Settembre 2012

SITUAZIONE ATTUALE

Gli omicidi commessi per iniziare o per perpetrare la vendetta non si sono fermati nemmeno questo mese. All’inizio di settembre un ragazzo di 22 anni e un uomo di 49 anni sono stati uccisi. Alla fine del mese una famiglia intera, composta da madre, padre e figlio di 24 anni, sono stati ammazzati a Blinisht, un villaggio della Zadrima poco lontano da Scutari. L’ondata di violenza che ha caratterizzato quest’estate ci spinge ad essere ancora più seri e determinati nell’impegno che stiamo portando avanti.

La Chiesa locale, di fronte a questi fatti di una gravità inaudita, si interroga da anni su quali risposte siano efficaci per combattere il ricorso a tale violenza efferata, spesso praticata per risolvere conflitti inter familiari e difendere l’onore perduto.
A metà settembre i vescovi delle diocesi di Scutari, Sapa e Tirana, i cui territori si trovano tra il centro e il nord del Paese, hanno emanato un decreto, confermato dalla Santa Sede, in cui si dichiara la scomunica per i cristiani cattolici, (la scomunica comporta l’impossibilità di ricevere i Sacramenti vale a  dire: Eucarestia, Cresima, matrimonio, Unzione degli infermi e la perdita del diritto a esequie funebri secondo il rito cattolico) che hanno commesso omicidi, inclusi coloro che uccidono per vendicarsi o per recuperare l’onore perduto di un loro familiare o congiunto ucciso.
Il decreto, inoltre, specifica le condizioni e il percorso necessario per poter rientrare nella piena comunione ecclesiale (ossia consegnarsi alla giustizia e scontare la pena inflitta dal processo; pentirsi sinceramente per ciò che si è commesso; chiedere perdono alla famiglia della vittima; fare tutto il possibile per risarcire, attraverso segni concreti, i danni e le conseguenze che le sue azioni hanno comportato e determinato sui familiari della vittima e su tutta la comunità). Compiuto il percorso, la scomunica potrà essere revocata e si riacquisterà la piena comunione con la comunità dei credenti.
Il documento è stato letto nelle parrocchie di tutta la zona di Scutari. Speriamo che tale segnale abbia una risonanza ampia all’interno e all’esterno dell’Albania.
I giornali, inoltre, stanno dedicando sempre più spazio e attenzione al fenomeno della vendetta di sangue attraverso non solo le notizie di cronaca, ma anche tramite le interviste ad opinionisti e a personaggi influenti. La nota dolente è che a volte gli articoli che raccontano di omicidi o episodi collegabili alla vendetta di sangue non sono firmati dagli autori. Questo fatto sottolinea quanto il fenomeno sia ancora un tema scottante da affrontare per la società albanese.  
La presa di posizione della Chiesa ha intanto spinto il governo albanese a riconoscere l’esistenza del fenomeno, anche se non pienamente. Infatti il Primo Ministro Sali Berisha ha sì riconosciuto che avvengano omicidi per moventi legati alla gjakmarrja ma ha anche affermato, (in netto contrasto con gli attuali episodi di cronaca), che il fenomeno è in calo rispetto agli anni precedenti. In tal senso, il nostro contributo ha lo scopo di sollecitare le istituzioni ad assumersi la piena responsabilità di un intervento diretto e mirato al problema. La nostra intenzione sarebbe quella di trattare il fenomeno in tutta la sua complessità creando dei veri e propri percorsi di riconciliazione e di perdono di cui le autorità religiose e laiche locali dovrebbero essere i principali promotori e attori.
La nostra partecipazione alla Settima Assemblea Diocesana indetta dal Vescovo di Scutari l’8 settembre 2012 in occasione dell’inaugurazione dell’anno della Fede ha perseguito tale intento.

 

