SITUAZIONE ATTUALE
In questi ultimi 2 mesi, in tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, vi sono stati una serie di attentati con bombe e tritolo, che hanno portato alla morte decine di persone. Non si sono chiariti bene i motivi di questa serie di attentati. Sembrerebbero, osservando la successione temporale e la collocazione geografica, fare riferimento a una serie di regolamenti di conti tra fazioni politiche mischiate a interessi legati ad attività illecite e criminose. Ad ogni modo, questi avvenimenti hanno creato in tutto il territorio nazionale allarme e crescente preoccupazione.
Relativamente al fenomeno delle vendette di sangue, in questo mese ci sono stati 2 casi di omicidio per gjakmarrje e almeno 2 casi di omicidi per hakmarrje, entrambi compiuti per questioni di proprietà e di confini delle terre. In totale le vittime sono state 5, tutte pressoché in giovane età. I territori in cui sono stati commessi i suddetti crimini interessano il nord est dell’Albania e i dintorni di Tirana. I casi di gjakmarrje (presa del sangue, ossia di un membro dell’altra famiglia rivale) raccontano di storie fatte di dolore e disperazione da entrambe le parti in conflitto. In un caso, parliamo di un conflitto iniziato nel 1992 e che ha mietuto decine di vittime. Nell’altro, si tratta della triste e nota vicenda di due donne che, stanche degli stenti e dei soprusi a cui erano continuamente sottoposte dalla suocera, hanno deciso di ucciderla. Il figlio della donna ha ammazzato a distanza di un anno il fratello della cognata, colpevole di essere parente di una delle due assassine della madre. Così, purtroppo, affermano i codici comportamentali trasmessi di generazione in generazione dal Kanun, ossia che, per il delitto commesso da una donna, il sangue perduto non si recupera togliendo la vita alla donna che ha commesso il crimine, bensì al parente maschio più prossimo.
Nonostante queste notizie che raccontano di un fenomeno presente e pervasivo, ci sono segnali e fatti positivi che indicano un miglioramento, sia rispetto all’attenzione istituzionale al problema, sia rispetto all’applicazione di misure di contrasto della sanguinaria prassi vendicativa. Il Procuratore generale ha emesso una circolare alle procure distrettuali del Paese, affinché individuino con più precisione le famiglie in auto-reclusione per paura della vendetta di sangue e i casi irrisolti di omicidio, cioè quelli di cui ancora non si è identificato il colpevole.
Inoltre, nel decreto sono previste misure di deterrenza più precise: individuano istituzionalmente i responsabili di questi processi di investigazione e identificazione secondo le rispettive competenze. (per esempio i procuratori distrettuali, gli ufficiali di polizia).
É tornato alla ribalta delle cronache il fenomeno dei documenti falsi per ottenere il diritto di asilo in Stati europei e americani. Qualche giorno fa, infatti, è stato arrestato il presidente dell’Assemblea Nazionale dei Missionari di Riconciliazione Internazionale. In realtà, nell’inchiesta sono state coinvolte altre 12 persone con ruoli diversi, tanto da poter ipotizzare una vera associazione per delinquere. I soggetti in questione, dietro ingenti somme di denaro, rilasciavano documenti che attestavano il falso, al fine di far ottenere l’asilo politico ai richiedenti per motivi legati alla vendetta di sangue, nonostante le persone per cui venivano prodotti i documenti non fossero affatto coinvolte nelle faide .
CONDIVISIONE E LAVORO
Le visite alle famiglie che seguiamo si sono svolte con regolarità. Abbiamo conosciuto il membro di una famiglia che dovrebbe vendicare l’uccisione del padre. Già da qualche tempo seguiamo la famiglia dell’assassino, che vive nella paura di ritorsioni e in ristrettezze economiche e di libertà di movimento. É un conflitto acceso e per la famiglia che attende la vendetta è una situazione molto rischiosa. La famiglia che dovrebbe vendicare è stata colpita da tragedie continue: prima l’uccisione del padre, il capo famiglia, un anno addietro il suicidio, a causa del dolore provocato dalla morte del marito, della madre e, recentemente, il tentativo di suicidio di uno dei giovani figli.
