Novembre 2013

SITUAZIONE ATTUALE

In questo mese si sono verificati numerosi omicidi anche se non tutti riconducibili a motivi di hakmarrje o gjakmarrje. Il continuo verificarsi di questi episodi aumenta il livello di violenza strutturale all’interno del Paese. La facilità con la quale si ricorre alle armi per risolvere i conflitti e il regolamento tra bande criminali che spesso agiscono indisturbate, aumenta il senso di paura e insicurezza tra la popolazione, specialmente tra le famiglie coinvolte nelle faide di sangue.

 

Infatti le famiglie, che temono, e si aspettano dei comportamenti vendicativi da parte di altre famiglie, vivono in continua angoscia per la vita dei loro cari.
Nel mese di Novembre si sono verificati almeno 4 omicidi per hakmarrje legati a motivi di proprietà e regolamenti di conti per questioni personali. Per gjakmarrje si è verificato almeno un episodio. É interessante notare come l’omicidio sia avvenuto al sud del Paese, Tepelene, circoscrizione di Girokastro, perché conferma la tesi che il fenomeno delle vendette di sangue non sia qualcosa di usuale e allarmante solo nel Nord ma che coinvolge e si verifica nell’intera Albania se pur con usanze e modalità diverse.

Condivisione e lavoro
Le visite alle famiglie che conosciamo si sono svolte regolarmente; alle vittime del fenomeno delle faide abbiamo cercato di dare costanza e continuità al lavoro di costruzione e mantenimento del rapporto di fiducia, condivisone e vicinanza concreta.
Inoltre, continua il percorso di superamento della rabbia e del dolore con alcune famiglie che hanno perso un familiare e che secondo il Kanun dovrebbero recuperare il “sangue perduto” (vale a dire quello del membro della loro famiglia che è stato ucciso).
Viviamo con allarmismo il continuo emigrare di persone all’estero, specialmente giovani, che decidono di abbandonare il Paese perché non credono che la situazione possa cambiare e temono per la loro vita. Molti giovani decidono di chiedere asilo politico all’estero per motivi riconducibili alla vendetta ma spesso non hanno nessun punto di riferimento negli Stati in cui decidono di andare e quindi rischiano di peggiorare le loro condizioni di vita.
Il 12 del mese, a Scutari, si è svolta l’ormai consueta manifestazione in ricordo delle vittime della gjakmarrje e di sensibilizzazione della società civile.
Il tema della manifestazione è stata la riconciliazione. Ai passanti, attraverso la distribuzione di volantini e il dialogo diretto, è stato chiesto di dire “delle parole abbastanza convincenti per affrettare la riconciliazione”. L’idea è quella di promuovere la partecipazione dal basso al processo di riconciliazione e, allo stesso tempo, di parlarne il più possibile facendo diventare il tema della riconciliazione e del perdono qualcosa di familiare, di cui si discute perché concretamente possibile. La buona accoglienza e partecipazione da parte della gente è incoraggiante e ci spinge a continuare in questa direzione.
Continuano gli incontri di coordinamento con la rete di associazioni denominata “Alleanza per la Vita” per cercare di radunare le forze della società civile in una strategia comune per combattere il fenomeno della gjakmarrje.
Abbiamo avuto la possibilità di incontrare il Vescovo di Scutari in concomitanza della consegna del faldone con le firme finali della campagna “5000 firme per la vita”. L’incontro è stato fruttuoso e ci fa ben sperare in una ancora più stringente collaborazione.
Inoltre si sono svolti alcuni incontri con alcuni sacerdoti della zona di Scutari e dintorni per cercare di creare un gruppo coordinato di persone che operino per la riconciliazione e per organizzare dei corsi di formazione al perdono. L’idea è quella di formare operatori di pace e riconciliazione locali che a diversi livelli operino nel territorio.
On merito alla consegna delle firme della campagna promossa nei mesi scorsi, abbiamo avuto occasione di incontrare, infine, Clive Rumbold, vice dell’attuale rappresentante della delegazione dell’UE a Tirana (Ettore Sequi).

 

Volontari

Questo mese ci sono state diverse partenze e arrivi che hanno movimentato il gruppo. Un grazie a tutti i volontari: di lungo periodo come Marcello a cui auguriamo buona fortuna per la prossima partenza in Libano e Giulia che è tornata a fine mese dal suo stacco in Italia; grazie anche alle volontarie di breve periodo, come Elena e Sara, partite a fine mese, ma che confidiamo di rivedere presto qui con noi! A chi è arrivata, come Agnese che questa volta si fermerà per tre mesi. A Susanna e Carlo Maria che rimarranno fino a fine dicembre. Un grazie ai volontari locali: Sokol e Francesca sempre presenti nelle attività. Grazie anche a Irene, che ci aiuta sempre nelle iniziative collaterali del progetto.