Marzo 2014

SITUAZIONE ATTUALE

Come già  segnalato nel report del mese scorso, in tutto il Paese si susseguono una serie di attentati con esplosivi che creano un senso di insicurezza generale e minano l’ordine pubblico. La gente comune riporta crescente preoccupazione e allo stesso tempo rassegnazione per questa continua escalation di violenza.

L’attenzione mediatica rimane alta sul problema delle vendette di sangue e sulla necessità di processi di riconciliazione (pajtimi). Infatti, sul canale televisivo Top Channel, nota emittente e testata albanese a livello nazionale, è stato dedicato un intero programma al problema della gjakmarrje e alla necessità del pajtimi. Durante il programma sono intervenute le Autorità religiose cattoliche e musulmane, alcuni riconciliatori locali e opinionisti.   
Relativamente alla questione delle richieste di asilo umanitari per problemi di vendetta, a cui sempre più albanesi ricorrono, si sono espressi  gli ambasciatori francese e tedesco in Albania. L’ambasciatore francese ha dichiarato ufficialmente che la Francia non accetterà più richieste di asilo da parte degli albanesi per motivi legati alla vendetta perché considerano l’Albania un Paese sicuro. L’omologo tedesco, nel corso di un intervista in cui si affrontava il problema più ampio dell’emigrazione, ha dichiarato che statisticamente parlando, su 100 richieste per ottenere lo status di rifugiato politico da parte di cittadini albanesi solo una viene accolta.
Per quanto riguarda la situazione relativa al problema delle vendette di sangue e dei conflitti si sono registrati diversi casi di omicidi e ferimenti, uno di questi avvenuto anche in Italia.
Un caso di gjakmarrje si è verificato anche in Kossovo, per esattezza a Peja/Peć. L’omicidio, avvenuto i primi di marzo, è l’ultimo di una lunga serie che nel corso degli anni ha insanguinato le strade della città e dintorni. In totale il conflitto tra le due famiglie kossovare di origine albanese conta 14 vittime, prevalentemente giovani.   
Accanto al verificarsi di omicidi e ferimenti per motivi legati a diverse forme di vendette e di conflitti (hasmerie), constatiamo i risultati positivi che, in alcuni casi, hanno raggiunto gli organi di polizia.  Recentemente, infatti, sono stati individuati e catturati alcuni sospettati di omicidio per hakmarrje e gjakmarrje alcuni dei quali sono stati estradati perché si rifugiavano all’estero. Si continuerà a monitorare i vari casi per verificare se effettivamente all’arresto, e quindi al risultato positivo ottenuto dallapolizia statale, corrisponderà effettivamente un’equa pena per i colpevoli.
Segnaliamo, inoltre, l’avvenuta riconciliazione tra due famiglie a Scutari sancita agli inizi del mese. Il conflitto iniziato tre anni fa a causa del ferimento di una persona, si è concluso relativamente in poco tempo e positivamente, senza spargimento di sangue. Infatti la famiglia della persona ferita non ha deciso di vendicarsi ma ha optato per una soluzione pacifica evitando in questo modo l’apertura di una gjakmarrja e di conseguenza la possibilità di omicidi a catena.

