Storia e analisi delle trattative di Pace in Colombia

Colombia

Riportiamo qui di seguito la rielaborazione di un discorso di Padre Javier Giraldo, tenutosi a febbraio nella vereda Mulatos in occasione della commemorazione delle vittime del massacro del 2005, sulla storia e l'analisi delle trattative di Pace in Colombia.

La storia dei negoziati di Pace in Colombia inizia negli anni ottanta. Nel 1983 il Presidente Belisario Betancur crea una commissione di Pace che avrebbe avuto il compito di traghettare i movimenti armati guerriglieri alla legalità, attraverso la costituzione di un partito politico che li rappresentasse.

Il Governo, dal canto suo, si sarebbe impegnato a concedere la riforma agraria.

La commissione di Pace non trova però molti sostenitori: la forza militare, i gruppi economici, la chiesa ed il Parlamento si oppongono con forza.
Per ovviare a questa situazione l'allora Presidente convoca una commissione composta da quaranta membri, tra intellettuali e persone avulse dalla vita politica. Iniziano le trattative.
Nel 1985 nasce la Up (Union Patriotica), il partito politico figlio dei negoziati. Il partito avrà vita breve: nel momento stesso in cui prende vita, viene attuato da parte delle forze dell'esercito regolare conniventi con il paramilitarismo, un vero e proprio piano di sterminio dei suoi membri. Il processo di pacificazione si rompe.
Tra il  1989 ed il 1990 si torna a parlare di trattative di Pace. Il Presidente questa volta è Barco Gaviria. Il suo progetto non prevede più un cambio sociale. La riforma agraria rimane un  miraggio per il Paese, mentre vengono concesse delle misure di protezione per i guerriglieri che si fossero smobilitati: amnistia, salario per un anno ed alcune ricompense.
Ad abbandonare la lotta armata saranno soprattutto piccoli gruppi  guerriglieri, già stanchi della guerra e decimati da un conflitto durato troppi anni.
Nel 1998 si apre una nuova stagione di trattative. A condurle è l'allora Presidente Pastrana. La proposta di costituire un partito sulla falsariga della Up viene scartata immediatamente. Le condizioni di sicurezza sono essenzialmente quelle degli anni ottanta, il paramilitarismo continua ad imperversare incontrastato ed il ricordo del massacro dei membri della Up è purtroppo ancora vivo.
Per portare avanti le trattative viene concessa un'area, quella del Caguán, compresa fra quattro municipi, un territorio che equivale per estensione all'intera Svizzera.
Marulanda, l'allora capo delle Farc, ed il figlio non partecipano ai negoziati, per il forte rischio di cadere vittima di un attentato.
Le trattative si sviluppano questa volta in 140 punti, nei quali vengono proposte alcune riforme sociali.
Negli stessi anni, Pastrana, nonostante il rischio di una guerra fosse minimo a causa delle forti perdite di uomini da parte dell'esercito (impegnato da anni in una guerra logorante con le guerriglie), incomprensibilmente, e in netto contrasto con gli accordi presi in merito alle trattative di Pace, firma con gli Stati Uniti il Plan Colombia, piano di aiuti essenzialmente militari che aveva lo scopo di aumentare il livello di sicurezza attraverso il rafforzamento dell'esercito colombiano.
Nel 2001 si rompono un'altra volta le trattative di Pace. Siamo in piena campagna elettorale, che terminerà con l'elezione di Alvaro Uribe Velez alla presidenza del Paese.
Rieletto una seconda volta, non firmerà alcun trattato di Pace con le forze della guerriglia nel corso dei due mandati.
Nel 2012 il Presidente Manuel Santos riapre un tavolo di trattative con le Farc. Nel novembre dello stesso anno vengono presentati ad Oslo i sei punti della negoziazione:
1) Terra;
2) Partecipazione politica;
3) Garanzia di partecipazione politica;
4) Vittime;
5) Droga;
6) Verifica del processo di Pace.

Analizziamo singolarmente i sei punti.

