SITUAZIONE ATTUALE
Il mese di novembre è stato segnato da numerosi omicidi, alcuni particolarmente cruenti. Le principali cause sono le faide intra e inter familiari, la violenza domestica e regolamenti di conti all’interno di gruppi della criminalità organizzata.
La continua crescita di omicidi è particolarmente allarmante perché fa emergere come il livello di violenza, all’interno del Paese, sia spaventosamente alto e l’intervento delle istituzioni e delle autorità competenti a salvaguardare l’ordine pubblico sia debole e per la maggior parte dei casi inefficace.
In particolare è preoccupante il numero di mariti e conviventi che uccidono brutalmente (spesso l’arma più utilizzata è un’ascia per spaccare la legna) le loro mogli e compagne (in media 2 casi al giorno).
Gli omicidi per vendetta e per faide familiari, soltanto nel mese di novembre, sono stati 5.
Tre di questi sono nuovi casi, 2 invece sono riconducibili a faide familiari già esistenti e che si protraggono da anni. Nello specifico, uno di questi fatti di sangue ha coinvolto la nostra presenza come volontari in quanto si è trattato di una famiglia che seguiamo fin dal nostro arrivo in Albania e che ci ha visti negli ultimi mesi particolarmente coinvolti.
La faida dura da circa 18 anni.
http://operazionecolomba.it/albania/1430-una-primavera-senza-fiori.html
Per far comprendere la complessità delle dinamiche che i nostri volontari si trovano ad affrontare proviamo a riportare una breve cronologia dei fatti riguardanti questa faida, liberamente tratta da “Gazeta Shqiptare” di Giovedì 22 Novembre 2012.
Per delicatezza abbiamo cambiato i nomi e cognomi delle famiglie.
Dall’anno 1994, da quando è partito il conflitto tra le famiglie, fino ad ora, si contano 6 vittime: quattro vittime della famiglia Vulli, 1 vittima della famiglia Emme e una vittima accidentale. Tra le vittime, una è donna.
1994: Silvan Vulli, zio di Alvin Vulli viene ucciso da Gjl e Klaudian Gjlli, zio materno di Laurent Emme. Questi ultimi sono stati condannati rispettivamente a 25 e 22 anni di carcere.
1997: viene ucciso Tiron Emme, fratello di Laurent Emme e nipote dei Gjlli.
1998: viene uccisa Pranvera Vulli, madre di Silion Vulli, attualmente arrestato per detenzione illecita di armi da fuoco. Pranvera era la moglie dello zio paterno di Alvin.
1999: viene ucciso Albert Vulli, fratello di Silion e figlio dello zio paterno di Alvin.
2000: viene ucciso Pjeter Vulli, zio paterno di Alvin e Silion Vulli. Era stato arrestato, per questo omicidio, Nikol Emme, padre di Laurent Emme, ma la polizia l’ha rilasciato per mancanze di prove.
Novembre 2012: rimane ucciso accidentalmente A. Q., che passava di lì per caso.
CONDIVISIONE E LAVORO
Numerose sono state le visite alle famiglie e gli accompagnamenti svolti alle persone a rischio ed impossibilitati ad uscire perché chiusi in casa per timore delle possibili conseguenze. Sono state svolte anche alcune visite mediche domiciliari con la presenza di una dottoressa e alcuni accompagnamenti in ospedale. Continua anche il monitoraggio di alcune vicende familiari particolarmente delicate.
Siamo stati coinvolti anche nell’evolversi improvvisa e veloce di una situazione di vendetta che riguarda una famiglia che conosciamo da molto tempo (Vedi nota sopra).
Abbiamo speso parecchie energie a dialogare, mediare e proporre alternative possibili ad esiti nefasti. Il dolore umano, la volontà di rivalsa, la rabbia hanno delle capacità distruttive purtroppo difficilmente controllabili. L’imprevedibilità del fenomeno e la sua estrema capacità di variare velocemente non sempre aiuta ad essere efficaci. Rimane la forza della condivisione, la volontà e l’impegno concreto di esserci sempre e comunque anche nelle situazioni più complicate e dolorose.
Il conflitto che è riesploso in questo mese dura da 18 anni e ha registrato, complessivamente, 2 feriti e 6 vittime, 1 delle quali completamente estranea ai fatti (si tratta infatti di un passante che casualmente si è trovato nel luogo dove è avvenuta la sparatoria). L'ultimo omicidio è stato compiuto il 20 novembre da un ragazzo di 16 anni che ha ucciso per errore un passante ferendone un secondo.
Continuano gli incontri di verifica e collaborazione con alcuni preti e suore con cui seguiamo alcune famiglie. Sembra che si stia aprendo una via di dialogo con una famiglia che dovrebbe emettere vendetta e che per parecchi mesi abbiamo cercato di raggiungere invano.
Siamo stati anche a Tropoja dove continuiamo il nostro lavoro di visite alle famiglie e di monitoraggio della loro situazione di vendetta. Il contesto particolarmente isolato e abbandonato dalle istituzioni rende particolarmente gravosa la situazione di queste famiglie. La nostra presenza cerca di condividere parte della loro sofferenza e diminuire il senso di solitudine e abbandono. I nostri interventi vanno nella direzione di veri e propri percorsi di superamento della rabbia e del dolore iniziati già tempo con alcune famiglie e che procedono in maniera lenta anche se costante.
