Vivere con chi vive nella guerra è l’inizio della nonviolenza

« (…) voglio ribadire quello che penso di questa vicenda, perché tutto questo è gratuito, pericoloso, irresponsabile: non c’è bisogno di rischiare la propria incolumità, non c’è bisogno di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare degli aiuti a Gaza (…).
Penso anche che vada fatto un richiamo a tutti alla responsabilità (...)».
Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri, 24 settembre 2025. 

Cara Presidente,
ci sentiamo di scriverLe perché le Sue parole riguardano direttamente anche noi: Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che da più di 30 anni ci “infiliamo” proprio nei teatri di guerra.


Certo, non Le nascondiamo una nota di rammarico e delusione per non aver ricordato un pezzo di storia che ha visto orgogliosamente il nostro Paese come capofila: dall’obiezione di coscienza al servizio militare, il movimento di Difesa Civile non armata e nonviolenta, i primi obiettori o semplici cittadini in zone di conflitto all’estero, i Caschi Bianchi.
Proprio quest’anno il Suo Governo ha rifinanziato attraverso la conversione del decreto legge 4 marzo 2025, n. 25 l’attività dei Corpi Civili di Pace, che rappresenta un riconoscimento istituzionale di un nuovo paradigma di sicurezza, coerente con l’articolo 11 della nostra Costituzione e fondato sul ruolo centrale dei civili nella prevenzione e trasformazione nonviolenta dei conflitti.
Sì, nelle guerre ci si entra anche come civili, ma per certi versi Le diamo ragione!
Tutto questo è gratuito e anche, lo ammettiamo, un po’ pericoloso.
Gratuito, o quasi, per lo Stato che in queste presenze in aeree di conflitto, diciamocelo, investe gran poco. È quasi tutto a carico dell’Ente e dei volontari e volontarie (molti/e sono giovani) che contribuiscono personalmente. Perché ci credono.
E pensi che il costo di una sola autoblinda Centauro II equivale al bilancio di circa 20 anni di Operazione Colomba!
Anche se negli anni abbiamo messo a punto seri ed efficaci protocolli di sicurezza, non le nascondiamo che entrare in zone di guerra rimane una cosa pericolosa. Le assicuriamo che non vogliamo fare i martiri e che vogliamo vivere per la Pace. E se siamo disposte e disposti a rinunciare alla nostra sicura quotidianità e vivere tutte le scomodità della guerra, lo facciamo anche per quel principio da Lei negato: no Signora Presidente, non è sempre da irresponsabili entrare nelle guerre!
Glielo diciamo con trent’anni di storia e dai posti dove siamo oggi: Ucraina, Colombia, Libano, Siria, Palestina; è invece da persone con un grande senso di responsabilità che con consapevolezza sanno a cosa vanno incontro.
È la più grande responsabilità umana che ci fa pensare che “la mia vita vale quanto la tua”, che ogni vita ha pari valore e dignità.
Essere responsabili vuol dire avere a cuore la vita delle persone (in primo luogo donne, bambini, anziani, persone con disabilità) e dire, non con le parole ma con una scelta concreta, “nel momento più tragico della tua vita, non ti lascio sola”.
È da persone responsabili perché vivere con chi vive nella guerra è l’inizio della nonviolenza, e anche se può sembrarLe strano, assistiamo e facciamo esperienza ogni giorno di vie pacifiche, alternative all’uso delle armi.
È sempre il senso di responsabilità che ci fa andare, per fare fronte a gravi assenze istituzionali, o addirittura ad azioni che aumentano la violenza e mettono a rischio ulteriormente la vita.
Ci sentiamo noi di fare quindi un richiamo alla responsabilità: basta alimentare guerre, basta vendere armi, basta criticare e punire la solidarietà, basta ridurre gli spazi di partecipazione e di manifestazione.
Che le Istituzioni e il Governo scelgano di investire nella prevenzione e nella trasformazione nonviolenta dei conflitti, riconoscendo e valorizzando il ruolo dei civili.
Per quanto ci riguarda, continueremo a partire!

I volontari e le volontarie di Operazione Colomba
Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII