SITUAZIONE ATTUALE
Il mese di giugno è tristemente segnato da un elenco di morti uccisi per motivi legati alle vendette di sangue (gjakmarrja). Endri è stato ammazzato a soli 9 anni in un paese alle porte di Scutari. Il vero bersaglio dello scontro era un parente e, secondo i giornali, la motivazione dell’omicidio sarebbe legata a questioni economiche di poco conto. Segue la morte di Marie di 17 anni e di suo zio Kol di 70 anni. In particolare, la loro storia famigliare è nota ai volontari di Operazione Colomba. Da tempo infatti alcune famiglie appartenenti a questo fis (clan familiare) sono coinvolte nelle nostre attività.
Alla fine del mese si sono poi verificati altri due omicidi: due fratelli vengono ammazzati brutalmente a Puka, una località a nord di Scutari, e tre persone vengono ferite.
L'eco dei giornali sulle morti di questi innocenti ha scosso l'opinione pubblica. I mass media e buona parte della collettività si sono infatti mossi per offrire il loro sostegno alle famiglie vittime del fenomeno e per denunciare gli effetti negativi che esso comporta.
L'associazione “Alternativa Civile” in collaborazione con l’associazione “Forum del Pensiero Libero” di Tirana, ha infatti organizzato una manifestazione pubblica in memoria di Marie.
L’evento è stato pubblicizzato per scelta attraverso i social network e il tam-tam porta a porta. La partecipazione alla manifestazione è stata significativa così come la presenza delle sorelle minori di Marie all’evento. Il successo della manifestazione ha spinto le associazioni e i singoli che vi hanno aderito a proporre la realizzazione di un altro evento simile a Scutari per il mese di luglio. Operazione Colomba continuerà ad aderire e a partecipare a tali eventi proprio per dimostrare la propria contrarietà al fenomeno e per realizzare campagne di sensibilizzazione della società civile rispetto alla vendetta di sangue.
Il caso di Puka ha spinto il difensore civico, ombudsman, a denunciare l’inerzia delle forze di polizia nella conduzione delle indagini e a promuovere un’inchiesta ad hoc ai piani alti delle istituzioni. I famigliari delle vittime hanno, infatti, denunciato ai media il fatto che prima del duplice omicidio avevano più volte allertato la polizia del pericolo incombente, senza ottenerne reazione alcuna.
In questo periodo è iniziato il semestre di presidenza albanese al Consiglio d'Europa. Tra le consuete domande degli Stati membri, dopo il discorso di rito, il primo ministro albanese, Sali Berisha, è stato interrogato rispetto al livello di contenimento del fenomeno delle vendette di sangue. Berisha ha minimizzato il problema affermando che il fenomeno è vicino allo zero e ha giustificato la sua posizione sostenendo che la tesi sarebbe comprovata dall'aumento del numero dei detenuti nelle carceri statali. Ancora una volta la giustizia si dimentica i volti e le storie di coloro che tutt'ora continuano a perdere la vita a causa di faide scatenate da una mentalità retrograda e dall’assenza dello Stato.
CONDIVISIONE E LAVORO
Il duplice omicidio di Marie e di Kol Qukaj ha riportato le attività di Operazione Colomba ad uno stato di emergenza. La morte di Marie ha gettato i famigliari della vittima nel dolore, nello sconforto e nella paura. Infatti i parenti di Marie, essendo vittime di un atto così vergognoso quale l'omicidio di una ragazzina di 17 anni, credono che la famiglia responsabile dell'omicidio possa essere capace di qualsiasi cosa, anche di continuare i crimini nei loro confronti. Nonostante le “regole” delle vendette indichino i parenti di Marie come coloro a cui spetta la scelta di vendicarsi o meno, la famiglia continua a vivere nella paura proprio perché il clan rivale non si è per il momento assunto la responsabilità degli atti compiuti. La stretta conoscenza delle famiglie dei cugini di Marie, nonché nipoti di Kol, ha spinto l’equipe di Operazione Colomba ad attuare un intervento strutturato su più livelli. La vicinanza alla famiglia Qukaj è stata dimostrata attraverso: gli accompagnamenti nonviolenti dei famigliari nelle loro attività quotidiane; le condoglianze alla famiglia; il chiarimento della nostra posizione rispetto agli atti di violenza o al tentativo di perpetrarli con i famigliari delle vittime; il sostegno nel caso si intraprendesse un cammino di rielaborazione del dolore e di perdono; la protezione quotidiana dei parenti delle vittime; le pressioni alla polizia per sollecitare un intervento; la partecipazione alle manifestazioni indette per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'accaduto.
Il considerevole investimento di risorse sul caso della famiglia Qukaj non ci ha comunque impedito di portare avanti le altre attività.