CONDISIVIONE E LAVORO
Questo mese sono proseguite con regolarità le visite alle famiglie che seguiamo a Scutari e dintorni. Abbiamo iniziato ad incontrare più assiduamente una di esse, che si sta impegnando in un percorso personale di superamento della vendetta. Si tratta di una famiglia che ha perso una figlia quasi due anni fa e che, nonostante il grande dolore che tuttora vive, ha scelto di perseguire la strada della giustizia ufficiale, piuttosto che affidarsi al meccanismo perverso della vendetta. Supportiamo con forza il loro cammino e cerchiamo di aiutarli nel raggiungere il loro obiettivo di ottenere giustizia dallo Stato.    
Come ogni mese ci siamo recati a Tropoja per la consueta attività di visita alle famiglie e di presenza sul territorio. Alle famiglie che seguiamo se ne è aggiunta una nuova, di cui avevamo letto la vicenda sui quotidiani nazionali: un omicidio accaduto nell’aprile del 2013. I genitori, coinvolti in un conflitto con un’altra famiglia (hasmerie) risalente nel tempo a causa della proprietà di un corso d’acqua, hanno perso la figlia di 17 anni durante uno scontro a fuoco. La ragazza è stata uccisa nel tentativo di  difendere il padre a cui era stato sparato, proteggendolo col proprio corpo. Abbiamo svolto una prima visita conoscitiva presso questa famiglia, con lo scopo di condividere con loro il dolore per la grave perdita che hanno subito.
Inoltre, durante la nostra presenza a Tropoja, abbiamo partecipato ad un’attività il giorno 8 marzo, in occasione della Festa della Donna, in collaborazione con un’altra Associazione e con la Chiesa locale; abbiamo portato la nostra testimonianza attraverso l’esempio di una donna albanese che ha realizzato un percorso di riconciliazione personale dinanzi alla presenza di un’ottantina di donne della zona – un momento toccante e di grande partecipazione emotiva.
Tra le altre attività, abbiamo svolto alcuni accompagnamenti in diversi carceri, per permettere ai parenti delle persone in vendetta di rivedere i loro cari.
Sono continuate le attività del gruppo ragazzi: durante l’incontro si è trattata la tematica della marcia, quale strumento di azione nonviolenta, presentando loro alcuni video e raccogliendo alcune loro proposte sulla realizzazione della Marcia “Un popolo si muove per la pace, contro la gjakmarrje” del giugno prossimo. Stiamo lavorando con i ragazzi alla realizzazione di un video, in modo che siano loro a documentare la Marcia attraverso le immagini che, a loro parere, sono più significative del messaggio che vogliamo trasmettere.
Inoltre, abbiamo iniziato una collaborazione con un gruppo di studentesse ospiti di un convitto a Scutari, con lo scopo di coinvolgerle nella sensibilizzazione e nella preparazione di alcune attività della Marcia. Alcune di loro hanno espresso interesse per le nostre attività e hanno mosso i primi passi per la partecipazione alla realizzazione della Marcia insieme a Operazione Colomba.  
Si è anche svolta la prima attività del gruppo donne, attraverso un incontro al santuario di Laç S. Antonio, meta di culto particolarmente sentita, in occasione di una giornata preparatoria alla festa patronale. Le donne e i loro bambini hanno avuto la possibilità di partecipare alla Messa pomeridiana e di riunirsi in un momento conviviale comunitario. Finalità dell’attività era in primis creare coesione nel gruppo, dato l’inserimento di nuove donne; secondariamente, suscitare la solidarietà tra di loro e rafforzare il loro legame. A fine giornata tutte le donne sono rimaste molto colpite dall’incontro e felici per l’occasione che hanno avuto di visitare il santuario, a loro altrimenti difficilmente accessibile.
Nell’ambito della sensibilizzazione, prosegue l’attività di organizzazione della Marcia, con il coinvolgimento di enti religiosi, Istituzioni politiche e Associazioni della società civile. A tal proposito abbiamo già ricevuto alcune adesioni a diverse attività della Marcia, nonché alcune richieste di collaborazione per brevi programmi di formazione sulla gestione dei conflitti. Parimenti proseguono le attività nei settori della comunicazione, della preparazione degli eventi e della logistica.  
Continua il lavoro di contatto per la creazione di una rete internazionale di esperti nella gestione del conflitto e della riconciliazione, con l’obiettivo di creare un gruppo esterno che svolga funzioni di supporto  e consulenza alla nostra attività sul territorio. Parallelamente, in loco, prosegue il lavoro di coordinamento con realtà locali, volto a creare sinergie con sacerdoti e gruppi presenti sul territorio, che operino concretamente per il pajtimi.

VOLONTARI
In questo mese i volontari presenti in Albania, Marcello, Sara I. e Anita, sono tornati in Italia per qualche giorno, per partecipare ad una settimana di formazione in sede a Rimini, insieme alle nuove quattro volontarie in Servizio Civile Anna, Elena, Federica e Sara G., giunte a Scutari alla metà di marzo. La formazione insieme è stata un’occasione per approfondire ogni aspetto del progetto, facilitare l’inserimento dei nuovi Caschi Bianchi e ripartire con maggiore consapevolezza delle attività da svolgere in loco.