Viaggio a Capetown

VIAGGIO A CAPETOWN

30 maggio – 3 giugno 2007

Siamo partiti (Alberto e Antonio) per il Sudafrica con l’intuizione che l’esperienza sudafricana fosse intrecciata profondamente con la nostra storia.

La Commissione Verità e Riconciliazione (TRC) ha rappresentato la risoluzione di un conflitto senza passare dalla violenza e dalla vendetta; un movimento di popolo (milioni di persone)  è passato dall’apartheid alla riconciliazione, dal dolore alla speranza.

Image Siamo stati pochi giorni: abbiamo pregato molto chiedendo luce al Signore sul senso di questo nostro essere qui nell’economia del cammino fatto finora.

Abbiamo fatto silenzio per fare arrivare ogni  volto, ogni incontro, ogni parola al cuore perché niente andasse perduto.

Come sempre l’Africa a livello paesaggistico è una terra meravigliosa dai panorami commuoventi. Capetown con la sua baia, la Mountain Table che la sovrasta, l’incontro tra l’oceano atlantico e quello Indiano, il suo clima mite, è veramente bella.

A differenza di altri paesi l’incontro con l’Africa qui non è stato l’impatto con una  sofferenza, una miseria terribile, ma con la gioia della speranza.

Se altrove siamo nel pieno del venerdì Santo qui siamo nella Pasqua di Resurrezione: una umanità riconciliata dove all’odio è stato sostituito il perdono, alla delazione la verità, all’arroganza il pentimento.

Dio è sceso in terra per ricordare all’umanità di oggi che se ci si crede veramente il suo Amore, la Pasqua del Suo Figlio, agiscono così. Non è un’eccezione, non è una casualità. E’ la misericordia di Dio.

Pur con le sue contraddizioni  –  il contrasto tra i grattacieli del centro città e le townships che circondano  le città, un’economia che forse troppo lentamente ridistribuisce la ricchezza  anche alla gente di colore -  i segni di speranza sono tangibili:

- il popolo nero può andare dove vuole, può parlare, pensare, scrivere liberamente. Prima non era così.

- intere baraccopoli sono state sostituite da casette in muratura, dignitose, per una famiglia.

- nel cuore della gente c’è gioia  e vita.

Ubuntu

La fede in Dio si è innestata sull’ubuntu con il suo motto: Umntu Ngumtu Ngabantu

“Una persona è una persona attraverso le altre persone “

Colpisce come questo valore sia radicato profondamente in tutti. La risposta alla domanda:  “cosa è per te ubuntu”  è sempre un sorriso,  un abbraccio, una luce negli occhi. Fisicamente è un modo di vivere molto vicino rispetto alle distanze di sicurezza, ai muri e agli steccati del nostro mondo. “Siamo tu ed io” ci  dice una signora prima di abbracciarmi; “è essere umani, è il contrario dell’isolamento”  ci dice  l’arcivescovo emerito di Capetown e premio Nobel per la pace, Desmond  Tutu.

L’ubuntu è  il cuore dell’esperienza sudafricana.

Ma le ferite sanguinano ancora: decenni di persecuzione scientifica e sistematica non si cancellano così.. Ci dicono: “si perdona ma non si dimentica, non si può fare finta che ciò non sia accaduto”.

E allora è significativo il lavoro di alcuni centri che raccolgono e continuano in modalità differenti l’eredità di questo cammino.

Siamo stati al TRAUMA CENTRE FOR SURVIVORS OF VIOLENCE AND TORTURE, dove si aiutano le persone a superare i traumi della violenza e della tortura subiti durante l’apartheid ma anche gli ex aguzzini a gestirsi e a convivere con i loro crimini.

Siamo entrati in contatto, pur senza riuscire ad incontrare personalmente il responsabile  Father Michel, con l’INSTITUTE FOR HEALING OF MEMORIES

Nomfundo Walaza, già precedentemente invitata da noi in Italia, è stata particolarmente gentile e disponibile.


Momenti significativi:


Incontro con il Vescovo Tutu

Lo incontriamo nella sua Cattedrale, sede di scontro e lotta sotto il regime dell’apartheid. Ci sono con noi una rosa di persone da tutto il mondo, è come se fosse il vescovo non solo degli anglicani ma anche di tante persone che  cercano di costruire  alternative alla violenza.

Durante la Messa fa presentare tutti e prega  a lungo per tutte le situazioni di guerra. Colpisce il sorriso contagioso, enorme, da comico, la voglia continua di scherzare, la disponibilità a parlare e a far foto con tutti . Gli domando: “cosa è ubuntu? “E’ essere umani, il contrario dell’isolamento” e scoppia a ridere. Da’ l’impressione di avere un serbatoio di gioia e di speranza nascosto da qualche parte.


Incontro con Mariam

Mariam è una delle coordinatrici del Trauma Centre.

Mariam ha cominciato lavorando con i prigionieri politici che lasciavano Robben  Island.

Ora lavora con persone che hanno subito torture, con profughi, con vittime di violenza. La sua opera consiste nell’aiutare le persone a capire che hanno la forza di reagire e di superare quello che hanno subito. E’ musulmana e ci dice “quando chiediamo a Dio la forza Lui ci da’ una montagna da scalare per dimostrarci che la forza è dentro di noi”.

Ci racconta gli effetti della violenza, la difficoltà delle persone a rientrare nella vita sociale. Quello che offre è ascolto ed accompagnamento e speranza che deriva dai tanti che ci sono riusciti.


Incontro con Lavinia Crowford Browne (Segretaria del Vescovo)

E’ molto impegnata. Il Vescovo non promuove progetti, si è ritirato. Ora va in giro per il mondo a parlare e testimoniare quello che è accaduto. Ci consiglia di contattare il Trauma Centre e l’Institute for Healing of Memories


Visita alle townships intorno a Capetown

Townships di Langa, Gugulethu, Nyanga e Khayelitsha – New Home

Visita ai luoghi dove sono avvunuti crimini efferati durante l’apartheid, alcuni citati anche nel libro di Tutu: “Non c’è futuro senza perdono”.

Le townships si stanno trasformando da baraccopoli a agglomerati di casette dignitose. Il modo di vivere, anche a causa della vicinanza delle abitazioni, è molto comunitario, si mangia, ci si lava, si beve insieme.

Sono l’eredità di milioni di persone in cerca di lavoro costrette a tenersi lontane dalle zone  “bianche”. Ad oggi quasi nessun bianco ci va se non per turismo.

A tutti abbiamo chiesto cosa fosse per loro ubuntu: in un piccolo hotel la padrona di casa ci ha risposto che significa che nessuno può fare da solo, anche se ha i soldi…

Una coppia di anziani dentro una farmacia tradizionale ci sorride pieni di gioia per il fatto di aver rivolto loro la parola: ubuntu è gioia di essere insieme, ci  dice il loro sguardo.

Sono quasi due  milioni  le persone che vivono nelle townships, con una disoccupazione del 40%. Una signora ci dice che l’economia è ancora in mano ai bianchi; l’ubuntu arriverà anche lì, spera.


Prospettive

Sicuramente c’è tanto da imparare, gli attori di questo miracolo sono ancora tutti vivi e allora si deve avviare una collaborazione che non sappiamo dove porterà.

I possibili passi futuri sembrano essere.

- stringere rapporti con la segretaria di Tutu, con il Trauma  Centre, con l’Institute for healing of memories.
Come? seguendoli sul sito, andando noi un periodo a conoscere il loro centro? Partecipando ai loro trainings, invitandoli qui da noi…?