Nord Uganda

Presenza OpCol in Nord Uganda

Nel novembre 2004 e nel maggio 2005 Operazione Colomba ha compiuto due missioni esplorative durante le quali sono stati presi i primi contatti. Dopo tanti incontri con le ONG locali e internazionali, le agenzie delle Nazioni Unite, i missionari comboniani, l’Arcivescovo di Gulu, mons. Odama, finalmente un padre missionario comboniano, padre Carlos Rodriguez Soto, molto coinvolto nella promozione del dialogo e della pace in loco, ci ha dato disponibilità per lavorare nel territorio della sua parrocchia, a Minakulu.

1 La guerra

1.1 Il conflitto

Il Nord Uganda è martoriato da un conflitto civile che va avanti dal 1986 e che vede contrapposti il Governo ugandese contro i ribelli del Lord Resistance Army (LRA), comandato da un pazzo visionario, Joseph Kony, che dice di essere mandato da Dio per imporre in Uganda un sistema basato sui Dieci Comandamenti e per scacciare l’attuale Presidente Museveni.

Nel 1995, il LRA dalle sue basi in Sud Sudan1 cominciò delle incursioni, creando scompiglio nell’Uganda settentrionale con il massacro di molte migliaia di persone, la distruzione di case e numerosissimi rapimenti di bambini per il reclutamento forzato nelle file dell’esercito ribelle. I ribelli attaccano le città di notte, incendiano e ammazzano centinaia di persone, con l’unico scopo di seminare il terrore e tenere in scacco un intero popolo. Il conflitto ha costretto la popolazione del Nord Uganda a vivere in campi per sfollati. In quasi vent'anni 100 mila persone sono morte, 25 mila bambini sono stati rapiti per combattere, un milione e mezzo di persone sono state costrette a lasciare le loro case e a vivere in accampamenti per rifugiati. Ancora oggi ogni sera 40 mila bambini migrano in cerca di rifugio dai loro villaggi verso le città: sono chiamati i night commuters.


1.2 La sofferenza dei bambini

I metodi di addestramento sono brutali: i bambini, spesso drogati, sono costretti a mutilare ed uccidere con il machete, per non incorrere in punizioni gravissime o addirittura essere uccisi a loro volta. In battaglia portano una bottiglia d'acqua ed una pietra in tasca che dovrebbero proteggerli dal nemico e dalle pallottole degli avversari. Mai ritirarsi di fronte alla battaglia dice la dottrina di Kony che, comunque, rimane ben al riparo nelle retrovie a compiere le sue divinazioni. Le femmine, oltre a combattere, sono di continuo abusate sessualmente dai comandanti. Numerosi sono gli agguati nelle strade contro la popolazione civile. Oltre le ferite esteriori, vi sono quelle interiori, le più difficili da guarire: il timore e la sfiducia, il senso di colpa, il disprezzo di sé stessi, la rabbia verso una società che non li ha protetti. L’obiettivo dell’Esercito di Liberazione del Signore (LRA) è quello di disumanizzare i bambini.2 Infine c'è il serio rischio di vendette una volta che questa situazione sarà risolta: gli ex bambini soldato, infatti, sono stati vittime e carnefici al medesimo tempo. Questo problema non è stato mai affrontato: sui ragazzi scappati dalla guerriglia3 non è stato mai cominciato un lavoro di riabilitazione serio. Queste creature che non hanno vissuto la loro adolescenza, ma sono stati per anni solo macchine di crudeltà, sono anch’essi abbandonati nei campi, con il loro trauma e senza prospettive.


1.3 La tragedia di un popolo

IL 95% della popolazione Acholi, circa un milione e mezzo di persone, continua a vivere nei campi per sfollati. Le persone vi languono, senza fare niente, dovendo vivere con 4-5 Kg di cereali a testa al mese. Con poca acqua, nessun servizio e nessuna prospettiva. Sono aumentati i suicidi, la morte per AIDS, per violenze e per altro. È confermata dai missionari la cifra di 1000 morti la settimana, secondo una ricerca compiuta nel 1° semestre 2005, pubblicata lo scorso Settembre e subito smentita dal governo.

A dispetto delle dichiarazioni governative di maggior sicurezza e del miglioramento generale della situazione, non si capisce perché vengano aperti nuovi campi e non si favorisca il rientro nei villaggi d'origine. C'è il dubbio che dietro questa politica ci sia un disegno governativo di estirpare la gente dalle proprie terre (di cui sono proprietari) per appropriarsene e poi venderle alle multinazionali o sfruttarle in altro modo. A oggi la metà della popolazione nei campi ha meno di 16 anni: bambini e ragazzi che sono nati e cresciuti nei campi, che spesso non conoscono neanche la terra di famiglia, perché i genitori hanno dovuto lasciare i propri villaggi prima della loro nascita a causa della guerra.

Già alla fine del 2004 il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Jan Egeland, aveva definito questa situazione “la più grande emergenza umanitaria dimenticata del mondo”.


2 La missione di Operazione Colomba in Nord Uganda

Nel novembre 2004 e nel maggio 2005 Operazione Colomba ha compiuto due missioni esplorative durante le quali sono stati presi i primi contatti. Dopo tanti incontri con le ONG locali e internazionali, le agenzie delle Nazioni Unite, i missionari comboniani, l’Arcivescovo di Gulu, mons. Odama, finalmente un padre missionario comboniano, padre Carlos Rodriguez Soto, molto coinvolto nella promozione del dialogo e della pace in loco, ci ha dato disponibilità per lavorare nel territorio della sua parrocchia, a Minakulu.


