Situazione attuale e Attività volontari/e
Crescono le sentenze di detenzione preventiva per i Mapuche impegnati nella difesa del territorio. La detenzione preventiva è un provvedimento frequentemente adottato, che desta preoccupazione tra le comunità. A preoccupare è sia il suo utilizzo, di fatto una pena anticipata, particolarmente ingiusta nel caso in cui gli imputati vengano poi riconosciuti innocenti, sia l’intento punitivo e la tendenza alla criminalizzazione nei confronti di chi si batte per la difesa della terre ancestrali.
Numerosi fatti, in questo mese, hanno portato all’attenzione questo tema come il caso Quilleco o quello del LonkoPichun. Il 23 luglio sono stati arrestati tre Mapuche, con l’accusa di attentati incendiari avvenuti nel 2021 e 2022; per loro il 25 luglio, il tribunale di Panguipulli, ha deciso di mantenere la detenzione preventiva per una durata di 6 mesi.
Oltre alle detenzioni preventive resta preoccupante la strumentalizzazione dei reati di usurpazione, ricettazione e furto di legname per ostacolare le richieste territoriali Mapuche. Il 21 luglio è stato violentemente arrestato il Machi Juan Queupumil con l’accusa di aver violato la Ley de Usurpación. Analogamente, il 28 luglio è iniziato il processo di 19 Mapuche accusati di ricettazione e furto semplice ai danni dell’impresa Agrícola Las Vertientes Limitada, l’azienda che attualmente occupa il Fundo Trafun, territorio ancestrale Mapuche rivendicato.
La popolazione Mapuche, inoltre, denuncia azioni violente perpetrate dalle forze dell’ordine nell’ambito di rivendicazioni territoriali. A tal proposito, il 24 luglio diverse comunità si sono riunite davanti al Tribunale di Osorno per chiedere trasparenza nel caso del Lof Winkul Küsra.
Secondo quanto dichiarato, le forze dell’ordine, nel dicembre 2024, sono entrate violentemente all’interno del Lof. Da allora non sono ancora stati resi noti i capi d’accusa mossi verso alcuni membri del Lof; analogamente, il 15 luglio ad Ercilla, è avvenuto lo sfratto violento del Lof della comunità Rayen Mapu. L’avvocato Rodrigo Pizarro Rosales segnala che lo sgombero era autorizzato dal Tribunale.
Continuano le manifestazioni di protesta per la sparizione di Julia Chuñil.
E’, tuttavia, l’approvazione di leggi che ledono i diritti delle popolazioni originarie a rimanere uno dei lati più preoccupanti del conflitto.
Il 15 di luglio è stata votata la modifica della Ley Lafkenche, una legge che definisce le aree costiere e marine del popoli originari. La comunità Mapuche-Lafkenche denuncia la mancata consulta indigena. La modifica, secondo quanto affermato dalla comunità Mapuche, favorirebbe gli interessi economici a scapito dei diritti ancestrali, minando direttamente il diritto alla sovranità alimentare.
Lo stesso giorno è stato presentato un reclamo contro la riduzione al 3,3% dello spazio marino e costiero nell’area della città di Valdivia, appartenente di diritto ai popoli originari. Questa situazione non fa altro che esacerbare il conflitto: difatti, il 26 luglio alcune organizzazioni ambientali hanno denunciato diverse minacce di morte rivolte a Miguel Raín, dirigente della comunità indigena Cerro Colorado, nell’isola di Caucahué (Chiloé), impegnato in azioni per la difesa dello Spazio Costiero.
Il 27 luglio, la comunità Kudü Mahuida ha pubblicato un comunicato contro l’autorizzazione rilasciata dal CONAF per l’abbattimento di 96 Araucarie, albero considerato sacro per la popolazione Mapuche.
Ulteriore timore sul tema ambientale che ha portato all’organizzazione di una manifestazione di protesta, è la Ley de Permisiologia. Prima dell’approvazione della legge, per poter costruire infrastrutture ad alto impatto ambientale, era necessaria l’approvazione di un permesso settoriale da parte dell’ente forestale nazionale CONAF. A detta delle comunità Mapuche, questa condizione, già presentava problematiche relative ai permessi concessi a progetti che non rispetterebbero la biodiversità e l’equilibrio del territorio. A tal proposito, secondo la legge appena approvata, non sarà più necessaria l’approvazione del CONAF ma basterà una semplice dichiarazione giurata.
A luglio i volontari e le volontarie, come conseguenza dell’incendio della loro casa/sede avvenuto il mese precedente, hanno portato avanti le attività dall’Italia. È stato un mese dedicato sia alla riorganizzazione dei materiali raccolti, sia alla condivisione diretta grazie alla permanenza dei volontari a Casamondo, un CAS (centro accoglienza stranieri) nei pressi di Rimini.
Nonostante la distanza, sono rimasti in contatto con alcuni esponenti Mapuche e hanno potuto monitorare gli avvenimenti più significativi.



