nell’anima?
Come si può fare i conti con il ritrovare al ritorno a casa da scuola la propria madre massacrata, il suo corpo torturato?
L’aver pulito il sangue della propria amica, sorella?
Il ricevere da adolescente la notizia che il ragazzino per cui hai una cotta, il migliore amico è stato assassinato?
Il trasportare i loro corpi avvolti in amache in spalla per ore per non lasciarli abbandonati?
L’essere protagonisti di menzogne, accusati di aver commesso questi omicidi?
L’aver perso ogni illusione che qualsiasi tipo di giustizia da parte dell’apparato statale corrotto venga fatto?
Il ricevere di queste persone, quotidianamente attraverso vicini e conoscenti, minacce di essere massacrate, violentate?
Lo sdraiarsi nel letto con la paura, le notti abitate da incubi di morte?
Il vivere ogni istante all’erta perché qualsiasi cosa potrebbe accadere, la propria vita finire?
Come poter integrare qualcosa come questo?
Erica

Le vostre vite non sono vane
Le vostre vite non sono vane.
Anche se paura è compagna costante.
Anche se, nonostante le parole vuote, intorno nulla si muove, tutto galleggia nell’indifferenza colpevole che lentamente affoga.
Anche se qui e ora non si intravede futuro diverso da questo presente schiacciato.
Le vostre morti non sono state vane.
Quanti cuori sapendo del vostro processo hanno vibrato e si sono sciolti riconoscenti, riconoscendosi nell’umanità che portate.
Quanta speranza dà sapere che esistete quindi avere la certezza che è possibile. Cercare e scegliere il bene immersi nelle atrocità è possibile, lasciare ogni compromesso per quello che si sente giusto è possibile, sacrificare tutto, sacrificare questa vita, per un amore più grande è possibile.
Le vostre esistenze aprono il varco della possibilità.
Aprono una fessura attraversata da una luce che presto irrompe, sfonda.
Nasce la soglia che per altra parte di umanità diventa accessibile. E poi di più, sempre di più.
Le vostre vite sono tra ciò che di più elevato io abbia avuto il dono di conoscere.
Non posso fare a meno di sentire fermamente che non siano vane e che abbiamo una responsabilità imprescindibile nei confronti del possibile.
Erica

Morire essendo semi
Francesco la chiamò sora Morte corporale.
Mi trovo accanto a persone disposte a morire pur di restare fedeli alla Vita.
Per la giustizia accettano la morte, la accolgono.
Sono consapevoli che ad ogni istante potrebbe arrivare.
Farlo da genitori, da chi ha dato alla vita e sta crescendo piccole persone, non significa condannarle ma fare loro il dono più grande e offrire il migliore esempio che ci possa essere.
Queste non sono parole pronunciate, vengono incorporate, incarnate.
Chissà accogliere la morte che sapore dà alla vita.
“La costruzione di questo processo ci è costata quattrocento morti e anche noi ce ne andremo ma lasciamo questi semi di pace.”
Morire essendo semi.
Erica