2.1 L'area di Minakulu

 

L'area di Minakulu, nel distretto di Gulu, comprende circa 45.000 abitanti, la maggior parte dei quali sono giovani al di sotto dei vent'anni. Si tratta di un'area solo ultimamente colpita direttamente dal conflitto in corso. In quet'area esistono già due campi per sfollati dove vivono ammassate 35.000 persone. In questi ultimi mesi il conflitto ha toccato anche questi luoghi: diversi attacchi dei ribelli, nei quali diverse persone sono state uccise, si sono verificati a pochi chilometri dal villaggio.

I volontari di Operazione Colomba operano soprattutto in quest'area vivendo nella struttura della parrocchia e portando avanti le seguenti attività:

- visita ai campi per sfollati per conoscere la gente e valutare i loro bisogni, cercando fin dall'inizio di dare una risposta a quelli più semplici;
- accompagnare la gente durante il giorno nei campi a lavorare la terra, così da darle maggior sicurezza;
- sostenere l'attività del comitato Giustizia e Pace della Diocesi di Gulu – Kitgum;
- presenza notturna con i 2.000 sfollati che per ragioni di sicurezza dormono all'aperto;
- approfondire la conoscenza sul conflitto.

 Inoltre in quest'ultimo anno e mezzo sono stati raccolti fondi per finanziare:

- la costruzione di un dispensario a Minakulu;

- lo scavo di due pozzi nell’area della stessa parrocchia;

- sostenere gli studi di alcuni ex bambini – soldato. 

La modalità di presenza dell'Operazione Colomba è molto apprezzata. La stessa signora Bigombe, mediatrice ufficiale nel conflitto, da noi incontrata più volte, ci ha confermato che, in questo contesto così disumanizzato, una presenza che si mette a fianco di questo popolo, in maniera semplice, contribuisce a lenire le ferite interiori, a favorire la riconciliazione, a riconquistare fiducia verso la vita. 

Questa modalità di presenza riconciliatrice è necessaria e preziosa anche perché le comunità sono divise al loro interno. Per esempio c’è il problema di accogliere le ragazze rapite, che ritornano con i figli e non sono più accettate dalle famiglie d'origine. Le comunità non accettano gli ex-ribelli, così si spaccano: ci sono famiglie con figli rapiti, uccisi, oppure diventati spietati assassini e poi tornati; vittime e assassini sono mescolati e allora la comunità devono essere aiutate e preparate a far fronte a questa situazione. Se anche la guerra finisse domani questo problema rimarrebbe.


2.2 Le recenti missioni

La scorsa estate, nei mesi di Luglio e Agosto, una delegazione di Operazione Colomba si è recata per una terza missione. Obiettivo di quest'ultimo viaggio è stato quello di continuare a sostenere le vittime di questa guerra e cercare di facilitare il dialogo in atto tra il Governo ugandese e l'esercito ribelle. In quest'occasione don Oreste Benzi ha incontrato la mediatrice del Governo ugandese, Betty Bigombe (nella foto a lato) che tratta con i ribelli, offrendo l'aiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII nei colloqui di pace. Infine Operazione Colomba è tornata nel mese di Dicembre. Dopo questo lungo lavoro preparatorio, oggi c'è la prospettiva concreta che Operazione Colomba possa aprire una presenza stabile nell'area dalla prossima primavera.


2.3 Il lavoro diplomatico

Lo scorso autunno abbiamo incontrato il consigliere particolare del Ministro degli Esteri italiano per esporgli la tragedia umanitaria dell'Uganda e per chiedergli di sostenere i negoziati di pace, così come ci aveva proposto la sig.ra Bigombe. L'incontro però non ha sortito alcun risultato.

Un'altra strada percorsa è stata quella della Repubblica di San Marino. Sebbene si tratti di un piccolissimo Stato, detiene però un seggio presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo aver avuto diversi colloqui con il Governo sammarinese, lo scorso settembre i due Capitani Reggenti, durante i lavori dell'Assemblea Generale, hanno parlato della situazione in Nord Uganda. Contemporaneamente il Segretario di Stato per gli Affari Esteri ha incontrato l'Ambasciatore ugandese presso le Nazioni Unite, perorando la causa della pace nel martoriato paese africano.

Infine abbiamo incontrato il Nunzio Apostolico presso gli Stati Uniti d'America per chiedergli di affrontare il caso del Nord Uganda con il governo americano.


2.4 Attività di sensibilizzazione in Italia

In Italia si fanno attività di sensibilizzazione su questo conflitto dimenticato. Numerosi sono gli incontri pubblici in cui siamo chiamati a portare una testimonianza. Un altro aspetto è quello della stampa, dove a livello locale in più parti d’Italia e a livello nazionale si è riusciti a parlare di questa immane tragedia. Attualmente, come detto precedentemente, stiamo lavorando alla traduzione di un video fatto da cineoperatori americani dal titolo “Bambini invisibili”. In cantiere c’è la diffusione su vasta scala di questo documentario.

 

1 La geopolitica locale era la seguente: Il Sudan appoggiava il LRA nella sua guerra contro l'Uganda, mentre l'Uganda sosteneva lo Splam di John Garang nel conflitto contro il Governo sudanese. Dopo che l'anno scorso si è raggiunta la pace in Sudan, questi equilibri sembrano cambiati.

2 A questo proposito rimandiamo a un interessante video girato da alcuni ragazzi statunitensi, di cui stiamo curando l'edizione italiana: www.invisiblechildren.com.

3 Con la legge sull’amnistia ne sono stati registrati circa 10.000.