CONDIVISIONE E LAVORO

L’inizio del mese di settembre è stato dedicato alla preparazione del progetto in previsione dell’arrivo di Padre Gianfranco Testa.
Durante la prima visita in Albania a giugno, Padre Testa ha avuto la possibilità di conoscere il nostro operato, di contribuire al rafforzamento del rapporto con le famiglie in vendetta e di stringere una collaborazione col Vescovo di Scutari proprio in merito alla problematica del fenomeno della gjakmarrja (vendetta di sangue). La collaborazione ha spinto il Vescovo di Scutari, Angelo Massafra, ad invitare Padre Testa in qualità di relatore alla Settima Assemblea Diocesana (guarda le foto).
Durante l’incontro diocesano, Padre Testa ha parlato di perdono e di riconciliazione attraverso la sua profonda esperienza di vita. Le parole di Padre Testa hanno dato lo spunto per una successiva riflessione realizzata da diversi gruppi di religiosi e laici che, suddividendosi per aree geografiche di azione, hanno cercato di identificare le cause della violenza nella società albanese e i passi da fare per tentare di fermarla soprattutto nel caso delle vendette di sangue. Ci auguriamo che l’impegno preso durante l’Assemblea venga effettivamente portato avanti. L’incontro ha dato poi l’opportunità al Vescovo di Scutari di annunciare apertamente la posizione della Chiesa rispetto agli omicidi e al fenomeno della gjakmarrja: la Chiesa albanese ha preparato una scomunica nei confronti di chi uccide e di chi commette omicidi per motivi legati alla vendetta di sangue.
La testimonianza di Padre Testa ha riscosso un vivo interesse da parte dei presenti tanto che l’emittente Radio Maria di Scutari lo ha intervistato all’interno di uno dei suoi programmi radiofonici e lo ha invitato a tornare a dicembre.  
L’incontro tra Padre Testa e il Vescovo di Sapa (priore ecclesiastico che segue la zona di Tropoja) ha poi permesso allo staff di Operazione Colomba di comprendere il livello di interessamento e di operatività delle autorità religiose che si occupano delle famiglie in vendetta nell’area geografica di Tropoja. L’equipe in Albania di Operazione Colomba ha rinnovato la totale disponibilità a collaborare.
Inoltre la partecipazione di Padre Testa alle nostre attività è stata un supporto fondamentale al progetto.
Padre Gianfranco ci ha accompagnato nelle visite alle famiglie in vendetta offrendo parole di comprensione e di conforto. Padre Testa ha avuto la possibilità di riprendere i contatti con famiglie già conosciute a giugno che contavano sul suo ritorno e ha inoltre incontrato nuovi nuclei coinvolti nel fenomeno.
La sua presenza al Gruppo Donne (gruppo di donne, madri e mogli che fanno parte di famiglie in vendetta) ci ha permesso, attraverso una piccola attività di cucito, di parlare della condizione della donna in Albania e del contributo cruciale che la figura femminile dà e può dare allo sviluppo della società.
Inoltre le attività realizzate grazie all’aiuto di Padre Testa al gruppo di giovani in vendetta ha facilitato la riflessione dei ragazzi sul conflitto e sull’importanza di riuscire a mettersi nei panni dell’altro per capire che non esiste un’unica verità e che l’inclusione dei molteplici punti di vista favorisce la reale risoluzione della controversia.
Attraverso la partecipazione di Padre Testa, l’equipe di volontari ha quindi nuovamente avviato le attività del gruppo donne e del gruppo di giovani in vendetta concludendo così la pausa estiva. I primi incontri avvenuti hanno permesso allo staff di rendersi conto che le relazioni tra i membri dei gruppi si stanno consolidando fino a farli sentire sempre di più a loro agio. Gli appuntamenti sono anche stati l’occasione per presentare i percorsi che poco alla volta realizzeremo insieme ai ragazzi e alle donne quest’anno e l’anno prossimo.
Il 12 settembre si è svolta la manifestazione contro il fenomeno della vendetta di sangue (guarda le foto).
Questo mese anche Padre Gianfranco ha avuto l’opportunità di aderire. Per di più l’evento ha visto la partecipazione dell’antropologa Antonia Young che da anni segue il problema delle vendette di sangue. La manifestazione si è svolta nel centro di Scutari dove alla trasmissione di un video, realizzato dal cameraman e fotografo Mark Gjeka, contro il fenomeno della gjakmarrja, si è alternata la lettura di un comunicato stampa che ha condannato apertamente gli innumerevoli omicidi avvenuti quest’estate. Durante la dimostrazione sono state raccolte circa un centinaio di firme contro il fenomeno (guarda il video).
A settembre siamo inoltre stati impegnati nell’organizzazione di un altro evento indetto dalla rete di associazioni schierate contro il fenomeno delle vendette di sangue di cui Operazione Colomba è parte integrante. L’azione verrà realizzata l’8 ottobre in ricordo di Dritan Prroj, pastore presbiteriano impegnato nella lotta contro la gjakmarrja e ucciso proprio per motivi di vendetta.
La collaborazione con le altre associazioni in loco ci ha permesso poi di realizzare alcune significative attività relative all’inserimento lavorativo per persone vittime del fenomeno e alcune azioni di sensibilizzazione. Grazie ai rapporti consolidati da Operazione Colomba con i membri delle famiglie in vendetta e all’opportunità offerta dall’associazione LVIA, un familiare appartenente ad uno dei nuclei coinvolti nel fenomeno ha iniziato a lavorare nell’ambito dell’agricoltura da metà settembre. A questo proposito, Operazione Colomba si preoccupa di effettuare gli accompagnamenti per cercare di fornire un’adeguata protezione.
