Dicembre 2013

SITUAZIONE ATTUALE

Questo mese il tema della gjakmarrje/hakmarrje è stato al centro dell’attenzione mediatica. Infatti una risoluzione del Parlamento Europeo ha formalizzato che la candidatura dell’Albania all’entrata nella Comunità Europea può aversi solo a determinate condizioni. Tra i primi venti punti riguardanti i criteri politici da rispettare troviamo anche quello relativo all’esistenza del fenomeno della vendetta di sangue in Albania. Il Parlamento Europeo sottolinea come tuttora il problema sia presente e quanto sia un elemento destabilizzante per il Paese. Per questo l’Istituzione Europea richiede alle Autorità albanesi di occuparsi della lotta alla violenza indiscriminata causata dal fenomeno, insistendo sulle indicazioni già precedentemente predisposte dalle Nazioni Unite e sulla nascita di un “Consiglio di Coordinamento per la lotta alle vendette di sangue” già previsto per iscritto dalla legge albanese nel 2005 ma mai attivato.
Inoltre, a metà mese, è stato organizzato un incontro ufficiale per affrontare il problema della vendetta di sangue a cui hanno partecipato l’Avvocato del Popolo (Ombudsman), il Procuratore Generale di Tirana, il Sindaco di Scutari e alcune autorità religiose di Scutari. Durante l’incontro il Procuratore Generale ha espresso la volontà di riaprire alcuni casi inerenti alla vendetta di sangue. Fonti sicure ci hanno garantito che buona parte di questi successi è stata dovuta a tutto il lavoro di pressione sulle Istituzioni nazionali albanesi e internazionali che è stato fatto dall’equipe di Operazione Colomba in Albania attraverso la campagna di raccolta firme “5000 FIRME PER LA VITA” (“5000 FIRMA PER JETEN”) e tramite la sottoposizione alle Autorità di tutto il materiale raccolto ed elaborato dai volontari in questi anni di operato sul campo a fianco delle vittime del fenomeno gjakmarrje. Un forte ringraziamento va quindi a tutti coloro che hanno sostenuto l’iniziativa “5000 FIRME PER LA VITA” firmando la petizione o dichiarando con una foto il loro dissenso nei confronti di questa pratica. Senza questo sostegno i risultati raggiunti non sarebbero mai stati altrettanto incisivi. Inoltre le reti televisive più importanti dell’Albania hanno deciso di dedicare i loro servizi nel periodo natalizio alle famiglie auto recluse a causa della vendetta di sangue. Alla fine del 2013 è infatti andato in onda un programma in cui i protagonisti sono stati i bambini “inchiodati” nelle loro case. In questo modo il fenomeno della vendetta è tornato sotto i riflettori in uno dei momenti più importanti dell’anno in tutte le case dei cittadini albanesi. L’attenzione dedicata a questa problematica è stata questo mese, almeno in parte, commisurata alla gravità del fenomeno. Infatti gli omicidi o le azioni di violenza dovute alla percezione che il proprio onore sia stato leso non si sono fermati. Tali fatti ci hanno tutti ricondotto alla necessità di concretizzare i provvedimenti programmati dalle Istituzioni nazionali e internazionali il più presto possibile.