Abbiamo svolto alcuni accompagnamenti in carcere e in ospedale, nonché qualche visita domiciliare con il medico che ormai da anni segue le famiglie che conosciamo.
Sono riprese le attività del gruppo ragazzi. In questo mese abbiamo svolto due incontri. Il gruppo è un po’ cambiato rispetto agli anni scorsi. Nuovi membri si sono aggiunti e altri hanno lasciato perché emigrati all’estero. Il percorso intrapreso con i ragazzi mira al loro coinvolgimento attivo per agire in modo nonviolento sul problema delle vendette di sangue, problema che riscontrano quotidianamente nelle loro vite. Attualmente si sta cercando di lavorare per la loro partecipazione attiva e fattiva alla marcia della Pace e contro il fenomeno delle vendette di sangue, che pensiamo di organizzare per fine giugno.
Sul versante della sensibilizzazione della società civile e dei rapporti con le istituzioni, si è svolta la manifestazione mensile per ricordare le vittime della vendetta e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno. Questo mese ci si è focalizzati sulla possibilità di contribuire in maniera attiva al cambiamento in positivo rispetto al fenomeno della giakmarrje e delle forme di violenza strutturali presenti all’interno del tessuto sociale. In particolare alla gente si è chiesto di immaginare di avere la responsabilità di Governo e – in tale ruolo – come avrebbe risposto al problema delle vendette di sangue. La partecipazione delle persone, inizialmente è stata titubante e scettica, poi dopo che qualcuno ha rotto il ghiaccio, è andata meglio. Il metodo della partecipazione attiva e dal basso è diventato familiare, almeno ai cittadini di Scutari, anche se permane scetticismo sul fatto che qualcosa effettivamente possa cambiare.
Abbiamo incontrato il Procuratore distrettuale della circoscrizione di Scutari per fargli conoscere il nostro lavoro e per offrire supporto e collaborazione, con riferimento alla recente presa di posizione sul fenomeno delle vendette di sangue e delle relativa individuazione di misure di contrasto alla pratica dell’auto-reclusione in casa delle famiglie in conflitto.
Si è iniziato a lavorare concretamente e in modo più mirato alla pianificazione e organizzazione di una marcia a tappe che, partendo da Tropoja (Montagne del Nord dell’Albania, dove si sono originati molti conflitti che hanno condotto a situazioni di vendetta), arrivi a Tirana, passando per alcuni comuni situati nel percorso. La scopo della marcia è promuovere la pace e il cambiamento, in particolare nella lotta al fenomeno della gjakmarrje. L’idea centrale è quella di coinvolgere dal basso comuni cittadini, parti della società civile e dell’associazionismo, istituzioni civili e religiose, per riunirli insieme nella lotta contro il fenomeno e diffondere una cultura della nonviolenza. Lo slogan che sintetizza anche il senso della marcia è: “Un popolo si muove insieme contro la gjakmarrje”. Il messaggio che si vorrebbe trasmettere è che il problema delle vendette non coinvolge una sola parte del territorio, ma tutto il Paese: pertanto è un problema nazionale, che destabilizza nel profondo tutta l’Albania.
I rapporti con le istituzioni civili e religiose continuano, con lo scopo di formare una rete di persone e soggetti che si muova attivamente, efficacemente e in modo coordinato per l’eliminazione della pratica della gjakmarrje.
Continua il lavoro di incontro, conoscenza, contatto per la formazione di una rete di esperti internazionali con esperienza e competenze in ambito della gestione del conflitto e della riconciliazione. Pian piano i primi frutti si intravedono.
VOLONTARI
Agli inizi del mese è partita Giulia Z., che è rimasta in Albania per due anni come volontaria di lungo periodo e che, per motivi di studio, è ritornata in Italia. A lei un ringraziamento di cuore per l’incisivo contributo dato al progetto e per l’amore con cui è stata a fianco delle famiglie che seguiamo, con l’augurio di riaverla presto tra noi. A metà del mese ha terminato la sua esperienza Agnese, fermatasi nel progetto per tre mesi; anche a lei un grazie sincero per la freschezza portata e la solida formazione spirituale nonviolenta. I volontari rimasti per l’intero mese e che continueranno nei mesi successivi la presenza sono Marcello, Sara e Anita, arrivata il mese scorso.



