Agosto 2014

SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di Agosto si sono registrati 2 casi di hakmarrje, scaturiti da conflitti personali che hanno portato all’uccisione di un giovane uomo a Tirana e di un altro a Bajram Curri nella regione di Tropoje, inoltre vi sono stati anche due episodi criminali per gjakmarrje. Nello specifico, a Fier (centro-sud dell’Albania) è stato compiuto un tentato omicidio che ha portato al ferimento di una persona. Il conflitto è  iniziato 17 anni fa per motivi di proprietà poi sfociato in un omicidio. Anche a Scutari è avvenuto un tentato omicidio che ha portato al ferimento di due persone nel tentativo di vendicare un omicidio avvenuto nel giugno di quest’anno. Anche fuori dai confini nazionali, purtroppo il fenomeno delle vendette di sangue sta uscendo allo scoperto: si è verificato, infatti, un episodio di gjakmarrje in Svizzera che ha coinvolto persone di origini albanesi. Infatti, un uomo, residente nel Paese elvetico ma originario di Presheva (località situata in Serbia al confine tra Kosovo e Macedonia, a maggioranza albanese) ha ucciso un suo compaesano, reo di essere il fratello dell’assassino di un suo familiare ucciso anni addietro.
L’attenzione mediatica al fenomeno delle vendette rimane medio-alta. I giornali continuano periodicamente a parlare di questo problema con servizi e dossier. Uno di questi ha riguardato anche una famiglia a noi nota.
Inoltre, negli ultimi tempi ha fatto scalpore la condanna per truffa a carico di una decina di persone tutte  facenti parte dell’Asamblesë së Misionarëve të Pajtimit të Gjaqeve  (letteralmente Assemblea dei Missionari delle Riconciliazione del sangue) di Durazzo. Le persone condannate, secondo la giustizia albanese, avrebbero chiesto somme fino a 4000 euro a pratica per rilasciare attestazioni e certificati falsi o non veritieri circa le condizioni di pericolosità o rischio a causa del fenomeno delle vendette del sangue. Infatti come è noto, molte persone richiedono asilo politico all'estero per motivi legati al fenomeno della gjakmarrje, in Paesi europei o extra europei come Canada, Usa e Australia.