CONDIVISIONE E LAVORO

Il mese di dicembre è stato un momento importante. Come succede in diverse realtà, anche per il progetto di Operazione Colomba in Albania è stato il momento per fare il bilancio di tutto l’operato svolto quest’anno e per capire quale direzione nonviolenta seguire nel 2014. L’esigenza di riconciliazione di questa terra ferita ci ha portato a delineare una rotta da seguire che prevede la concentrazione del nostro lavoro su: alcuni casi conflittuali urgenti in cui lo staff sta investendo maggiori energie nella prospettiva del perdono; una maggiore presenza a fianco delle famiglie in vendetta nella regione montuosa di Tropoja dove le radici del Kanun e l’isolamento dei villaggi rendono forte il fenomeno; la creazione di una rete nazionale e internazionale che sostenga il processo di riconciliazione tra le famiglie in conflitto. L’equipe di volontari sta quindi cercando di affrontare questa fase del progetto realizzando attività che vadano a rafforzare questi obiettivi senza tralasciare le più consuete e consolidate azioni nonviolente sul territorio.
Proseguono infatti gli accompagnamenti nonviolenti a persone in vendetta che rischiano la vita. In questo mese soprattutto gli uomini sono stati al centro di questa azione: accompagnamenti in carcere per andare a trovare i propri figli; accompagnamenti in ospedale; accompagnamenti da preti o suore per questioni di vendetta o di assistenza primaria. Queste attività sono state l’occasione per capire come alcune situazioni di vendetta si stanno evolvendo e per studiare una successiva strategia d’intervento.
Questo mese le visite alle famiglie sono state realizzate per diversi motivi. In alcuni casi, sentendo la vicinanza delle feste natalizie si è cercato di stare vicini alle famiglie più sofferenti, in particolare a quelle che hanno subito un lutto. In altri casi sono state realizzate visite di mantenimento dei rapporti o di monitoraggio alle famiglie più bisognose. Inoltre alcune delle visite sono state realizzate per invitare le donne e i ragazzi in vendetta alle nostre attività di gruppo previste per festeggiare insieme la fine dell’anno e per inaugurare insieme l’inizio dei percorsi del gruppo donne e del gruppo ragazzi per il 2014. In ognuna delle visite si è sempre cercato di portare l’elemento della speranza che alcune situazioni difficili possano cambiare cercando di capire dalle famiglie quali fossero i punti più importanti su cui lavorare per modificare il contesto di violenza in cui esse vivono quotidianamente.
Di pari passo alle visite alle famiglie, si continua a portare avanti il dialogo con le figure religiose più sensibili alle situazioni di vendetta per progettare insieme le prossime azioni per una futura riconciliazione.
Sotto Natale la collaborazione con l’Associazione Ambasciatori di Pace – Caritas Shqiptare ci ha permesso di condividere lo spirito natalizio con i giovani delle famiglie in vendetta. A suon di giochi, abbiamo trascorso insieme una bella giornata che è iniziata con la Messa e col pranzo e che si è conclusa con uno spettacolo di pagliacci per i più piccoli. Mentre durante gli ultimi giorni dell’anno abbiamo passato una splendida giornata di sole con le donne in vendetta e i loro bambini al castello di Scutari. Le donne ci hanno ringraziato diverse volte. Per loro questa è stata l’occasione di staccare dagli impegni quotidiani e dall’ambiente di violenza in cui sono immerse. Inoltre alcune di loro hanno avuto la possibilità di rafforzare il loro rapporto raccontandosi le loro vite. I bambini si sono invece sfogati giocando e rimanendo senza fiato per la bellezza del posto. Invece con i ragazzi in vendetta è stata realizzata una giornata pic-nic in un posto di montagna molto particolare all’interno di un parco naturale. Anche qui i giochi, il pranzo e il tempo trascorso insieme al di fuori di un contesto obbligante come quello della vendetta, ci ha permesso di inaugurare al meglio l’inizio del nuovo anno.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione in loco quattro momenti importanti hanno caratterizzato il mese di dicembre. La manifestazione del 12 dicembre ha visto tutti i cartelloni contenenti gli slogan realizzati quest’anno in fila per il centro di Scutari. Durante la manifestazione i volontari hanno fermato i passanti per chiedere di segnare su un termometro di cartone quanto sentono urgente e problematico il fenomeno della vendetta e come secondo loro si potrebbe risolvere. La partecipazione è stata alta ed è stato lampante il fatto che la cittadinanza percepisca la vendetta di sangue come una questione preoccupante, ma che non sappia bene come farvi fronte.
Il 10 dicembre in occasione della giornata dei Diritti Umani, l’equipe di Operazione Colomba ha unito gli sforzi con le altre Associazioni che a Scutari si occupano del problema della vendetta per redigere una lettera di indignazione e di denuncia nei confronti del fenomeno. La lettera è stata resa pubblica a livello mediatico nell’ottica di rafforzare un’azione congiunta nella lotta alla gjakmarrje.
Il 5 dicembre è stata invece l’occasione per festeggiare insieme una riconciliazione tra due famiglie in vendetta da tanti anni. Anche se il caso conflittuale in questione non era conosciuto dall’equipe, i volontari hanno appoggiato attivamente la scelta del Vescovo di Scutari di rendere pubblico il rito della riconciliazione, facendolo svolgere in Cattedrale. Lo staff di Operazione Colomba ha infatti partecipato attivamente documentando il più possibile questo splendido atto di profonda umanità.
Infine il 21 dicembre è stato il momento per partecipare all’annuale convegno realizzato dal Comitato Nazionale di Riconciliazione di cui fanno parte diversi missionari e mediatori di pace provenienti da tutta l’Albania. Nonostante siano stati mostrati alcuni risultati raggiunti nella lotta al fenomeno della vendetta e dell’autoreclusione domestica a scapito di minori, parte dell’assemblea si è concentrata sul tentativo di portare alla luce alcune problematiche di gestione interna dell’ente.
Quest’anno la scelta di passare la sera della Vigilia, il Natale e Santo Stefano a Tropoja ha coinciso con l’idea enunciata precedentemente di rafforzare l’impegno di Operazione Colomba contro la vendetta di sangue in questo territorio. E’ stato un Natale a fianco degli ultimi, delle famiglie in vendetta che più si sentono abbandonate anche a causa dell’isolamento del luogo in cui vivono. L’occasione ci ha dato la possibilità quindi di incrementare la credibilità della nostra equipe, di cercare di affrontare anche i casi conflittuali più complicati e di allargare il nostro giro di conoscenze delle famiglie vittime del fenomeno. Inoltre la Messa di Natale ci ha dato la possibilità di stare insieme a tutti i giovani conosciuti quest’anno al campo estivo.  
L’ultimo dell’anno si è poi concluso con la partecipazione dell’equipe di Operazione Colomba alle attività organizzate dalle casefamiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII che hanno visto la partecipazione anche del Vescovo di Scutari e del Vescovo di Tropoja. Per i volontari quindi è stata un’occasione per rafforzare i rapporti nell’ottica di una più stretta collaborazione con le Istituzioni Religiose locali sul problema della vendetta.