1) Per quanto riguarda il primo punto, quello della terra, le ultime trattative si giocano su basi poco stabili. Vi è una contraddizione di fondo tra le rivendicazioni delle parti chiamate a negoziare: le Farc chiedono riforme radicali sui temi della miniera, delle proprietà collettive, dello sviluppo rurale e sull'autosufficienza alimentare, mentre per il Governo si tratta di questioni non negoziabili.
Effettivamente l'11 marzo si è concluso un nuovo ciclo di conversazioni senza giungere ad un accordo sul tema agrario. Le parti torneranno comunque a riunirsi il 2 aprile.
A rendere ancora più oscura la situazione è la mancanza di informazioni. La partecipazione dei civili alle trattative è quasi del tutto negata. La pressione internazionale di Norvegia, Venezuela, Cuba e Cile in merito alla questione, Stati garanti dei negoziati, non sono servite a molto.

2) – 3) Anche i punti 2 e 3, che riguardano la partecipazione politica e la garanzia della partecipazione politica, sono problematici. La possibilità che si raggiunga una situazione tale per cui sia garantita una reale partecipazione politica, come non era avvenuta con la Up, è assolutamente bassa. Il paramilitarismo si è riattivato in tutto il Paese rendendo impossibile garantire la sicurezza degli eventuali candidati di un partito figlio della guerriglia.
Quattro sarebbero le riforme necessarie per attuare i punti 2 e 3:
- la prima riguarda l'autonomia dei mezzi di comunicazione, attualmente in mano al Governo. Solo in questo modo si potrebbe garantire una campagna elettorale pulita.
- la seconda riguarda ciò che in Colombia viene definito “delitto politico”. Una riforma giudiziaria che riconosca la piena possibilità di avere un'opinione politica differente da quella ufficiale, è l'unica proposta in grado di garantire la pluralità delle posizioni ed una sana attività politica.
- la terza riguarda il paramilitarismo, attualmente non riconosciuto come tale. Il termine “bacrim”, utilizzato ufficialmente dal Governo per nascondere la questione del neoparamilitarismo, e con il quale si indicano i gruppi di delinquenti comuni e non organizzati, la dice lunga sulla posizione del Presidente in merito alla questione.
Una riforma seria e radicale che ne riconosca l'esistenza e si attivi in modo serio per sradicarlo risulta necessaria e doverosa.
- la quarta ed ultima riforma dovrebbe riguardare l'intero apparato elettorale, oggi nelle mani delle bande di narcotrafficanti e di paramilitari, i quali hanno letteralmente “comprato” l'intera macchina delle elezioni, attraverso la corruzione dei tecnici e l'intimidazione dei funzionari.

4) Il quarto punto dei negoziati, un punto centrale, riguarda il riconoscimento delle vittime dello Stato e del paramilitarismo. La Magistratura ha attualmente nelle mani una lista di 70.000 persone scomparse, delle quali non si sa nulla. La legge per la riparazione delle vittime, approvata nel 2011 dal Governo Santos, riconosce solamente le vittime della guerriglia, che ammontano ad un 15% circa del totale.

5) Il quinto punto riguarda invece la coltivazione della coca. In particolare, lo Stato chiede alle Farc di diventare un alleato nella lotta per lo sradicamento delle coltivazioni illecite.

6) L'ultimo punto, il sesto, riguarda la verifica del processo di Pace. Anche in questo caso le difficoltà rimangono molte. La prima riguarda la scelta di tenere i negoziati di Pace all'estero. Questo fatto dimostra ancora una volta la volontà dello Stato colombiano di impedire una libera partecipazione dei civili al processo di Pace.
Senza contare che la possibilità che le Farc restituiscano le armi a queste condizioni rimane remota, poiché nessuno garantisce il rispetto dei sei punti.

Per concludere, si tratta sicuramente di un'agenda corta e importantissima, ma di difficile attuazione, anche per alcuni problemi di fondo che non sono stati inseriti nell'agenda.  Il primo riguarda senza dubbio un particolare aspetto della società colombiana, ovvero l'alta diffusione di una mentalità fortemente militarista, voluta da Uribe. Il secondo aspetto riguarda invece la corruzione statale e la forte connivenza tra alcune istituzioni dello Stato, il paramilitarismo ed il narcotraffico.
L'ultimo punto ha a che vedere con quella che Padre Javier chiama “l'agenda occulta” delle trattative. Chi si nasconde veramente dietro alle trattative? Ci sono interessi nascosti? Quali sono le strategie messe in atto dal Governo per giungere ad un accordo? C'è la volontà reale di porre fine ad un conflitto durato troppo a lungo o non si tratterà piuttosto del tentativo disperato del Presidente Santos di farsi rieleggere?