Con tutto l’amore che hanno

«Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.»
Gianni Rodari

Pensai a queste parole quattro anni fa, il 24 febbraio 2022.
Ancora oggi, la guerra c’è. Basta aprire il telefono: notizie di nuovi fronti, escalation, missili, droni. Una quantità continua di violenza che sembra riempire il mondo.
Poi lo chiudi, e ricordi che in alcuni luoghi la guerra non è una notizia: è la vita quotidiana.
E così ti ritrovi nel centro di Mykolaïv, camminando tra negozi aperti e persone che parlano tra loro. Poi suona la sirena e le commesse del negozio ti fanno uscire subito. Procedura normale, ragioni di sicurezza. Nessuna scena drammatica, solo una città che continua a muoversi mentre una voce metallica ricorda che la guerra è lì, sempre vicina.

Abiti sottoterra, in uno shelter che è diventato casa per molti. Le persone con le quali condividiamo la giornata lì ci chiedono se abbiamo mangiato, se abbiamo dormito, cosa abbiamo fatto durante la giornata. Uno di loro, I., ci ha detto “Siete diventate le mie nipoti ormai”, mentre parliamo e ci racconta barzellette.
L’attenzione silenziosa e concreta di queste persone scalda il cuore, ed anche in questo rifugio sotterraneo la normalità e l’affetto riescono a farsi spazio.
Qualche domenica fa era il primo giorno di primavera. Siamo usciti a fare una passeggiata con M. e N. Il sole tiepido, i panini condivisi su una panchina, qualche risata leggera. Alla fine M. ci ha guardato e ha detto che era stata una delle giornate più belle che avesse passato nell’ultimo periodo, ringraziandoci infinitamente. Non avevamo fatto nulla di straordinario.
C’è semplicità anche in serate passate tra chiacchiere, sorrisi e cioccolato: serate in cui spontaneamente M. apre le porte del proprio mondo. Quanta vita c’è!

Ti ritrovi, poi, a vivere su una delle linee di fronte, a Kherson, dove la guerra è ancora più vicina. I droni sorvolano la città e colpiscono case e civili; le strade possono essere minate. Eppure la vita continua, piena di gesti quotidiani che diventano eroici.

S. racconta la sua vita, le fragilità, pezzi di sé con una sincerità disarmante. Poi, durante una serata tranquilla, tira fuori un pesce enorme pescato nel fiume vicino casa e lo taglia in cucina. Ridiamo anche mentre carichiamo legna per chi non ha riscaldamento o mentre tentiamo di vedere un film, in quel silenzio simulato che non sappiamo mantenere. Tra fatica, freddo e momenti di relax, c’è gioia sincera e contagiosa.

E c’è quel momento che ti rimane dentro: quando arrivi a Kherson e ti dicono, con un sorriso, “Bentornati a casa”. Tutto il resto del mondo può esplodere, ma lì c’è accoglienza, umanità, resistenza.

Il sabato mattina incontriamo i bambini nella struttura della chiesa: balliamo, giochiamo, e lì si respira vita. La domenica si ride, si mangia, si sta insieme. Poi c’è la messa: cantano, ballano, pregano.

Alcune domeniche fa li guardavo e pensavo che un missile o un drone avrebbe potuto cadere sulla nostra testa in un secondo. E mentre li osservavo ballare, cantare e pregare, ho pensato: quanto sono belli.

Sono proprio belli.
Pieni di vita dentro la guerra.
Pieni di luce dove c’è morte ovunque.

Quando senti la gratitudine e l’affetto di queste persone, capisci che il vero atto sovversivo non è la guerra. Sono i rapporti umani, la cura silenziosa, la vita condivisa. Tutte le domande trovano risposta: sei qui per quell’umanità che resiste, “come una fenice che rinasce dalle ceneri” (S. – Kherson).

Sì, la guerra non si dovrebbe fare mai. Né di giorno, né di notte; né per mare, né per terra. Eppure i potenti del mondo la fanno.
Ma le persone, gli “ultimi”, ti insegnano che la rivoluzione è vivere. Continuare a sorridere. Continuare a creare bellezza. Continuare a esserci, nonostante tutto.

E allora capisco perché torno.
Non torno per mancata paura. Torno per le persone che ti aprono la vita, per i gesti che continuano a creare legami, per il calore che rimane tra le macerie, per la presenza che resta in piedi davanti alla guerra.
C’è del bello nel mondo. Ed è giusto lottare per questo.

In questa guerra che sono costretti a vivere, sopravvivono…
con tutto l’amore che hanno. Sempre.

C.