I volontari di Operazione Colomba hanno poi avuto la possibilità di promuovere il loro lavoro all’interno di una giornata di attività organizzata dall’associazione Ambasciatori di Pace. In questo modo l’equipe ha potuto presentare il proprio operato a circa 130 giovani di tutte le età provenienti dalla zona di Scutari e Lezha. La suddetta associazione ha poi realizzato anche a Tirana un flashmob contro le vendette di sangue, già messo in atto a Scutari, Lezha e in altri villaggi della Zadrima nei mesi precedenti. L’azione ha avuto luogo in tre punti centrali della capitale e ha coinvolto circa cento ragazzi tra cui alcuni in vendetta.
La rete di contatti tra associazioni instaurata ha poi permesso all’equipe di segnalare le famiglie in vendetta che necessitavano di materiale scolastico all’associazione Ambasciatori di Pace.
Settembre ha poi visto la tanto attesa apertura della gelateria della Comunità Papa Giovanni XXIII “Gigi Bontà”. I responsabili e i dipendenti della gelateria sono persone che hanno contribuito e continuano a contribuire all’operato di Operazione Colomba. Per questo li ringraziamo e auguriamo loro buon lavoro.
In questo mese il gruppo di volontari ha continuato ad effettuare gli accompagnamenti delle persone in vendetta. Questa attività ci ha permesso di avvicinarci ulteriormente ad una delle famiglie che recentemente è stata coinvolta nell’omicidio di un ragazzo di 20 anni.
Per quanto riguarda la costruzione di percorsi di riconciliazione tra le famiglie in vendetta, i volontari hanno rafforzato il rapporto con una figura religiosa che darà loro un sostegno nella creazione di attività pretesto per cercare di entrare in contatto con i membri di un “fis” (famiglia allargata/clan famigliare) che dovrebbe emettere vendetta nei confronti di una famiglia con cui i volontari hanno instaurato da anni un rapporto di fiducia.
Nella seconda metà di settembre Operazione Colomba si è dedicata alle visite alle famiglie coniugando l’attività di consolidamento dei rapporti alla possibilità di permettere ad alcuni membri dello staff di salutare le persone conosciute quest’anno in vista dell’imminente partenza per l’Italia.
Alla fine del mese, l’equipe si è divisa in due gruppi: un gruppo ha continuato a garantire la presenza a Scutari mentre l’altro si è recato a Tropoja per qualche giorno. A Tropoja è stato possibile completare il giro di visite alle famiglie in vendetta iniziato già ad agosto durante l’attività del campo estivo. La vicinanza ai diversi nuclei ci ha permesso di comprendere l’evoluzione delle dinamiche conflittuali e di agire di conseguenza.
Inoltre, visto il successo raggiunto ad agosto attraverso il campo estivo (guarda le foto), è stata realizzata un’altra attività di animazione con le donne della zona di Tropoja per dare loro la possibilità di ritrovarsi e di rafforzare i rapporti all’interno del gruppo.
Volontari
Il pieno supporto dei volontari è stato fondamentale affinché tutte le attività svolte questo mese potessero essere realizzate al meglio. Per questo ringraziamo Anna per il suo sostegno costante e Agnese per la ricchezza e l’entusiasmo che ha portato all’interno del gruppo e all’esterno.
Tra gli amici che questo mese abbiamo incontrato e conosciuto ricordiamo e ringraziamo Stefano.
Grazie a Denis e Sokol per la loro eccezionale disponibilità e per il loro prezioso apporto al lavoro in campo linguistico e non solo.
Grazie anche a tutti coloro che, facendo  parte o conoscendo la Comunità Papa Giovanni XXIII, hanno dato un contributo decisivo ad alcune delle nostre attività come la manifestazione del 12 settembre. Nello specifico ringraziamo Mark Gjeka per il suo aiuto e per la massima fiducia dataci nell’utilizzo dei suoi materiali. Ringraziamo tanto anche Francesca, ormai membro ufficiale del Gruppo Donne.
Un ringraziamento speciale e di cuore va a Padre Gianfranco Testa per essersi preso cura di noi e delle famiglie. Ormai Padre Testa è parte del nostro gruppo e speriamo vivamente che torni presto a trovarci.

Tutta la nostra gratitudine e la nostra riconoscenza va ai “nostri” caschi bianchi  Valentina, Patrizia e Angelo che durante quest’anno si sono sentiti cambiati almeno tanto quanto sono riusciti ad avere un influsso positivo e indispensabile su tutte le persone incontrate  lungo il cammino. Grazie per essere stati parte integrante e insostituibile del nostro lavoro e della nostra vita in Albania (maggiori approfondimenti).  
Un grazie dal profondo va infine a Ilaria, Luca ed Elisa per tutto il sostegno datoci nel riuscire a realizzare insieme un pezzo di lavoro davvero importante al futuro del progetto.
Angelo, Valentina, Patrizia, Elisa, Luca e Ilaria sono stati Caschi Bianchi per il progetto sperimentale “Oltre le vendette” che si è inserito all’interno dell’azione di Operazione Colomba – Comunità Papa Giovanni XXIII, dell’associazione LVIA  e dell’associazione Ambasciatori di Pace – Caritas.