Gennaio 2013

SITUAZIONE ATTUALE

A gennaio è stato ucciso un uomo per vendetta di sangue a Scutari. È stato freddato da due uomini in motorino mentre faceva la spesa al mercato. Dieci anni fa aveva sparato a un bambino e aveva scontato cinque anni di carcere. I colpevoli non sono ancora stati trovati.
Gjin Marku, il Presidente dell’Associazione Nazionale dei Bajraktar, è stato arrestato per la seconda volta perché accusato di firmare dei documenti falsi che attestano che delle famiglie sono in vendetta per ottenere il diritto d‘asilo nei Paesi Europei dietro compenso monetario.

Nel mese di gennaio sono più di 500 le famiglie che solo dall’area di Tropoja sono emigrate in Francia per motivi di estrema povertà e che hanno richiesto lo stato di rifugiati.


CONDIVISIONE E LAVORO
Il 17 gennaio abbiamo partecipato alla prima riconciliazione fra famiglie in vendetta di sangue. Il capofamiglia della famiglia che ha concesso il perdono ci ha detto che siamo stati parte attiva in questo processo di pace. È stato un momento molto emozionante e intenso. Al termine della cerimonia entrambe le famiglie erano felici e serene. Quest’evento ha dato una notevole carica positiva al progetto. Leggi il racconto dell’evento nel dettaglio, clicca qui.
Nel mese di gennaio sono continuate le visite mediche con la dottoressa e gli accompagnamenti in ospedale di alcuni membri di famiglie in vendetta. Ci rendiamo sempre più conto che i nuclei familiari che seguiamo sono lasciati da soli non solo per la loro situazione di vendetta ma anche per i problemi di carattere socio-sanitario che incontrano. A causa della loro povertà e ignoranza non hanno i mezzi economici e sociali per superare i disagi e le ingiustizie che subiscono. Incontriamo sempre più spesso donne che subiscono violenze dai propri mariti, persone che non possono permettersi di curarsi perché sono indigenti o perché i dottori non sono specializzati; famiglie che non hanno da mesi la corrente elettrica; famiglie che aspettano i documenti per avere l’assistenza sociale e non riescono ad averli perché i funzionari comunali non si presentano in ufficio; disabili a cui non arriva l’assistenza da oltre 4 mesi… Tutto ciò dimostra che lo Stato è poco presente o inefficace e che è molto presente il problema della corruzione. Chi ne paga le conseguenze più gravi sono i poveri.
Proseguono inoltre gli accompagnamenti di famiglie che vanno in carcere a fare visita ai propri parenti. Anche in questi casi abbiamo notato che esiste un grave problema di corruzione, fra la gente si dice che chi paga esce prima, chi non ha i soldi rimane in carcere indipendentemente dal crimine commesso.
Questo mese, inoltre, abbiamo preso contatti con una famiglia nuova che abita nella periferia di Scutari.
Sono sempre di più le famiglie che chiedono il diritto d’asilo alla Francia, al Belgio o alla Svezia. Un ragazzo del gruppo giovani che seguiamo è andato in Francia; un’altra famiglia che seguiamo da diversi anni ci ha chiesto di firmare dei documenti per avere il diritto d’asilo in Svezia. Sono famiglie che non hanno speranza in Albania: inchiodate e senza lavoro. Il loro futuro lo immaginano solo in un Paese estero; scappare, per loro, è l’unica soluzione.
A gennaio abbiamo riunito il gruppo donne ed è stato anche questa un’occasione di incontro e di confronto per le donne e per noi.
Con i ragazzi, invece, siamo andati a Kruja per conoscere un po’ di storia albanese e per passare un momento ludico insieme.
Il 12, come ogni mese, abbiamo riproposto la manifestazione in centro a Scutari per sensibilizzare la popolazione al fenomeno della vendetta.
Siamo andati anche a Tropoja  per vistare le famiglie che vi abitano e per monitorare la situazione.
Abbiamo riunito a casa nostra le varie Associazioni che lavorano con le famiglie in vendetta o che comunque sono sensibili al fenomeno. La rete che siamo riusciti a creare in questi anni si chiama “Aleanca per Jeta” (alleanza per la vita). Da quest’anno cercheremo di istituzionalizzarla e concretizzeremo più attività proprio per denunciare il fenomeno delle vendette di sangue davanti al Governo e alla popolazione civile.
A fine mese abbiamo accompagnato un uomo, sotto vendetta, presso l'ex carcere della polizia segreta Sigurimi. Oggi lo stabile, requisito alla chiesa cattolica nel 1948, è stato restituito e trasformato in museo. Nelle celle, oltre a criminali comuni, sono stati imprigionati e torturati molti religiosi. L'edificio, con le testimonianze che contiene, è una pagina di storia importante che ricorda il periodo della dittatura comunista.
È stato un accompagnamento intenso e ricco di emozioni. Abbiamo rivissuto con lui il suo anno di carcere (condannato perché aveva ucciso un uomo) e ascoltato la sua testimonianza dolorosa. Non è pronto a riconciliarsi con quel posto ma è già un passo enorme il fatto che ci sia voluto tornare.   

VOLONTARI
Questo mese abbiamo salutato Federica e Francesca. Hanno lasciato la loro piccola grande impronta nel progetto, ci hanno promesso che torneranno… le spettiamo!
Inoltre abbiamo accolto Alessandro, full timer della Palestina che ci sta facendo comprendere quanto sia indispensabile l’interazione fra progetti della Colomba. E' arrivato Ettore da Savona che si fermerà con noi fino a metà febbraio. È stato con noi anche Fabrizio, per circa una settimana, che ci ha coccolato e rifocillato alla grande!!! Si è preso cura di noi soprattutto nel periodo in cui siamo stati senza luce.
Giulia è partita per il mese di stacco e Marcello è tornato dalla sua breve pausa in Italia.
Grazie a Sokol, sempre disponibile e perfetto quando si tratta di stare con i giovani. Questo mese ci ha fatto visita anche Gjoke dal Kossovo!!!
Grazie anche a Dario e Franceska per la traduzione e per dare anche il loro tocco al progetto.
È venuto qualche volta in visita con noi anche Alberto, volontario in una casa famiglia, che al corso Missioni è rimasto affascinato da Operazione Colomba e ha espresso il desiderio di conoscere il progetto in Albania.