Sul fronte della sensibilizzazione della società civile sul fenomeno della gjakmarrje è stata fatta il giorno 12 la consueta manifestazione al centro di Scutari al fine di favorire una maggiore presa di coscienza del fenomeno da parte della popolazione locale e promuovere azioni non violente di risposta al problema.
Cogliendo l’occasione che il 28 novembre si sarebbero celebrati i 100 anni d’indipendenza dell’Albania, il tema della manifestazione è stato: “Auguri per i 100 anni d’indipendenza dell’Albania, auguri per altri 100 anni senza gjakmarrja”. La manifestazione è iniziata e si è conclusa con qualche minuto di silenzio. Durante l’ora in cui siamo stati presenti, abbiamo promosso una raccolta di firme, simbolo di una presa di posizione e d’impegno personale contro il problema. Ai passanti è stato consegnato un volantino in cui s’invitava a firmare per esprimere la propria posizione a favore della vita e contro la gjakmarrja come risposta al problema delle vendette e delle uccisioni.
Dopo le firme, sono state distribuite delle coccarde e dei palloncini rossi con la bandiera albanese. La partecipazione e il numero delle firme raccolte sono state numerose, come è stato ampio il numero di persone con cui i volontari hanno avuto al possibilità di parlare e di confrontarsi sulle possibili soluzioni al problema.
Grazie ad un nostro contatto all’interno dell’Università di Tirana, siamo stati invitati a tenere nella Facoltà di Scienze Sociali un paio di lezioni sul servizio civile, sulle problematiche della gjakmarrje e sull’intervento nonviolento in zone di conflitto e nei micro conflitti. Le lezioni si sono svolte all’interno di un corso sui diritti umani. La risposta ai nostri interventi è stata positiva e ha suscitato molto interesse da parte dei giovani che hanno posto numerose domande e alcuni di loro hanno chiesto di svolgere un'esperienza con noi, nel nostro lavoro quotidiano con le famiglie in vendetta.
Siamo stati impegnati anche nell’elaborazione di un rapporto/report sulla situazione attuale e sull’evoluzione del fenomeno della gjakmarrje come anche sull’individuazione delle cause e delle possibili soluzioni. Il rapporto è rivolto alla commissione per l’integrazione europea del Parlamento albanese che all’inizio del mese di dicembre si riunirà per discutere sulla violenza e sulle violazioni dei diritti umani all’interno del Paese e che quindi affronterà anche le problematiche relative alla giakmarrje (vendette di sangue) e alle possibilità d’intervento del governo. Il documento è particolarmente importante non soltanto per il contenuto ma anche per il fatto che rappresenta una possibilità di comunicazione con le istituzioni, molto spesso assenti e silenti sul problema.
Il mese di novembre ha registrato anche la ripresa delle attività con il gruppo donne e con il gruppo ragazzi. Dopo la programmazione e la preparazione avvenuta nel mese scorso, nella quale abbiamo individuato alcuni obiettivi e strategie, abbiamo finalmente svolto il primo incontro sia con i ragazzi che con le donne. Per quanto riguarda il gruppo donne la presenza non è stata numerosa ma è stata molto attiva. Molto spesso le donne sono impegnate nei lavori domestici e di mantenimento della famiglia e non possono permettersi di allontanarsi dai loro impegni. Ma incontrandole in famiglia vediamo che vi è molto interesse e soprattutto desiderio di partecipare. Pertanto abbiamo proposto di svolgere l’incontro bimensile di domenica in modo da favorirne la partecipazione. A quanto sembra, questo giorno a loro è più confacente.
Numerosa invece è stata la partecipazione al gruppo ragazzi che ha visto anche la presenza di un gruppetto di giovani degli Ambasciatori di pace, associazione cattolica legata alle parrocchie di alcuni villaggi nelle vicinanze di Lezha. Il gruppo, anche grazie alle attività di consolidamento dei rapporti umani e relazionali svolte nei mesi precedenti, è ormai abbastanza affiatato e sembra pronto per affrontare argomenti e tematiche complesse come al nonviolenza, la rielaborazione del conflitto, il mettersi nei panni degli altri anche per cogliere la sua sofferenza, essere promotori di cambiamento per sé e per gli altri.
Con il gruppo ragazzi sono state svolte anche alcune attività ricreative come una partita di pallone e alcuni momenti informali di festa.
VOLONTARI
Oltre alla presenza di Laura e Marcello e il ritorno di Giulia dal periodo di stacco, abbiamo avuto dall’inizio del mese, la presenza di due volontarie di breve periodo, Elena e Federica che si fermeranno, rispettivamente, un mese e due mesi. Abbiamo avuto anche la visita di Kappa per circa una settimana. Lo ringraziamo per il suo contributo soprattutto con il gruppo ragazzi e per il suo sguardo esterno che ci ha permesso di riflettere con più obiettività su alcune situazioni che seguiamo. Breve ma preziosa è stata la permanenza di Giulia A. che dopo un'esperienza di un mese, questa estate è ritornata per una decina di giorni. Grazie per la sua disponibilità e semplicità. Un sentito ringraziamento al gruppetto di persone e volontari che ruotano intorno al nostro gruppo stabile e in particolare a Yuri, Dario, Franceska, Denis, Mara, Sokol.