CONDISIVIONE E LAVORO

Ad agosto sono continuate con regolarità le visite alle famiglie, con un’attenzione particolare alle persone che si trovano nella condizione di dover emettere vendetta. In particolare è uscito dal carcere un ragazzo che, nel 2008, aveva accoltellato un vicino di casa per futili motivi, omicidio dal quale è scaturita un vendetta che ha visto ucciso suo cugino di venti anni. In questi anni abbiamo accompagnato i familiari in carcere, tra cui il padre del ragazzo, che è venuto a mancare per morte naturale il 18 agosto.
Durante il mese è stato fornito supporto sanitario, tramite accompagnamenti, a qualche componente delle famiglie che seguiamo.
Come ogni 12 del mese si è svolta la manifestazione contro le vendette di sangue nel centro di Scutari. Sono state coinvolte più di un centinaio di persone a cui abbiamo fatto pescare da un'urna un foglietto con scritta una parola negativa, tipo giakmarrje o hakmarrje, che dovevano poi strappare e buttare in un cestino. Successivamente dovevano scrivere una parola positiva per la pace in Albania su una foglia che andava a comporre la chioma di un albero, chiamato Albero della Riconciliazione.
Anche questo mese c'è stato l'incontro con il gruppo ragazzi dove è stato raccontato loro della Marcia e sono stati fatti vedere dei video montati dai volontari di Operazione Colomba. Un video raccoglieva le interviste fatte a loro durante gli incontri precedenti e un altro le interviste rivolte ai passanti nel box video realizzato da uno dei ragazzi del gruppo durante la tappa a Scutari della marcia. Durante questo incontro i ragazzi hanno espresso il desiderio di poter realizzare insieme a noi un altro video che parli della Riconciliazione da rendere pubblico.
Questo mese si è svolto un piccolo corso sul fumetto, in tre appuntamenti, grazie alla presenza di alcuni volontari pratici di disegno. Sono stati coinvolti i bambini dai sette ai tredici anni. E' stato chiesto a ciascuno di scegliere quale eroe della realtà vorrebbero essere da grandi e poi hanno imparato a disegnarlo durante le lezioni. Abbiamo spiegato come rappresentare un personaggio di base frontale e di profilo e alcune espressioni facciali come la felicità, tristezza, rabbia e preoccupazione. Tutto questo per dare una possibilità espressiva a bambini che sono schiacciati in una situazione familiare complessa e spesso socialmente molto disagiata.
Mentre la presenza a Scutari è rimasta aperta con quattro volontari, dal 17 al 27 agosto si è dato avvio, per il terzo anno consecutivo, al campo estivo in alcuni villaggi della regione di Tropoja.
Il tema scelto per quest'anno è stato: “Seminare la cultura del perdono”, l'obiettivo che ci siamo posti è stato quello di approfondire la conoscenza del territorio, decidendo di vivere gli spazi di quelle comunità (la scuola e la chiesa) per valorizzare le famiglie che vi abitano, in modo da abbassare il livello di tensione e violenza e nella speranza di innescare processi di pressione positiva in caso di scoppio o sviluppo di un conflitto.
Ai volontari di Operazione Colomba si sono affiancati padre Gianfranco Testa, due volontarie di Progetto Colomba e altre tre volontarie dal Kossovo. Durante il campo, oltre alle consuete visite alla famiglie in vendetta che seguiamo regolarmente durante l'anno, sono state svolte visite anche ad altre famiglie appartenenti alla comunità di Lekbibaj.
In tutte le visite è stato prezioso il contributo di padre Gianfranco sui temi del perdono e della riconciliazione.
Parallelamente al lavoro con le famiglie, i volontari sono stati impegnati in attività di animazione e condivisione con i bambini di Lekbibaj e di Dushai-Zona B, dove dal 2010 Operazione Colomba ha una presenza. I territori in cui si sono svolte le attività sono segnati da un alto livello di violenza, isolamento sociale e istituzionale e forte conflittualità. Per fare un esempio, nel solo Comune di Lekbibaj, un villaggio di poche centinaia di residenti, ci sono almeno 3 casi di conflitto scaturiti poi in omicidio, che coinvolgono almeno una decina di famiglie, vale a dire metà della popolazione residente (tra zii e cugini).
Noi conosciamo bene due di questi tre conflitti. Nello specifico, ci siamo concentrati su una famiglia che dovrebbe “prendere il sangue” a seguito dell’uccisione, avvenuta circa un anno fa, di una ragazza di 18 anni. Il lavoro con questo nucleo familiare, costituito da 12 persone (due genitori e 10 figli), è stato integrale in quanto i numerosi figli hanno partecipato alle attività di animazione, mentre nel corso della settimana abbiamo visitato 2 volte il capo famiglia che, successivamente, abbiamo coinvolto in una celebrazione religiosa a conclusione delle attività. In questo modo le frequenti interazioni e incontri con il padre e la madre della ragazza uccisa ci hanno permesso di instaurare un dialogo con loro a partire dalla condivisione della loro sofferenza e del loro dolore riuscendo a toccare temi delicati come il perdono, il dolore, la violenza.
Toccante è stato il momento in cui simbolicamente P. Gianfranco ha consegnato una statua che rappresenta la madre di Gesù, ai genitori e insieme la si è posta nel luogo dove la figlia è stata uccisa. Essendo una famiglia particolarmente credente si è utilizzato questo canale per sostenerli nel loro cammino di superamento della rabbia e del dolore. La consegna della statua religiosa fa parte di un percorso che nei mesi precedenti e durante la settimana di Agosto i volontari hanno intensificato e che ha aiutato a trasformare simbolicamente un luogo da teatro di violenza a luogo in cui si trasforma il dolore, attraverso la preghiera, strumento scelto da questa famiglia per affrontare la sofferenza che prova.
Questo passaggio, è un momento importante nel processo di aiuto alla riconciliazione di queste persone.
Il sorriso di questi due genitori e in modo particolare della madre lacerata dal dolore della perdita della figlia, ci spinge a continuare con determinazione e pazienza nel lungo percorso di riappacificazione del loro conflitto.
Nel corso della settimana abbiamo svolto anche attività con le donne di Raja, proponendo loro un corso sul perdono e sulla riconciliazione tenuto da padre Gianfranco alternato ad alcune attività pratiche di cucito e cucina.
Con la nostra presenza abbiamo cercato di proporre modalità alternative di risoluzione dei conflitti personali e comunitari attraverso il gioco, le attività di gruppo con i giovani e gli adulti e le famiglie.
L'ultimo giorno del campo è stato occasione per fare un momento di festa conclusivo con la comunità di Raja e con tutte le persone coinvolte nelle nostre attività.

VOLONTARI

Nel mese di agosto al gruppo stabile presente in Albania si è aggiunto Giacomo che rimarrà per almeno tre mesi. A metà mese Sara B. è ritornata in Italia: come Colomba ha contribuito al lavoro sul campo portando anche l'esperienza maturata in Palestina e Libano. Sara I., lungo periodo del progetto è tornata in Italia per il mese di stacco. A metà mese sono arrivate due ragazze di Progetto Colomba, Padre Gianfranco Testa e tre ragazze Kosovare in occasione del campo estivo di Tropoja.