Se dico che sono contro la guerra

In questo momento in cui la guerra è sempre più di attualità ed è sempre più “amata”, penso che non serva la retorica, penso che ogni parola che diciamo dev’essere un impegno.
Se dico che sono contro la guerra allora devo viverla questa cosa.
Se no è meglio stare zitti.
Noi siamo contro la guerra perché abbiamo passato tanti anni in mezzo a persone che sono sul fronte, che vivono sul fronte, che hanno vissuto sul fronte, nei campi profughi, e ho visto che la guerra, siccome è uno scontro sul piano della forza, fa vincere chi è forte, non chi ha ragione.
Sono contro perché mi sembra inaccettabile uno strumento che mette nelle mani del più forte ancora più forza, per fare ancora di più qualcosa di ingiusto verso chi il potere non ce l’ha, verso chi non ha la possibilità di cambiare le situazioni in cui è dentro.


Siamo contro la guerra perché colpisce chi è debole: i bambini, le donne, gli anziani, i giovani.
Siamo contro la guerra perché la guerra, come diceva don Milani: “E’ un’orribile macchina per far vedove e orfani”.
La guerra prende tutti i giovani, li ammazza, in cambio di...?
Noi come umanità davvero non abbiamo ancora trovato il modo di uscire da questo disastro?
Questo cambiamento che tanti, non tutti, desiderano, non sarà automatico, ma avverrà se qualcuno ci metterà la vita.
Non andiamo automaticamente verso la fine della guerra, verso la libertà, verso la giustizia… serve che qualcuno dedichi la propria vita a questo cambiamento, e che sia pronto a pagare di persona,
non pronto a far pagare ad altri;
non pronto ad introdurre più violenza in una situazione che è carica di violenza;
non pronto ad introdurre più ingiustizia in una situazione che è carica di ingiustizia;
non pronto ad introdurre più sopraffazione, non pronto ad introdurre più armi;
...che sia pronto a pagare di persona.
Non sappiamo come fermare l’odio, che è una malattia che contamina tutti, sia in pace che in guerra, non sappiamo come amare alla fine.
È così importante questa cosa, tutti lo sentiamo, ma non ne sappiamo nulla.
È questo il motivo per cui proviamo, veramente con le mani vuote, a stare con chi la guerra la subisce, con chi vive sul fronte, con chi vive in città bombardate tutto il giorno, con chi vive di fianco a vicini violenti, con chi vive in territori affidati alla violenza della guerra.
Penso alla Colombia, alla Palestina, all’Ucraina...
Lo facciamo perché quelle persone che pagano un prezzo così alto, sono anche quelle che davvero sanno cos’è la guerra e ne possono parlare.
Sanno quanto la loro vita viene spezzata, viene bloccata, quanto sono feriti da questa situazione e speriamo che dalla vita con loro si aprano delle prospettive inaspettate che adesso davvero non si vedono.
Questa solidarietà con chi la guerra la paga davvero a noi sembra la strada necessaria oggi.
Basta con la retorica, basta con le chiacchiere, basta con l’amore a parole per la Pace.

K