VOLONTARI

Questo mese ci sono state diverse partenze e arrivi. Un grazie particolare a Marcello per aver dato la sua disponibilità al Libano. Nonostante si sia sentita la sua mancanza nel progetto in Albania, tutti hanno apprezzato tantissimo la sua scelta di passare un mese a fianco delle vittime della guerra in Siria e Libano. Grazie a Fabrizio che anche se ci sostiene da lontano è come se fosse sempre presente. Grazie a Marco G. per avere condiviso insieme a noi un pezzo importante di progetto. Gli facciamo tanti in bocca al lupo per l’imminente partenza per la Colombia. Un grazie davvero di cuore a Susanna per tutto il suo supporto. Il suo contributo è stato decisivo per il raggiungimento di alcuni risultati soprattutto in campo istituzionale. Grazie a Shqipe per la sua visita breve ma intensa e per tutta la stima e la fiducia che ci ha dato. Grazie a tutti i volontari che stanno camminando insieme sulla via della nonviolenza in questo momento nel progetto Albania: Giulia, Agnese, Carlo, Francesca, Marco B. e a Laura che appena ha un momento libero dalle casefamiglia viene ad aiutarci. Un grazie infinite ai volontari locali: Sokol e Francesca sempre presenti nelle attività. Grazie anche a Irene, che ci aiuta sempre nelle iniziative collaterali del progetto, per la sua presenza a Tropoja e per la collaborazione con LVIA che ha permesso ad alcuni giovani in vendetta di acquisire competenze in campo professionale.