La presenza di Padre Gianfranco Testa, missionario della Consolata, nel progetto per circa una settimana, ci ha permesso di valorizzare le nostre attività. La sua esperienza rispetto ai temi del perdono e della riconciliazione ha contribuito a seminare speranza concreta tra le famiglie che seguiamo. Inoltre la sua testimonianza al gruppo donne e al gruppo di ragazzi sotto vendetta ha incrementato la consapevolezza dei partecipanti rispetto al ruolo di protagonisti che potrebbero ricoprire nel tentativo di smarcarsi dalla loro posizione di vittime per poi diventare i promotori del cambiamento della loro condizione. L'intervento di Padre Testa si è poi rivelato fondamentale anche all'interno del gruppo di volontari: i suoi consigli sono preziosi elementi di riflessione che ci permettono di continuare il cammino personale di crescita sulla nonviolenza. Infine l'incontro tra noi, Padre Testa e il vescovo di Scutari ha permesso la costruzione di alcune basi per consolidare una collaborazione rispetto all'assunzione di un impegno serio sulla riconciliazione e sul perdono tenuto soprattutto dalla Chiesa locale.
Nel frattempo sono state portate avanti le consuete visite di monitoraggio e di rafforzamento dei rapporti con le famiglie che seguiamo a Scutari. I rapporti di fiducia, anche questo mese, sono stati coltivati sia attraverso una serie di accompagnamenti in carcere ed in ospedale sia con le usuali visite.
Per rafforzare poi ulteriormente il rapporto tra i ragazzi sotto vendetta, in vista della realizzazione di un percorso di rielaborazione e di superamento del dolore, sono state proposte alcune attività educative e ricreative come la partecipazione ad una formazione sulla gestione del conflitto indetta dall'associazione “ambasciatori di pace” e la visione della finale degli europei di calcio insieme.
Un modo originale ed estivo per condividere divertimento ed emozioni con i ragazzi è stata anche l’organizzazione di una giornata al mare!
Inoltre abbiamo partecipato alla ripetizione del flash mob in due occasioni: il primo giugno a Lezhe in occasione della “giornata mondiale del bambino” e il 14 giugno a Scutari.
Infatti, per quanto riguarda la sensibilizzazione, l’usuale manifestazione silenziosa che si svolge il 12 di ogni mese, ha lasciato il posto ad una manifestazione più ampia organizzata da Alleanza per la Vita (rete di associazioni, di cui Operazione Colomba fa parte, che lavorano nel territorio di Scutari e che hanno un focus sul problema delle vendette di sangue). Questa manifestazione si è svolta nella mattinata del 14 giugno nel centro di Scutari ed è stata caratterizzata dallo svolgimento del flash mob, da una marcia attraverso la città ed in particolare davanti ai luoghi dove risiedono le istituzioni che negano il fenomeno, da un’esposizione dei disegni dei bambini sotto vendetta e da vari discorsi che hanno cercato di sensibilizzare la società civile spingendola a non chiudere gli occhi davanti alla brutalità delle vendette di sangue.
Nel mese di giugno è stato possibile anche iniziare a compiere i primi passi di un possibile processo di riconciliazione tra due famiglie rivali: una che seguiamo ormai da 4 anni e il fis rivale (clan familiare) con cui stiamo cercando di approcciarci per la prima volta.
In questo mese, che ci ha visto attivi su moltissimi fronti, Osservatorio Balcani Caucaso ha pubblicato un nostro articolo di denuncia sulla situazione delle sanità in Albania. L’articolo nasce dall’esperienza fatta quest’anno e l’anno scorso nel seguire le peripezie sanitarie di un giovane ragazzo tetraplegico che ora si trova ospite in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII a Rimini: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Albania/Albania-il-calvario-di-Sokol-116569
VOLONTARI
Il mese di giugno è stato caratterizzato dalla presenza di persone profondamente stimolanti. Ringraziamo il contributo di alcune colonne portanti della Comunità Papa Giovanni XXIII e, nello specifico, di Operazione Colomba come Paolo Ramonda e Antonio De Filippis.
Ringraziamo Sokol che ormai è parte integrante dell’equipe di Operazione Colomba in Albania. Ringraziamo Padre Testa per aver accettato di venire e per i suoi insegnamenti. Speriamo che torni presto a trovarci. Ringraziamo Franco per aver scelto di conoscere il nostro progetto.
Giulia è rientrata dal mese di stacco per reinserirsi nel progetto.
Infine, come sempre, un grazie di cuore a Vjollca e Francesca per il loro grande aiuto nel gruppo delle donne e alla disponibilità di Benny e di Dario.



