Alba ad Odessa, inizia la strada del ritorno.

Una città stupenda, il porto con i silos del grano in partenza per il mondo, la scalinata Potëmkin, simbolo della città che guarda al mare, i viali alberati, la gente per strada che prova a vivere, piccoli locali con musica il più delle volte italiana, Battiato, Mina, Celentano… palazzi che raccontano la memoria, l’accademia nazionale di teatro, le grandi arterie del centro piene di storia, la stazione dei treni maestosa, sembra così lontana la guerra… ma non è così, ieri sera gli allarmi, i soliti allarmi e le esplosioni, verso il mare, qui vicino.


G., volontaria di “Condivisione fra i popoli” della Comunità Papa Giovanni XXIII, ci racconta di nuovi attacchi con missili aria-terra.
Proprio adesso, mattina qui in città, la notizia dell’arrivo di un missile balistico, a sud della metropoli.
La guerra c’è, l’illusione è effimera, anche oggi distruzione, violenza senza senso, le ferite in città raccontano la storia recente, foto dei morti al fronte sui monumenti, pannelli di OSB dove i vetri sono stati infranti, la corrente elettrica che va a singhiozzo.
Il pensiero va subito a Kherson e Mykolaïv, gli amici, ormai famiglia, di Operazione Colomba, salutati ieri, la commozione è ancora più intensa perché il pensiero profondo è: “Chissà se mai ci rivedremo...”, il fronte è in continuo movimento.
La battaglia di Pokrovsk è terribile e le notizie non sono incoraggianti, parlano di una caduta imminente, le gente lo sa e ne parla... ancora morti, tanti, da tutte e due le parti: perché?!
Possibile che non si voglia trovare una strada diversa?
La propaganda anche qui è invasiva, martellante sui cartelloni in strada, molto di più man mano che ci si avvicina al fronte.
Ma la sfiducia che si respira non dà Pace, i ragazzi di Kherson raccontano ancora una volta il loro sentirsi braccati con droni sulla testa tutto il giorno, il loro rumore costante... dall’altra un governo sempre più corrotto, clientelismi, affari sporchi, e sentono il pericolo alle spalle tanto quanto di fronte a loro, sulla linea del fronte.
Ma il sorriso sui volti dei responsabili di comunità e di tutte le persone che ruotano intorno a loro, non si spegne, è un sorriso amaro, ma continua a raccontare di speranza, fiducia nel futuro, fede in qualcosa di più grande, nonostante tutto!
Salutiamo le parrocchie che sostengono le famiglie, la dom Kulturi di Kherson che accoglie ogni giorno centinaia di bisognosi, il lavoro intenso di ricostruzione, pezzo per pezzo, case, palazzi, acqua, elettricità, ma anche tessuto sociale, animazione dei ragazzi e dei bambini.
A casa del pastore la lezione di inglese per i giovani tenuta da una ragazza di 19 anni, decisa, coraggiosa e coinvolgente.
Un ricordo e benedizione a tutti: pomeriggio al parco di Mykolaïv con B., bimbo di 9 anni profugo di Kherson, orfano di padre caduto al fronte, le corse fra le trincee, acrobazie sulle ferite della terra, merenda dolce con un Kinder: che questo piccolo ricordo lasci in noi e in lui la dolcezza di una presenza, semplice, vera.
I messaggi di saluto da Kerson e Mykolaïv dicono della forza di una vicinanza di Operazione Colomba che incoraggia, stimola a continuare, rompe la sensazione di isolamento e solitudine di tante persone là.
“Noi siamo con voi”: vogliamo provare a dimostrarglielo con un abbraccio, una risata, un racconto, l’ascolto attento, mentre il sottofondo di allarmi ed esplosioni continua, ma spaventa di meno se c’è qualcuno a viverlo con te.
Si torna a casa, dalla famiglia e dagli amici che più che mai sono stati qui con noi, con loro, attraverso il pensiero, le preoccupazioni, la preghiera, che sono preziose medicine per l’anima.
Che voglia di riabbracciare tutti!
L’arrivederci mi piace dirlo con l’immagine della spiaggia di Odessa, sul mar Nero, i bimbi che danno da mangiare agli uccelli, mamme e nonni impegnati nel tentativo di distrarli, sullo sfondo un cielo da cui arriveranno ancora morte e distruzione, ma oggi proviamo a non pensarci, magari così finisce presto, come nei sogni.

Arrivederci Kherson, Mykolaïv, Odessa.

G.